#RawDiamonds

#RawDiamonds: Liberato Cacace

Emigrare non è cosa semplice.

I kilometri che ci separano dagli affetti, le abitudini stravolte dalla nuova cultura in cui siamo costretti ad immergerci, la discriminazione magari non esplicita, ma sempre viscidamente presente ad ogni latitudine e sopratutto la scossa forte e distruttiva alla nostra identità personale sradicata dal contesto socioculturale originario.

Chi ci è passato come il sottoscritto sa bene che sono spesso le piccole cose che tengono insieme i pezzi del tuo essere. Cose futili, ma importanti.

Un piatto tipico, un vino della tua zona, un monumento particolarmente famoso che ti ricordano da dove vieni e con cui presentarti agli altri. E poi c’è lo sport, o meglio il calcio, lingua universale che connette tutto il globo terrestre.

Anche la lontanissima Nuova Zelanda, patria del protagonista della nostra rubrica: il neozelandese, seppur di italianissime origini, Liberato Cacace.

Biografia

Liberato Gianpaolo Cacace nasce a Wellington, Nuova Zelanda, il 27 settembre 2000.

Wellington è la capitale della meravigliosa isola del nord e del paese, centro vivace e caratterizzato, oltre che dal vento, da un’economia molto dinamica e ricca di opportunità.

Sono queste opportunità ad attirare Antonio Cacace e la signora Luisa da Massa Lubrense, piccolo comune all’interno della città metropolitana di Napoli.

Antonio, con la moglie, apre nella capitale Kiwi un ristorante, “La Bella Italia”, ma non manca di indirizzare il figlio ad alcune vecchie abitudini italiche. Da ex calciatore di livello amatoriale non può non indirizzare Liberato al gioco del pallone, dove sin da giovanissimo il ragazzo inizia a togliersi qualche soddisfazione.

A livello giovanile Cacace entra nel 2006 nel settore giovanile degli Island Bay United, dove cresce sino a farsi notare dal coach del Wellington Phoenix, la squadra più importante del paese. Nel frattempo eccelle anche a livello scolastico portando la sua scuola, Saint Patrick’s College, alla conquista del titolo cittadino, siglando la rete decisiva nella finale con Hutt International Boys School.

Nella stagione 2016/17 Liberato inizia a vestire i panni della squadra riserve del Wellington, guadagnando la maglia della selezione U17 dove scenderà in campo 8 volte segnando 1 rete. Con le riserve invece le apparizioni saranno 23, tanto convincenti che dopo qualche scampolo di A-League 17/18 entra a far parte in forma stabile dei Phoenix nella stagione successiva collezionando 25 presenze condite da 1 rete e tre assist.

Le prestazioni con la maglia della squadra della capitale porta Cacace a vestire anche le maglie della nazionale maggiore, oltre che U23 e U20. Iniziando ad attirare qualche sguardo anche dalla lontana Europa.

Scout di Liverpool, Bayer Monaco e Leeds United avvicinano la società neozelandese, ma non ne nasce nulla di concreto.

La stagione 19/20 vede Liberato elevare notevolmente il livello delle proprie prestazioni, risultando fra i migliori calciatori del campionato.

In Nuova Zelanda lo immaginerete il calcio non è certo lo sport per eccellenza, schiacciato sotto il successo e la popolarità degli All Blacks del rugby, ma resta comunque il terzo sport più praticato e risulta in rapida ascesa, anche se con delle deficienze strutturali che me stanno minando la crescita.

Mentre l’Australia accettava le sfide più ardue delle federazione asiatica, la Nuova Zelanda restava nella confederazione dell’Oceania. Ciò la rende la selezione regina della sua zona, ma che vale il dominio senza la competizione?

Il divario tecnico fra la Nuova Zelanda e le altre nazionali della zona è enorme a favore degli All Whites e paradossalmente tarpa le ali alla crescita del movimento, unito allo status semiprofessionale del campionato locale, con l’eccezione del Wellington Phoenix che partecipa alla lega australiana, pur con grandi difficoltà logistiche ed economiche.

Insomma il pareggio contro i campioni del mondo dell’Italia nel mondiale 2010 fu un picco che il calcio kiwi difficilmente replicherà entro breve se le cose non cambiano.

Allo stesso modo anche per i calciatori non è semplice esprimere il proprio potenziale in un contesto tecnicamente troppo modesto e poco competitivo. A 20 anni è già il miglior terzino della lega senza ombra di dubbio, miglior calciatore del Wellington Phoenix e premiato con l’Harry Kewell Medal, una sorta di mvp della A-League. È chiaro che è un pesce troppo grosso per questo stagno.

