#RawDiamonds

#RawDiamonds: Juan José Macías

Il fútbol messicano vive una situazione piuttosto complessa.

Schiacciato a nord dalla potenza economica e di marketing del soccer Made in MLS e al contempo avulso al sud del continente legato alla narrativa romantica e alla storia dei club della Libertadores, il fútbol azteca si trova in un paradossale limbo fra tradizione ed innovazione che lo rende alieno ad entrambe le situazioni.

Eppure il calcio messicano rappresenta una realtà storica, ricca di tradizione e radicata nel territorio, ne più ne meno che l’Europa o l’America Latina.

Pochi lo sanno, ma addirittura a Guadalajara esiste una squadra con un legame così saldo con il proprio territorio da ricordare un po’ l’Athletic Bilbao.

Nel “Rebaño Sagrado” del Club Deportivo de Guadalajara, las Chivas per tutti gli amanti del fútbol tricolor, entrano solo giocatori messicani, gli stranieri non possono vestire la storica casacca biancorossa, anche se negli ultimi anni si sono visti alcuni atleti di origine messicana nati negli Stati Uniti calcare il terreno di gioco dello Stadio Omnilife.

Ad ogni modo la maglia delle Chivas Rayadas resta un traguardo ambito per buona parte dei giovani messicani, visto che il club, nonostante un periodo di successi limitati, resta uno dei più seguiti del paese.

Meritarsi una maglia così pesante non è cosa da tutti, serve talento, ma anche forza mentale perché la afición di Guadalajara non perdona e non concede tempo.

Un ragazzo che negli ultimi mesi sembra si stia guadagnando con merito questa maglia prestigiosa, in una incredibile seconda opportunità,è Juan José Macías, attaccante nato e cresciuto in maglia biancorossa che sta facendo alzare più di qualche sopracciglio anche oltre oceano.

Biografia

Juan José Macías Guzmán nasce il 22 settembre 1999 a Guadalajara, stato di Jalisco, cuore pulsante dell’anima culturale messicana.

La storia del giovane JJ non è però il solito racconto di un ragazzo che grazie al suo talento riesce a farsi strada nella vita, nonostante le condizioni economiche avverse e i sacrifici.

Il padre di Macías infatti è uno dei più importanti imprenditori nel campo petrolifero del paese, con un patrimonio tale che durante una crisi nella relazione con il Chivas pensò addirittura di pagare i 15 milioni di dollari del riscatto del cartellino del figlio perché si potesse accasare in un altra società.

La situazione economica della famiglia però non influenza la capacità tecnica del ragazzo che pur attraverso una strada probabilmente privilegiata entra nel settore giovanile già nel 2011, militando in tutte le categorie.

Sebbene al principio non fosse fra i talenti maggiormente salienti del settore giovanile jalisciense Macias cresce molto nel corso della sua esperienza sino a diventare capocannoniere del campionato Apertura 2016 sub17 con 13 reti, nello stesso anno decide il Campionato Sub17 con una rete in finale nella vittoria per 1-0 sul Monterrey. In totale nelle competizioni giovanili Juan José registra 41 marcature in 77 partite.

Nel 2017 il grande calcio bussa alla sua porta nelle vesti di una vecchia conoscenza del calcio italiano: Matias Almeyda. A 17 anni il tecnico argentino non ha remore nel concedere mezz’ora di gioco al ragazzo del vivaio nella finale del trofeo Campeon de Campeones, vinto poi dal Tigres de la UNAL.

L’ex DT del River Plate stravede per Macias ed insiste con la dirigenza per inserirlo in rosa, dandogli poi spazio nei vari tornei.

Il debutto in Liga MX arriva contro il Deportivo Toluca il 22 luglio, la prima rete, anzi la prima doppietta arriva nel 3-1 sul Club Tijuana, il 28 ottobre 2017. La prima stagione in maglia biancorossa si chiude con 27 presenze, per lo più dalla panchina, condite da sei reti in poco più di mille minuti.

JJ Macias inizia ad essere una piccola stella in rapida ascesa. I media lo cercano e la sua storia di rampollo di famiglia ricca attira molto l’attenzione del pubblico, forse più del talento tecnico.

