Tactical Point

IL GRAN CONSIGLIO DEGLI 11 ASSENTI

Un vecchio proverbio dice che “a giocare troppo con il fuoco ci si brucia”, e se lo si ripete da secoli tanto campato per aria non può essere… puntualmente, il vecchio proverbio sta presentando il conto alla nostra Juventus, sia a livello societario che tecnico che di squadra. Da quando è avvenuta la rivoluzione al grido di “bel gioco”, con conseguente allontanamento (in ordine cronologico) di Marotta, Allegri, il suo staff, i suoi giocatori cardine (Mandzukic su tutti, ma anche Pjanic, Kean, Spinazzola, Emre Can etc.) alla Juventus piano piano si sono intaccate tutte le certezze costruite in un ciclo irripetibile, ma il vero problema sta nel non aver identificato ancora un modo certo di ricostruire. In 18 mesi si è passati da Sarri a Pirlo, dal gioco dogmatico a quello fatto da schemi sulla carta alle invenzioni dei singoli.

Il risultato purtroppo, già preannunciato in autunno da prestazioni sconcertanti casalinghe con Barcellona, Verona e Fiorentina, è clamorosamente venuto a galla nella serata di ieri a San Siro. Il problema vero, si badi bene, non è nell’analizzare cosa non abbia funzionato semplicemente perché ieri sera la squadra NON è scesa in campo, come evidenziato da Pirlo nel dopopartita. Sia ben chiaro: tra Covid e infortuni ci si è ritrovati senza la difesa ad oggi “titolare” (se si può dire) e senza il miglior giocatore del 2020 (Dybala, per chi lo avesse dimenticato frettolosamente), però queste non possono e non devono essere scusanti per un atteggiamento clamorosamente passivo e ignavo proprio nella partita più sentita da parte della tifoseria bianconera.

Scelte tattiche discutibili fin dall’11 iniziale, un atteggiamento scialbo e spento, sostituzioni tardive e altrettanto discutibili, nella forma e sequenza più che nel merito (i giocatori in panchina quelli erano). Una sequela di decisioni che tatticamente parlando ha lasciato sconcertati, ma il discorso è più ampio, e parte dal fatto che dopo cinque mesi abbiamo visto una squadra ancora totalmente scollegata, mentalmente e nei reparti, e che ha consegnato la mediana senza battere ciglio, esattamente come all’andata col Barcellona. Il ritorno in terra catalana sembrava aver dimostrato che la lezione era stata imparata, a Parma forse anche memorizzata.. ma poi arrivano le partite con Fiorentina e ti chiedi: allora l’autunno non è servito a nulla? 

A questo punto della stagione una forte domanda è da porsi: la Juventus attuale ha una guida tecnica adatta e presente a se stessa? Noi crediamo che in ruoli apicali e fondamentali, come in tutti i settori, ci voglia e anzi sia necessaria la cosiddetta gavetta. Puoi avere tutte le idee belle del mondo ma se non hai le basi dettate dall’esperienza di strada ne puoi percorrere poca, e anche accidentata. Quando a Madrid arrivò Zidane dietro c’era una dirigenza che lo guidò passo passo. Quando Luis Enrique arrivò al Barcellona trovò una macchina che andava da sola. Quando Finck arrivò al Bayern trovò giocatori / allenatori in campo. Alla Juventus attuale, molto semplicemente, mancano tutte e tre queste situazioni.

Molti tifosi all’intervallo speravano e invocavano una svolta negli spogliatoi, prima caratteriale che tecnica, ma si è dovuto incassare il 2-0 (con una fase difensiva “fantozziana”, da cui il titolo di questo pezzo, persino tra gli allievi) per vedere dei cambi che a loro volta hanno lasciato perplessi prima e disorientati dopo. Per mesi si è detto che l’unico costruttore presente in rosa è Arthur (non entrato), che Chiesa e Kulusevski assieme sbilanciano la squadra (detto-fatto), che una mediana di due interditori è ridotta di numero e povera di idee, venendo agilmente spazzata via (e infatti..).

Purtroppo i ritmi dei calendari nell’epoca Covid sono deliranti, e non si fa in tempo ad analizzare cosa sia accaduto a Milano che si è già in clima pre-finale di Supercoppa Italiana, prevista per mercoledì a Reggio Emilia contro un Napoli che ieri ha maramaldeggiato sulla Fiorentina nell’anticipo di pranzo.

Vorremmo scrivere tante cose, dalla necessità di avere Arthur e McKennie in campo alla preghiera per i tamponi dei vari Cuadrado, Alex Sandro e De Ligt, ma questa volta siamo fermamente convinti che, aldilà delle alchimie tattiche e degli schemi di gioco, fondamentale sarà ritrovare lo spirito guerriero della Juventus, lo spirito che ti spinge a buttare il cuore oltre l’ostacolo, a lottare su ogni pallone e aiutare il compagno in difficoltà. Cuore, grinta e voglia di vincere lasciando sul campo ogni goccia di sudore: ecco gli elementi che nella nostra Juventus non dovrebbero essere grandi assenti, mai.. #finoallafine

Livio Cantagallo

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