Tactical Point

THREE IS THE MAGIC NUMBER

La Supercoppa è (di nuovo) bianconera.

Ci eravamo lasciati all’indomani della (non) prova di San Siro, dopo aver assistito ad una sconfitta quasi incommentabile per la totale assenza della Juventus in campo. Nel calcio del Covid però è anche possibile e “normale” ritrovarsi 72h dopo con la medaglia della Supercoppa al collo, giunta al termine di 90 minuti giocati contro il Napoli con tutt’altra mentalità, formazione, atteggiamento tattico e spirito guerriero.

Ma cosa ha permesso questa trasformazione così repentina, da Dr. Jekyll a Mr. Hyde? In prima analisi sono cambiati gli interpreti nei ruoli chiave: dal provvidenziale recupero di Cuadrado (spettacolare la sua prova: quando non disconnette il cervello, spesso causa stanchezza, è semplicemente devastante) che ha permesso lo spostamento di Danilo al posto dello spaesato Frabotta di domenica sera, all’inserimento di Kulusevski come seconda punta / guastatore le cose sono migliorate, ma la chiave di volta della manovra sta tutta nell’inserimento di Arthur e McKennie in luogo di Ramsey e Rabiot.

Certamente ha contribuito anche la diversa disposizione in campo dell’avversario (4-2-3-1 invece del canonico 3-5-2 di Conte), ma come si era visto a Parma avere un pacchetto di tre mediani capaci sia di interdire che proporre con continuità e vivacità molto spesso fa la differenza in questo genere di partite. A noi ha fatto enormemente piacere vedere che fin dal calcio d’inizio, grazie a questa disposizione, otto giocatori erano legati, sincronizzati e stretti come finora non si è potuto ammirare per tante volte.

Buona prova di Arthur.

Capitolo Arthur: ieri sera ha giocato bene, sia perché questa volta era la squadra bianconera ad essere in superiorità numerica in mezzo al campo, che soprattutto perché Pirlo, vedendo Zielinski in marcatura su Arthur dopo 15 minuti, ha chiesto al brasiliano di scambiarsi spesso la posizione con Bentancur. Ecco il motivo per cui abbiamo visto spesso l’uruguaiano scendere sulla linea dei difensori. Salendo il brasiliano, Zielinksi era preso in mezzo: o andava fuori posizione oppure lasciava Arthur libero (da cui molte imbucate centrali di Chiellini e Danilo verso di lui).

Don Rodrigo, se supportato, è ancora lui.

Bentancur: lo sappiamo bene ormai che palla al piede ha meno qualità, meno velocità e tempi di gioco di un regista puro, ma insomma.. se avesse anche queste doti, oltre alla sua ottima capacità di pressing e interdizione, probabilmente sarebbe più alto, più abbronzato e si chiamerebbe Vieira, quindi va bene anche così per ora.

Mc Kennie: turbo adrenalina a stelle e strisce.

McKennie: la vera svolta tattica è lui. A differenza di Rabiot riesce a coniugare con costanza le fasi difensive e offensive, aggiungendo qualità alle giocate e mettendosi sempre al servizio dei compagni, sia come proposizione che interdizione. Cosa chiedere di più al nostro Texas Boy? Forse più malizia e più attenzione alle varie fasi del gioco, ma queste sono qualità spesso figlie dell’esperienza che un 22enne deve per forza fare.

Ora, come insegna il DNA bianconero, il tempo dei festeggiamenti è terminato: testa al lunch match di domenica contro il Bologna. C’è da riprendere un cammino in campionato sicuro e deciso, e senza stare a guardare la classifica attuale. Un passo alla volta, con la voglia di vincere e di lottare #finoallafine

Livio Cantagallo

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