Inoltre l’addio polemico di Matias Almeyda, in grave contrasto con i vertici societari, nonostante la CONCACAF Champions League vinta, priva il giovane canterano del suo mentore e maestro.

All’ex tecnico del River Plate subentra il paraguayano José Cardozo.

Il nuovo allenatore non vede assolutamente Macias, tanto che in tutta l’apertura 2018 viene impiegato solo 10 minuti. Incredibile per quello ormai considerato un talento degno dell’attenzione dei club europei.

Non si tratta di scelte puramente tecniche, JJ infatti è inviso non solo al tecnico, ma anche allo spogliatoio che nella persona di Carlos Salcido ne chiede la cacciata immediata, a causa di un atteggiamento arrogante ed eccessivamente pieno di se.

La dirigenza non sembra molto interessata a portare la pace, ma si limita a sposare la narrativa del ragazzino milionario capriccioso e senza rispetto per le gerarchie e appendere un cartello al collo che recita: 15 milioni di dollari.

Sfortuna vuole che nonostante i vari abboccamenti da parte di team europei nessuno sia disposto a firmare al Chivas l’assegno per liberare Macias.

In famiglia arrivano a offrirsi di pagare di tasca propria, tramite il Pachuca, il cartellino di JJ onde liberarlo dall’ambiente di Guadalajara, ma la strada non è percorribile.

Alla fine della fiera a salvare la situazione arriva un altro club messicano: Leon.

Gli Smeraldi di Ignacio Ambriz si offrono di accogliere in prestito il reietto dello spogliatoio chivista per un anno, con il diritto di riscattarlo per 15 milioni di euro.

L’anno con la camiseta verdiblanca sarà straordinario.

Ambriz fa di Macias un elemento chiave del gioco della squadra del Bajío e di contro il jaliscense risponde con ottime prestazioni e gol a grappoli.

Leon finisce la stagione da superlider del campionato, vicecampioni del torneo, mentre Macias mette a segno 19 reti e 2 assist nelle 44 presenze con i Verdi, diventando un idolo della curva locale.

Purtroppo però Leon pur essendo una realtà prestigiosa e blasonata non ha le risorse per un riscatto così oneroso come i 15 milioni richiesti dal Chivas de Guadalajara, così che a dicembre 2019 i biancorossi annunciano in pompa magna che Macias sarà il quarto rinforzo del mercato di riparazione, come se nulla fosse successo solo qualche mese prima, mostrando una discreta faccia di bronzo.

Macias dal canto suo pare estremamente migliorato dall’anno passato lontano dalla casa madre, più consapevole, più concentrato, meno pavone ed egocentrico, insomma il bimbo di casa è cresciuto.

L’ex DT Cardozo ha lasciato il posto al nuovo coach ad interim Alberto Coyote, poi rimpiazzato da Tomas Boy i quali dimostrano maggiore interesse e fiducia nel ragazzo ormai lanciato verso l’Olimpo dei migliori centravanti messicani secondo i media.

La Clausura 2019/20 lo vede scendere in campo 8 volte, trovando 4 volte la rete, nell’Apertura successiva le reti saranno 5 in 15 gare.

JJ Macias ormai è una realtà a livello nazionale ed oltre, tanto che el Tata Martino inizia a convocarlo con frequenza nella selezione nazionale.

Alla fine il Messico viene conquistato dal più insoliti degli antieroi. Il “niño rico” dopo aver fatto buona mostra di se con le selezioni giovanili (U19 5 presenze 9 reti, U20 10 presenze 11 reti, U21 5 presenze) si prende la maglia della nazionale maggiore, con l’esordio in amichevole contro Trinidad e Tobago, 3 ottobre 2019, condito dal suo primo centro con la camiseta tricolor. Ad oggi JJ può vantare uno score di 4 gol in 5 presenze in nazionale.

Non male per una mela marcia ripudiata dai suoi stessi compagni di spogliatoio.

Caratteristiche tecniche

Juan José Macías è un centravanti, un numero nove con un bagaglio tecnico ampio e completo, ma privo del fisico da granatiere che molti si attendono quando si parla di una prima punta.

