#RawDiamonds

#RawDiamonds: Gabriel Veron

Assu è uno di quei luoghi in Sudamerica che giacciono in una sorta di limbo spazio temporale indefinito.

Fuori dalle grandi rotte commerciali o turistiche Assu sembra quasi immutabile, nelle sue strade di terra rossa battuta, nelle infinite praterie punteggiate dalle vacche al pascolo e nello scorrere pigro del grande fiume.

Assu non ha neanche il mare, quello è a 80 kilometri a Macao, la capitale dello stato, il Rio Grande del Norte, è ancora più in là a tre ore abbondanti di macchina, Natal la “cidade do sol”. Il Brasile mainstream è ancora più in là. Salvador a oltre mille kilometri, San Paolo a 2100 km, Rio de Janeiro a quasi 2500.

Assu non ti offre niente o quasi, terra rossa e dura, caldo bruciante e piranha.

Si perché il fiume, l’unica cosa rilevante di Assu ne è infestato, levando ai ragazzetti del luogo anche il piacere di un bagno ristoratore.

Ecco forse questa è la forza di Assu, i piranha. Velocità e ferocia, forza e agilità. Doti potenti se messe in un rettangolo verde, doti che questo angolo di Brasile atipico ha regalato al protagonista dell’articolo di oggi: Gabriel Veron.

Biografia

Gabriel Veron Fonseca de Souza viene al mondo il 3 settembre 2002, ad Assu remoto nord-est del Brasile, stato del Rio Grande del Norte.

Figlio di Carlos e Graciela, nasce in una famiglia umile in una delle zone meno sviluppate economicamente del paese.

Colpisce subito il nome scelto: Veron. Si tratta di un omaggio al centrocampista argentino. La storia vuole che con i signori Fonseca de Souza a corto di idee venisse loro in soccorso un vicino, fanatico del pallone, che però avendo tre figlie non aveva potuto omaggiare a dovere il suo idolo Juan Sebastian Veron. Veron piacque e così il più brasiliano dei calciatori si trova a portare un nome molto molto argentino.

Il padre è un vaquero, custode di armenti sotto il torrido sole, le piogge e l’umidità soffocante. Una vita non facile e sacrificata, ma in qualche maniera la famiglia deve tirare avanti.

Gabriel sin da bambino cerca di aiutare il padre in alcune incombenze, prendendo la passione per i cavalli e l’equitazione che coltiva a tutt’ora.

Tuttavia Doña Graciela insiste con il marito per fare uno sforzo, dare una opportunità di studio e di sport a questo ragazzetto dagli occhi come spilli e dall’energia ingovernabile.

Il futsal è il biglietto vincente dell’infanzia di Gabriel. Sin dai sei anni si dimostra di un altro pianeta rispetto ai coetanei scatenando una curiosa lotta a colpi di borse di studio fra i vari istituti religiosi della città che fanno a gara per accaparrarsi questo demonio in scarpe da calcetto.

A 12 anni arriva la prima grande soddisfazione sportiva: campione statale ai giochi scolastici 2014. Una medaglia speciale a cui Gabriel ha ammesso di tenere più che al Mondiale U17 o al Mondiale per Club Juniores. Per la prima volta una squadra dell’interno dello stato si coronava campione e si trattava di molta farina del sacco del figlio di Graciela.

Carlos invece ormai è uscito dalla vita del figlio, separatosi dalla madre di Gabriel.

L’anno successivo viene a mancare il nonno materno. È un colpo duro, ma in questo momento difficile Gabriel si affida allo zio materno Jackson Fonseca che si converte in una sorta di allenatore personale.

La madre Graciela crede fortemente nelle possibilità del figlio nello sport e sprona il ragazzo, aiutandolo assieme al fratello in ogni modo.

Gabriel è un fenomeno di tecnica e abilità con la sfera, ma per andarsene da Assu non basta.

Servono forza, velocità, ferocia e astuzia.

Lo zio Jackson inizia ad allenare Gabriel a livello fisico. Non ci sono palestre, solo la strada ed il fiume, che verrà sfruttato al massimo, nonostante i piranha, per sviluppare le capacità polmonari e la resistenza del nostro campionino in erba.

Gabriel continua ad allenarsi, gioca e cosa interessante inizia a studiare le partite, fino allo sfinimento con lo zio che spesso ad lo doveva caricare sulle spalle mezzo addormentato per portarlo a casa a piedi dopo che si era praticamente addormentato seguendo una gara sugli spalti.

Finalmente la sorte bussa a casa Fonseca de Souza, a Ipanguaçu il club della capitale dello stato, il Santa Cruz do Natal, ha organizzato un provino di massa per i ragazzi della zona fra i sedici e i diciassette anni.