Ad approfittare della situazione non è però un grosso club europeo, ma una piccola società belga: il Sint-Truiden o STVV.

La società delle Fiandre anticipa tutti e piazza un bel colpo assicurandosi un terzino sinistro di ottime prospettive per una cifra tutto sommato contenuta, 1.2 milioni di euro, ossigeno puro per le magre casse del Wellington Phoenix.

Con la maglia dei Kanaries l’impatto con il campionato belga è molto positivo. Da subito titolare indiscusso, si adatta senza troppi problemi al nuovo campionato, senza soffrire l’innalzamento del livello tecnico. Ad oggi sedici presenze, condite da due assist, e sopratutto l’impressione che più di qualche peso massimo europeo stia continuando ad osservare da vicino questo ragazzo.

Caratteristiche tecniche

Liberato Cacace è un terzino sinistro caratterizzato da una notevole propensione offensiva, generoso e dinamico quando si tratta di offendere, ma che riesce comunque a coniugare un buon disimpegno in fase di non possesso.

Fisicamente si presenta compatto, probabilmente attorno ai 178cm anche se le varie fonti segnano dati che spaziano dai 170 ai 184 cm. Nonostante la giovane età è già sufficientemente strutturato, dotato di una muscolatura già da campionato europeo.

Brevilineo, dotato di un gran cambio di passo, unito ad una buona resistenza e dinamismo che lo rendono un ottimo atleta.

Soffre un poco nei duelli aerei a causa della statura non elevatissima.

Nei suoi trascorsi nella A-League si è dimostrato terzino di livello, a 19 anni infatti si è imposto in modo perentorio come il migliore interprete del ruolo, complice il modulo e le scelte tattiche del coach Ufuk Talay molto favorevoli a sprigionare il suo potenziale sfruttando le capacità tecniche e il motore atletico dell’italoneozelandese.

L’ultima stagione nel campionato australiano ha fatto registrare numeri impressionanti, in parte ripetuti anche nella sua mezza stagione in Belgio.

Secondo nel suo ruolo per passaggi chiave e tiri in porta, per dribbling riusciti e tentati con una notevole percentuale del 56%. Primo per tackle, per percentuale di contrasti vinti e secondo per duelli tentati e vinti.

Questo quadro ci da l’idea di un giocatore importante, dal volume di gioco notevole e presente in ambe le fasi. Ovviamente questi dati vanno tarati al livello della competizione, piuttosto modesto in realtà.

Giunto in Belgio però il canovaccio tecnico tattico non è cambiato poi molto.

Liberato resta un elemento di grande gamba, che unisce a buone doti atletiche una discreta comprensione del gioco e una buona tecnica di base.

Si tratta di un calciatore che pare dipendere in buona parte dalla fiducia dell’ambiente, quando si è fatto totale affidamento su di lui e sulle sue capacità ha sempre risposto presente, scendendo in campo con la migliore delle attitudini e sfornando buone prestazioni.

È un buon lavoratore e non tira mai indietro la gamba, anzi talvolta il problema è opposto. Tende infatti a eccedere in vigore negli interventi, procurandosi cartellini pesanti che ne possono condizionare l’impiego, oltre che a calci di punizione pericolosi in omaggio agli avversari. Questo è dovuto si alla inesperienza, ma anche ad una certa mancanza di malizia che può essere dovuta anche dal provenire da un calcio che si muove per lo più a livello semipro.

In attacco possiede una migliore capacità di lettura, mostrando già una notevole sensibilità nella scelta degli inserimenti, calibrando piuttosto bene tempi e spazi. Sa attaccare bene la profondità, come cercare il dialogo e la sovrapposizione con il centrocampista o l’esterno offensivo.

In questo senso si tratta di un giocatore associativo, anche se talvolta eccede nell’iniziativa personale offensiva, portando a palle perse o ad una certa anarchia tattica, a cui i compagni devono porre rimedio.

Tecnicamente non è irreprensibile, ma nell’ultimo anno sono innegabili i miglioramenti.

Mancino puro, deve migliorare la capacità di utilizzare il destro, sopratutto in conduzione e nello stretto. Buon passatore e ottimo crossatore possiede un range di calcio molto ampio, ma sopratutto una grande varietà nelle soluzioni di cross che esegue in maniera molto buona, alternato soluzioni tese, con effetto o rasoterra sempre con ottima precisione e qualità.