La stampa messicana, sempre molto generosa e propensa all’eccesso quando parla dei talenti locali, si è già sprecata in paragoni blasfemi o giù di lì. Se nominare il mitico Chicharito Hernández non è un peccato di lesa maestà, paragonare il buon JJ a gente del calibro di Agüero o Benzema direi che è un po’ fuori luogo. Oltre a portare grande scalogna come ormai ben sappiamo.

La statura di Macias è attorno ai 180 centimetri, con le fonti che differiscono da questo dato di qualche punto in più o in meno, di corporatura media, con la possibilità di mettere su un po’ più di massa muscolare nella parte superiore del corpo; JJ è un buon atleta. Dotato di una velocità nella media, ha dalla sua un primo passo molto rapido e un’ottima resistenza, che lo rende un’attaccante in grado di lavorare molto senza palla, senza che la sua lucidità ne sia influenzata eccessivamente.

Non è un corazziere, ma possiede una discreta dose di astuzia e malizia che usa nei duelli fisici, anche se tende ancora all’indugiare nel vizio giovanile di non sporcarsi troppo le mani nei contrasti diretti.

Tecnicamente rappresenta un profilo molto valido. Destro prevalente, ma dal mancino sufficientemente allenato e costruito.

Possiede un buonissimo tiro da fuori, che cerca con costanza, talvolta con eccessi di egoismo o protagonismo che gli hanno causato qualche problema con lo spogliatoio a Guadalajara durante la sua prima tappa da chivista.

Tende a svariare molto senza palla sul fronte d’attacco, cercando di portare fuori posizione i centrali di difesa per poi puntarli con il suo primo passo per andar via in dribbling. Macias possiede infatti una buona capacità di controllo della sfera, ottimo in conduzione con entrambi i piedi.

Risulta però ancora egoista nelle letture, tende ad affidarsi poco ai compagni, cercando prima la giocata personale e poi la soluzione collettiva. Si tratta di un aspetto da migliorare assolutamente se l’idea di JJ è sbarcare in Europa, sopratutto perché la mancanza di dialogo con i compagni non è dettata da carenze tecniche, infatti il ragazzo è un buon passatore ed un discreto giocatore spalle alla porta, ma piuttosto da personalità e letture di gioco errate.

Nel gioco aereo non è uno specialista, ma si sa difendere, sopratutto in situazioni più dinamiche, mentre soffre abbastanza in caso di stacco da fermo, sopratutto per la statura e la forza che di solito sono a vantaggio dei difensori.

Ad oggi Macias è un centravanti che tende a giocare molto con la porta di fronte, abile in transizione e meno propenso ad affrontare difese arroccate, anche perché la situazione tattica più comune nel fútbol azteca non prevede grossi tatticismi, anzi.

In area é un giocatore molto pericoloso grazie alla capacità di calciare con entrambi i piedi, un buon senso dello spazio e una varietà di soluzioni apprezzabile, condita da una freddezza inusuale, dovuta anche dall’autostima del ragazzo.

Non riempie particolarmente l’area, ma preferisce arrivare in corsa nei sedici metri e questo probabilmente lo priva della sua quota di gol “sporchi” che personalmente ritengo fondamentale per un vero numero 9.

Ottimo rigorista, affidabile e preciso.

Caratterialmente abbiamo già snocciolato qua e là qualche impressione, di sicuro non gli manca la fiducia in se stesso, una certa arroganza e ambizione. Tutte armi potenti, ma a doppio taglio che possono fare la fortuna di un professionista, ma che se non dominate e controllare, o supportate da doti tecniche all’altezza, lo possono demolire. Se spronato il ragazzo è un gran lavoratore e lo dimostra la crescita esponenziale avvenuta in maglia Leon dopo la cacciata a metà stagione 18/19 dal Chivas, ma deve essere motivato, altrimenti tende a sedersi.

Evoluzione

Non me ne vogliano gli amici amanti della Liga MX, ma la crescita tecnica di Macias è a mio avviso legata a un suo addio il più prossimo possibile al campionato messicano per accasarsi in Europa.

Il campionato azteca ormai non è più un livello di gioco stimolante per un ragazzo del suo valore tecnico, ma dalle doti caratteriali che hanno un bisogno estremo di sfide.

Oggi come oggi però per essere un fattore da questo lato dell’Atlantico deve imparare a mettersi più a servizio della squadra, a far parte di un gruppo di lavoro, che condivide obiettivi e percorso.