È il 2015, Gabriel di anni ne ha 13, ma questo non impedisce a Doña Graciela di portarlo a provare. Ad assistere alla prova è il vecchio Joao Nobre, detto Quebra Osso, presidente del club e personaggio storico del calcio del nordest.

Gli basta un allenamento per notare Gabriel e la differenza qualitativa con gli altri ragazzi, tanto che si avvicina alla madre mentre la prova termina e le propone di trasferire immediatamente a Natal il figlio.

Nella capitale però il giovane Gabriel non ci vuole andare da solo e costringe QuebraOsso ad uno stratagemma, portare con il talentuoso Veron anche il cugino, la classica capretta che fa compagnia al purosangue.

Gabriel però è nato per il calcio e dopo due mesi, mentre il cugino Rafael se ne torna ad Assu, inizia ad ingranare e a immergersi in questa nuova vita, nell’appartamento che il signor Nobre gli ha riservato proprio sopra la sua storica churrascaria.

A Natal Gabriel passa due anni relativamente tranquilli. Cresce come calciatore, studia e si integra bene nel club, diventando il pupillo del presidente Nobre.

Proprio il famigerato QuebraOsso è il deus ex machina dietro il suo passaggio al Palmeiras.

Nei mesi trascorsi a Natal ci sono stati alcuni abboccamenti con club maggiori per i servigi di Veron, sopratutto il Vitoria de Espíritu Santo, ma il dirigente natalino ha sempre risposto picche, convinto che il ragazzo meritasse una chiamata da uno dei giganti del Brasile.

Nell’agosto 2016, proprio mentre il Palmeiras cedeva il suo fenomenale Gabriel Jesús al Manchester City, QuebraOsso si mette in moto. Il dirigente prende il telefono e si mette in contatto con Joao Paulo Sampaio coordinatore delle giovanili millantando che nel nord-est del paese ci fosse già un Gabriel forse migliore di quello che il Verdao aveva appena ceduto.

Sampaio non da molto credito a quell’anziano un po’ eccentrico, ma Nobre insiste perché Gabriel abbia un’opportunità. Passano i mesi e finalmente a inizio 2017 Sampaio decide di confermare lo storico sodalizio fra Palmeiras e la società di Rio Grande do Norte accettando in prova per qualche mese il ragazzino tanto osannato dall’anziano dirigente.

L’idea di tutti è che Gabriel passi due o tre mesi a Guarulhos per capire se possa essere all’altezza del vecchio Palestra Italia, squadra più titolata del paese.

Gli servono quattro giorni per far alzare il telefono a Sampaio e richiedere i documenti per il trasferimento in casacca verde.

40 giorni più tardi, ancora solamente in prestito, inizia il decollo della carriera dell’ala di Assu: convocato per la nazionale U15 del Brasile.

Nel novembre 2018, appena la legge lo consente, firma un triennale con il Palmeiras.

Assu è alle spalle, ma non dimenticata. Le radici forti che crescono in terreni così accidentati non si seccano mai.

Doña Graciela, la prima in aver completa fiducia nel figlio si trasferisce a Sao Paulo, ma non prima che si compiano le profezie del nonno Vezo e del solito QuebraOsso: Gabriel vestire la canarinha a 15 anni e la rete televisiva Globoesporte trasmettere dalla umile casa di mattoni a vista e dal pavimento in terra battuta.

Il Palmeiras e la maglia del Brasile sono il compimento di un sogno per tutta la famiglia e per la comunità di Assu, orgogliosa del proprio figlio che si sta facendo largo nel fútbol.

Nel Palmeiras iniziano ad arrivare gol e titoli a grappoli. Campionato statale, campionato brasiliano, ma sopratutto la Coppa del Mondo juniores strappata al Real Madrid in Spagna. Inutile dire chi fu il miglior giocatore della finale, lo avrete già capito.

Come avrete già capito che quando il Brasile organizza il mondiale u17 e lo vince in modo trionfale a meritare il premio di miglior giocatore del torneo è ancora una volta Gabriel Veron, erede di gente del calibro Toni Kroos, Cesc Fabregas e Phil Foden fra gli altri.

Il Mondiale casalingo vinto consacra Gabriel Veron come l’astro nascente del calcio verdeoro, con addirittura degli impostori che si spacciano per il padre ad andare in televisione.

Il mondiale U17 ne certifica il valore anche per il suo club che al ritorno all’attività di club si mette al sicuro da scippi da Oltreoceano raggiungendo un pre accordo per un contratto fino al 2024, con una clausola da circa 100 milioni di euro per scoraggiare i vari Manchester United, Manchester City, Barcelona e Real Madrid, già in procinto di fare lo sgarbo al Palmeiras.

