Nero Su BIanco

The Funeral Party

Il titolo, volutamente catastrofico, non si riferisce alla canzone della band inglese The Cure, proveniente dall’album Faith, datata 1981. Si tratta, piuttosto, del riassunto della storia recente della nostra numerosa e talvolta ingrata tifoseria.

Antonio Conte nel video in cui comunica ai tifosi la decisione di dimettersi.

Tutto partí quel 15 Luglio del 2014, quando Antonio Conte decise di abbandonare la nave bianconera che per 3 anni aveva diretto in maniera (quasi) impeccabile. Pochi giorni dopo, tra gli sputi e gli insulti (si, anche dei tuoi che stai leggendo e fai finta di niente), arrivò Massimiliano Allegri. Ciò che il Mister livornese ha lasciato in eredità in termini di vittorie e di juventinità, nonostante al suo arrivo ciò sembrasse impossibile, è pesantissimo. Eppure, per 5 lunghi anni in cui sono arrivate vittorie a profusione e campagne europee di tutto rispetto, la faida con cui i contiani hanno accompagnato la traversata di Max Allegri, non ha mai smesso di assumere connotati talvolta estremamente pesanti, dove personaggi di dubbia moralità, più o meno famosi, hanno costruito la loro popolarità criticando aspramente ogni scelta di Società e Mister, colpevoli di aver “costretto” il bell’Antonio ad andare a cercare fortuna altrove.

Massimiliano Allegri dirige l’orchestra bianconera.

E poi? Poi anche la traversata di Allegri giunge al termine, probabilmente più per volere popolare che per sua scelta. Molti di quelli che oggi indicano il suo allontanamento come l’inizio della fine, sono gli stessi che gridavano a gran voce, specialmente dopo l’eliminazione ad opera dell’Ajax, la fine del ciclo Allegri. Viene scelto, dopo una lunga telenovela riguardante Maserati, Guardiola, Pluto e Paperino, quella che sembrava essere l’antitesi della juventinità, alias Maurizio Sarri, l’uomo degli scudetti persi in albergo. Eppure, nonostante enormi difficoltà di approccio all’ambiente ed a legare con la tifoseria, un altro scudetto lo porta a casa, il nono consecutivo, salvo poi farsi eliminare dalla primavera del Lione del violinista Garcia.

Maurizio Sarri alla guida della Juventus.

Sarri probabilmente è indigesto, oltre che ai tifosi, anche ai giocatori; quasi nessuno lo rimpiange, Andrea Agnelli sembra prendere in mano la situazione e decide di dargli il benservito, facendo all-in sul neo tecnico dell’under 23 Andrea Pirlo. Oggi, a distanza di poco più di 4 mesi da questa scelta, l’ennesima disfatta sembra servita su un piatto d’argento. “Oh, ferma tutto! Devo aver avuto un herpes dato che questo sfogo non mi è nuovo”, canta il pugliese Caparezza, ma può sintetizzare alla perfezione la sensazione che provo ad ogni funerale auto celebrato da noi tifosi.

Andrea Pirlo nelle vesti di Coach della prima squadra.

Le insofferenze della nostra tifoseria, appagata, spaccata, abituata sin troppo bene, sono giustificabili solo in parte. Oggi ci siamo svegliati tutti con il sapore amaro di una sconfitta che potrebbe averci definitivamente escluso dai giochi scudetto, e non una sconfitta qualsiasi. Una sconfitta avvenuta in maniera non solo netta, ma dove tutti, più o meno, abbiamo vissuto una sensazione di impotenza totale nei confronti dell’avversario, cosa molto rara per noi nell’ultimo decennio. Eppure 15 giorni fa ci sfregavamo le mani dopo la vittoria, sempre a San Siro, contro l’irreprensibile ed imbattibile Milan. Eppure dopo il 3-0 del Camp Nou eravamo euforici. Quindi, dove stà la verità? Beh, come mi piace, costantemente, osservare, dipende da che punto di vista la si guarda questa presunta verità. Vista dal pancino di noi tifosi, il bicchiere sembra essere mezzo pieno quando si vince, mentre quando si perde diventa incredibilmente vuoto, e probabilmente nessuno lo ha mai riempito. La società, dopo Allegri, ha iniziato nel bene o nel male a capire com’è possibile dar seguito ad un ciclo di vittorie così lungo; oltre al doppio cambio di guida tecnica, sono stati acquistati calciatori giovani, alcuni di valore già ben visibile, altri da valutare in futuro, altri che ad oggi non hanno dimostrato di essere degni di giocare nella Juventus.

Che ci piaccia o meno, questa scelta, era obbligata. Un’egemonia calcistica così longeva, una dittatura sportiva irripetibile come quella della Juve nella serie A, inferiore soltanto al dominio di Rafa Nadal nel Roland Garros o dei Bulls di MJ, è qualcosa della cui grandezza, noi, che abbiamo accettato e spesso supportato la definizione “scudettini” in riferimento alle nostre vittorie, capiremo solo tra qualche anno. Rifiutando a prescindere l’assoluta certezza dello sport, ovvero la sua ciclicità, materia messa pesantemente in bilico dalla superiorità bianconera, noi oltrepassiamo il confine della nostra competenza di tifoso. La storia non sempre si ripete, la nostra società sta cercando di mettere le basi per creare una nuova legacy; attendere il passaggio dei nostri cadaveri sulle rive dell’Acheronte non dovrebbe essere affare nostro ma di chi ci odia, con i quali, ahimè, spesso ci ritroviamo nelle idee in maniera estremamente preoccupante, facendoci influenzare un po’ troppo dai giudizi altrui. Siamo sicuri sia questo il tempo per bocciare o meno l’operato di chi prende le decisioni? Siamo noi in grado di farlo, soprattutto? Abbiamo abbastanza lucidità? Io spesso osservo che non è così, ma, in fondo, non credete che indipendentemente dai trofei che vinceremo o meno nella stagione in essere, si debba un po’ più di rispetto e credibilità al lavoro delle persone che per anni ci hanno portato trofei su trofei? Io, da tifoso, non mi sento di avere le competenze sufficienti per giudicare e soprattutto non condivido i giudizi estemporanei, specie nello sport.

E qui, sopra questa linea, passeremo ancora a lungo, forse da vincitori, forse da sconfitti, ma la storia rimane su questi ciuffi d’erba, impressa come un macigno nel Vangelo dello Sport mondiale. Se vogliamo rispetto dagli avversari, rispettiamo per primi noi stessi e gridiamo a gran voce che per anni li abbiamo costretti a rosicare; con estremo orgoglio dobbiamo distinguerci, guardando al futuro con un po’ più di speranza, e, soprattutto, fino alla fine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...