Come i terzini del Liverpool Robertson e Alexander-Arnold si è specializzato in un particolare tipo di traversone, il cosiddetto cross anticipato, una palla tagliata messa alle spalle dei difensori il cui effetto la rende difficile da interpretare per il portiere avversario, avvantaggiando gli attaccanti in grado di attaccare bene la profondità.

Difensivamente porta un buon contributo, ma è lecito attendersi che i numeri spettacolari della A-League vadano a calare all’alzarsi il livello della competizione.

Difende con aggressività, pressando in maniera feroce, cosa positiva, ma che può rappresentare una lama a doppio taglio se non integrata nei meccanismi di squadra.

Può migliorare nel tempismo e nella tecnica di contrasto, non ha infatti un uso particolarmente efficace del proprio corpo.

Evoluzione

Liberato Cacace è certamente un terzino che intriga.

Il potenziale che si vede è interessante e molto funzionale all’interpretazione del ruolo di esterno basso nel calcio moderno.

Il numero 13 de Sint Truiden si è adattato bene al gioco europeo, risultando adatto ad un campionato di secondo piano, ma comunque competitivo come quello belga.

L’idea è di crescere mano a mano che il livello richiesto diventa più probante, migliorando un po’ tutti i fondamentali, ma sopratutto riuscendo a limare certe intemperanze e riuscendo ad accumulare minuti ed esperienza che lo portino a migliorare le sue capacità di decisione in campo, tanto in attacco quanto in difesa.

Potrebbe faticare ad alto livello per la mancanza di una struttura fisica particolarmente imponente, ma sta dimostrando di poter sopperire con grinta, determinazione ed intelligenza alla mancanza di una punta di fisicità.

Vestito in bianconero

Oramai il mercato calcistico non è più quello di una volta, tutti conoscono tutti e per arrivare ai talenti occorre percorrere strade meno battute e/o anticipare i tempi, magari correndo pure qualche rischio.

La nostra Juventus pare voler percorrere questa strada e diversi degli acquisti effettuati negli ultimi mesi paiono raccontare di un ritorno allo scouting e alla ricerca di un mercato più funzionale e diretto che fatto di occasioni.

In questo senso l’interessamento a un profilo come Cacace può sembrare quanto meno strano, ma a livello tecnico potrebbe avere molto senso.

Con tutta probabilità stiamo parlando di un possibile acquisto che dovrebbe andare a rimpolpare i ranghi della nostra U23 nell’assalto alla Serie B, acclimatandosi al nostro calcio e avvicinandosi a piccoli passi al massimo campionato italiano.

Il neozelandese ha la gamba, la tecnica e la predisposizione per poter dire la sua senza problemi con la nostra seconda squadra, ma in prospettiva potrebbe garantire qualità e quantità anche ai piani superiori se continuerà nella crescita verticale dimostrata finora, anche se bisogna essere realisti e comprendere che perché il Kiwi paisá diventi un elemento della rosa bianconera dovrebbe massimizzare il suo potenziale, magari sfruttando le occasioni che mister Pirlo sembra voler concedere ai ragazzi della squadra B, combinando al massimo talento e fortuna, cosa che purtroppo non capita sempre.

Conclusione

Parte da lontano la storia di Cacace, storia interessante e legata ad una parte fondamentale della nostra storia nazionale come l’emigrazione che talvolta tendiamo a scordare.

Il suo eventuale ritorno in patria, con indosso la prestigiosa casacca bianconera sarebbe un bel compimento di una di queste storie di italiani all’estero che con tanto lavoro cercano di dare una bella immagine del nostro paese nel mondo, ma sarebbe anche una prova tangibile di una crescita del calcio a livello mondiale.

Immaginare un neozelandese, un giapponese, uno statunitense o un uzbeko vestire il bianconero solo qualche anno sarebbe stata considerata un eresia, ma oggi stiamo parlando di trattative di mercato da molti ritenute concrete o addirittura realtà già in essere.

Questo testimonia inoltre la crescita della capacità di scouting e di ricerca delle società calcistiche.

Per quanto riguarda invece Liberato sembra essere in possesso di qualità notevoli, ma che vanno messe alla prova e fatte maturare uno step alla volta.

La scelta di passare dal campionato australiano a quello belga indica una volontà di non affrettare le cose, di crescere con calma e ordine, migliorandosi e colmando alcune lacune presenti nel suo gioco.

La Juventus è un traguardo difficile ed ambizioso, la possibile conclusione di un lungo cammino che parte dall’altro lato del mondo e che potrebbe giungere a Torino. Non è un’obiettivo semplice, ma una volta fatta tanta strada, perché non sognare in grande?

Stefano Follador

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