Qualche settimana dopo arriva anche il debutto nel Brasilerao, il 28 novembre 2019, nella sconfitta per 1-0 sul campo della Fluminense. Per attendere la prima rete, anzi doppietta, basta rimandare di una settimana. Da subentrato il 5 dicembre serve un assist e mette a segno due reti nella goleada interna sul malcapitato Goias, divenendo il secondo più giovane marcatore della storia del Verdao.

Il resto è storia recente, aggregato in prima squadra in pianta stabile trova via via sempre più spazio divenendo senza dubbio l’elemento più prezioso della rosa di Luxemburgo prima e Abel Ferreira poi.

Pur non brillando per continuità e senza per ora dominare come fatto a livello giovanile Gabriel Veron si sta imponendo un passo alla volta con maglia del Palmeiras, giocando ad un livello di competizione piuttosto elevato, visto che O Porco è una compagine agguerrita e in lotta per tutti i titoli nazionali e continentali.

Caratteristiche tecniche

Gabriel Veron rappresenta l’archetipo del numero 7 brasiliano. Un’ala destra tutta strappi e tecnica di stampo classico, ma con una capacità interpretativa del gioco tale da renderlo attuale ed efficiente.

175 centimetri, un fascio di nervi dotato di una accelerazione pazzesca, che a memoria non ricordo di aver visto su un campo da calcio, con o senza pallone come la presenza della sfera fosse talento naturale da non modificarne la corsa.

In Africa esiste il mamba nero, il serpente detto dai sette passi per la velocità con cui il suo veleno uccide, beh a Gabriel di passi ne bastano tre per lasciarti di stucco ed andare via. Grazie ad un baricentro molto basso, unito ad un bagaglio tecnico di ottimo livello risulta un vero mal di testa per qualunque difensore.

La capacità di cambiare direzione, di fermarsi e ripartire e di puntare con personalità e decisione lo rendono un pericolo offensivo costante.

Possiamo affermare che le tre caratteristiche fondamentali del gioco di Veron sono velocità, dribbling e personalità. Infatti Gabriel non teme affatto di portare palla e di attaccare l’area palla al piede, cadendo però talvolta nel peccato di egoismo, cercando di andare da solo in porta col pallone, sintomo sicuramente di fiducia in se stesso.

Il dribbling di Gabriel spesso è funzionale a liberarlo al tiro che il più delle volte arriva dal lato destro o dall’interno dell’area, porta questo tipo di azione con grande pulizia tecnica e ottima coordinazione motoria.

Deve sicuramente migliorare nella capacità di coinvolgere i compagni, nell’affidarsi agli altri e nel dialogo, ma si tratta con probabilità di un retaggio della immane superiorità dimostrata nelle categorie giovanili, con l’esperienza e le presenze dovrebbe crescere anche sotto questo punto di vista.

Buona parte della futura carriera di Gabriel si gioca sulla sua capacità di effettuare lo switch da creatore per se stesso a creatore per la squadra.

In parte questo adeguamento già sta avvenendo, lo certifica la diminuzione della quantità di tiri tentati a livello senior, rispetto alle giovanili, di un buon 40% correlato ad un aumento della qualità degli stessi.

Ad oggi Gabriel è un calciatore dotato di un ottimo calcio, pulito e preciso, ma il ragazzo tenta con reticenza la conclusione da fuori, con solo 8 tentativi in quasi 1800 minuti di gioco, di cui solo uno nello specchio della porta. Aggiungere questo fondamentale al suo bagaglio tecnico ne migliorerebbe il gioco e lo doterebbe di ulteriore imprevedibilità.

Paradossalmente il ragazzo di Assu risulta tendenzialmente egoista con il pallone fra i piedi, ma senza palla opera come un grande facilitatore di gioco. Ama portare tagli e corse in profondità utili per toglier di mezzo i difensori per favorire l’attacco dei compagni. Sono fondamentali che denotano un istinto ed una sensibilità per gli spazi ed i tempi di gioco molto raffinati per in classe 2002.

Istinto e sensibilità, uniti a rapidità, astuzia e ferocia agonistica sono tratti che caratterizzano anche un altro aspetto del gioco di Gabriel. A differenza di molti brevilinei dotati tecnicamente il figlio di Doña Graciela non disdegna di andarsi a cercare le occasioni rimestando nella spazzatura, sporcandosi le mani.

Risulta infatti un rapace molto lesto sulle palle sporche o vaganti in area di rigore grazie alla rapidità di piedi e di esecuzione, buon utilizzo del corpo e ad una buona propensione alle conclusioni acrobatiche ed istintive, non molla mai e sembra restare sempre molto focalizzato sull’azione a livello mentale, tratto inconsueto per i teenager.

Difensivamente non gli viene richiesto un grande lavoro, anche perché le sue qualità fisiche e tecniche indicano una vocazione fortemente offensiva. Tuttavia in differente occasioni con la squadra in sofferenza ha dimostrato di applicarsi rientrando e non evitando i contrasti, anzi mettendo una faccia cattiva e una durezza inaspettata.