Esclamazioni come quella fatta al primo addio al Chivas de Guadalajara, dove mandava a quel paese gli ex compagni dicendo che tanto lui se ne sarebbe andato in Europa a vincere la Champions League, sono da dimenticare e non replicare assolutamente.

Detto questo a livello tecnico a JJ si chiederà di crescere dal punto di vista della capacità di dialogo con i compagni, della applicazione e della disponibilità al sacrificio.

Maggiore disponibilità ai duelli fisici, maggiore presenza in area e una crescita generale nella ricerca di gol semplici e non solo nei colpi ad effetto, queste sono passi necessari per un’adattamento al calcio europeo.

Se Macias migliorasse questi aspetti della sua maniera di interpretare il ruolo, mantenendo la qualità tecnica e la sfrontatezza delle sue giocate senza dubbio potrebbero aprirsi scenari interessanti per il messicano nel vecchio continente.

Se proprio dobbiamo spendere un paragone importante, anche se non pesante come i precedenti, si potrebbe indicare come possibile modello di sviluppo per il puntero del Chivas l’attuale numero 9 dell’Arsenal Lacazette. Attaccante completo, dal fisico compatto e dalla buona tecnica, abile nello svariare e dal buon feeling con la rete, nonostante una stazza non da panzer.

Vestito in bianconero

Un paio di settimane fa qualche voce di mercato dava la Juventus pronta ad investire una decina di milioni di euro su questo ragazzo di Jalisco, nell’ottica di colmare la lacuna della quarta punta ed al contempo strizzando l’occhio ad un mercato potenzialmente interessante come l’America centrale dove le opportunità economiche sono molto buone per chi ha fra le proprie fila elementi locali.

Come visto per il caso McKennie però la J non cerca solo un’attrazione per nuovi tifosi, ma sopratutto elementi tecnicamente capaci e validi, in grado di rendersi utili in questo processo di riorganizzazione e ricostruzione in atto.

La Juventus non è il primo club ad avvicinarsi a Macias. Il Borussia Dortmund ne seguiva con attenzione le gesta da tempo, tanto che in un famoso documentario appare proprio il DS giallonero Zorc osservando JJ in un paio di partite.

A richiedere informazioni sono venuti anche Valencia, Betis, Sevilla, ma sopratutto il Napoli intenzionato a creare un duo tutto messicano con Lozano.

Sappiamo però che in questo particolare momento la situazione tecnica è molto delicata. Sensazioni di smarrimento, poca fiducia, aria di ridimensionamento, insomma un funerale. Paradossalmente il carattere di Macias finora descritto come il suo tallone d’Achille in questo contesto potrebbe risultare un’arma in più portando una sferzata di energia e di fiducia a tutto l’ambiente.

Realisticamente però Macias è un extracomunitario per cui il suo tesseramento non sarebbe possibile durante la prossima finestra di mercato.

Dal punto di vista tecnico il ragazzo ha la qualità per vestire la maglia bianconera, sufficiente ambizione e autostima per sopportarne il peso ed il blasone.

Tuttavia il livello a cui aspira il club bianconero è estremamente elevato, dove ogni dettaglio fa la differenza ed in questo contesto credo che le carenze dal punto di vista di lettura del gioco e sopratutto la mancanza di qualche centimetro in più di statura rendano difficile la carriera di Macias a livello di top club continentali.

Conclusione

Juan José Macías rappresenta senza dubbio un profilo interessante se non altro per la sua storia familiare e per il suo carattere colorito, testardo e auto referenziale tanto da scendere in campo con le maniche lunghe anche a 35 gradi, per mera superstizione.

Ha notevoli doti tecniche, un bagaglio di soluzioni offensive notevoli, ma anche lacune fisiche e tattiche che sono di difficile gestione.

Non credo si avvererà mai la sua previsione di andare a conquistare la Coppa dei Campioni con le maglie di una delle due grandi di Spagna, ma un posto in una squadra in grado di disputare una buona Europa League è ampiamente alla sua portata.

E poi chi lo sa? Magari il rampollo ci stupirà ancora di più, gettando alle ortiche il pregiudizio che nello sport professionistico arrivino al top solo i più affamati.

Stefano Follador

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