Ovviamente resta un giocatore assolutamente da costruire in fase difensiva, ma l’attitudine nei contrasti e nel sacrificio mi ha sorpreso in positivo.

Evoluzione

Gabriel Veron si è imposto come miglior calciatore di un mondiale, pur U17, e solo questo potrebbe certificare il fatto che è destinato a grandi cose.

Va da se che esistono giocatori che non hanno saputo mantenere le premesse e che per vari motivi non hanno sfruttato a pieno il loro talento. Personalmente dubito che il ragazzo del Noroeste possa rientrare in questo novero.

Ha già dimostrato carattere, durezza mentale e attitudine al lavoro notevoli e credo possa seguire il lungo percorso che lo ha portato da Assu al Palmeiras e alla nazionale mantenendo le stesse attitudini anche nelle sue prossime tappe.

Ovviamente a nemmeno diciannove anni è chiaro che Gabriel può e deve crescere, sarebbe strano il contrario.

Ad oggi è senza dubbio un magnifico e talentuoso solista, che qualche volta riesce a sintonizzarsi con il resto dell’orchestra, ma che spesso pare seguire una musica tutta sua, splendida, ma dissonante.

Oltre alla capacità associativa c’è bisogno di crescere sotto l’aspetto di varietà di soluzioni. Il dribbling fulminante è sempre il benvenuto, ma a volte accelerare al massimo in ogni situazione non è consigliato.

Gestire i tempi ed i ritmi di gioco è essenziale nel calcio ad alto livello, per ragionare, costruire e prendere tempo, azioni finora poco contemplate da uno stile di gioco estremamente diretto e frenetico.

Senza dubbio qualora approdasse in Europa un lieve irrobustimento muscolare sarebbe benvenuto, ma senza perdere il guizzo e l’accelerazione mortifera in suo possesso.

Le prospettive sono quelle di uno dei possibili migliori giocatori al mondo, investitura pesante, ma assolutamente dovuta.

Le accelerazioni, la personalità, la tecnica di Gabriel ci riportano ai fasti di un Brasile molto classico, come detto da Bebeto, di ali con gli scarpini spolverati dal gesso della linea laterale, imprendibili e funamboliche, in grado di sparigliare il palco con un paio di tocchi sapienti ed uno scatto bruciante, alla faccia del calcio dei robot, intossicato dalla tattica, ma sterilizzato e spesso privo di fantasia.

Vestito in bianconero

Nelle ultime settimane è uscita la notizia di un interessamento della Juventus per Gabriel Veron, con un discreto eco sulla stampa carioca.

Ammesso che la notizia sia fondata devo dire che la cosa mi ha sorpreso, ma anche fatto piacere.

Veron è fra i talenti più cristallini del pianeta nella sua fascia d’età, uno di quei giocatori per i quali le considerazioni tattiche possono essere lasciate fuori dall’equazione. Con lui in rosa sarebbe possibile replicare l’esperienza agrodolce di un altro funambolo come Douglas Costa, ma con l’entusiasmo della gioventù, una salute migliore ed un atteggiamento più professionale, almeno all’apparenza, che si spera potrebbe portare ad un successo maggiore.

Dal punto di vista economico l’operazione sarebbe onerosa (25 milioni di euro) anche se meno di quanto preventivato solo 12 mesi fa, a causa della crisi economica causata dalla pandemia che ha colpito duramente il fútbol brasiliano.

Tuttavia è da considerare che l’abbondanza di esterni destri alti in rosa (Chiesa, Kulusevski, Bernardeschi e il probabile rientrante Douglas Costa) pur ritenendo ormai Cuadrado un terzino a tutti gli effetti, unito allo status di extracomunitario e alla feroce concorrenza di diversi top club renda molto complesso questo acquisto, ai limiti dell’improbabile, purtroppo.

Conclusione

Gabriel Veron è l’ennesimo talento partorito da quel paese straordinario che è il Brasile.

È uno di quei calciatori che ci riporta all’essenza del calcio, nella sua purezza ed eleganza primordiale.

Dribbling, classe, personalità, velocità e astuzia sono i suoi biglietti da visita, ingredienti di altissimo livello per un giocatore che potrebbe caratterizzare il calcio del prossimo decennio.

Chiunque riesca ad assicurarsi Gabriel sarà molto fortunato, ma avrà anche la responsabilità di far sbocciare ed integrare in un’orchestra un meraviglioso solista.

Anche Gabriel pare essere conscio di questo destino di grandezza e l’impressione è che si stia preparando a dovere.

D’altronde per un ragazzino di Assu, cresciuto sul grande fiume, fra piranha e la dura terra rossa battuta dal torrido sole del Brasile del nordest nulla dovrebbe essere impossibile.

Stefano Follador

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