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Darko kovacevic

“Porca puttana qui segno sempre io e non gioco mai!”

Fu questo lo sfogo di Darko Kovacevic dopo aver segnato al Napoli il gol vittoria dei bianconeri allo stadio San Paolo, durante la prima giornata di campionato della stagione. Uno sfogo che la dirigenza bianconera non prese bene, multandolo. Kovacevic era un guerriero, uno che voleva sempre giocare e rendersi utile alla causa e quello sfogo era comprensibile, lui voleva vincere e segnare sempre e la panchina non faceva proprio per lui.

Stretto tra Inzaghi e Trezeguet, si fece sempre trovare pronto segnando gol decisivi diventando a forza di sgomitate e lotte nelle aree di rigore avversarie un idolo della Curva Scirea.


Il buon Darko era un gigante (187 centimetri per settantanove chilogrammi), e a qualcuno ricordava il gallese John Charles. Arrivò alla Juventus nella stagione di grazia 1999/2000 dopo aver, fin da subito, impressionato nel campionato serbo ed essere passato nella Liga, dove vestì la maglia del Real Sociedad. Dette i primi calci al pallone nella Vojvodina, regione autonoma nel Nord della Serbia, per poi passare al Radnicki Nis e al Proleter Novi Sad, seconda squadra della città dopo il Vojvodina. Fu qui che il gigante Darko cominciò a sbalordire tutti. Segnò subito dodici goal e, nella stagione 1993-94, addirittura ventidue, trascinando la sua squadra alla promozione nella Prima Liga jugoslava. I rivali cittadini del Prolter, quel
Vojvodina che dette i natali calcistici a Vujadin Boskov, se lo ricordano ancora come un incubo, considerato che in Coppa di Jugoslavia gli rifilò addirittura sei goal in una sola partita. Diventa, così, il giovane campione più ricercato di Jugoslavia e la Crvena Zvezda, pur di accaparrarselo, versò 1,5 milioni di dollari al Proleter, che all’epoca costituiva il prezzo più alto mai pagato nel mercato interno jugoslavo.


Oramai Darko in patria è considerato una delle speranze del calcio slavo e lo diventa ancora di più quando la FSJ (Fudbal Savez Jugoslavia) organizza nello stadio del Partizan, il leggendario JNA (Jugoslovija Narodnia Armija) una sfida fra Nazionale A, della quale fanno parte gente come Savicević, Mijatović, Jugović, Stojkovic e Mihailović e una selezione B con Darko in campo il quale per nulla intimorito realizza due reti guidando i suoi ad una clamorosa vittoria per 4-1.
Alla Zvezda iniziò a segnare a raffica diventando uno degli idoli dei “Delije” : ventiquattro goal la prima stagione, tredici nel campionato 1995-96 prima di trasferirsi in Inghilterra nelle file del Sheffield Wednesday.
Qui Darko ebbe un attimo di crisi esistenziale, nella “Steal City” realizzò solamente 4 reti in 16 presenze. La crisi passò quando riescì a trasferirsi alla Real Sociedad. E a San Sebastian, tra i baschi, sul golfo di Biscaglia, diventò un idolo, l’idolo del goal. Un idolo straniero in una delle terre più nazionalista del mondo, le province baschooe!
Il suo antico scopritore, Zarko Soldo, lo giudicò in questo modo: “Quello è sempre in movimento, cambia di continuo posizione e dribbla in velocità. Per fermarlo, ci vorrebbero ventitré poliziotti” .
Non tanto diverso il giudizio del presidente della Federazione Jugoslava, Milian Milijanić: “Darko ha un istinto fenomenale ed è un gran dribblatore. Penso sia il giocatore in grado di impersonificare al meglio la figura dell’attaccante moderno”.
A questo punto lo notò Carlo Ancelotti, all’epoca allenatore della Juventus, e lo volle a tutti i costi a Torino.
“Darko l’ho voluto io – dirà Ancelotti – a tutti i costi, perché sono certo che diventerà un grande. L’ho visto quattro volte in azione dal vivo e mi sono ripassato tantissime cassette che lo riguardano. Bene: se buttano una palla in area, la becca lui di sicuro. È un campione”
A Torino Kovačević si fece apprezzare quasi subito per le sue doti: implacabile di testa, si faceva valere anche con la palla al piede, un duro, coraggioso, potente, fortissimo fisicamente, anche se non ha un senso tattico particolarmente sviluppato.
Entrò nel cuore dei tifosi in una tiepida serata primaverile del Marzo del 2000: quella sera la Juventus era ospite dell’Inter nell’ennesima edizione del “Derby d’Italia”. L’indisponibilità di “Super Pippo” Inzaghi gli regalò il posto al centro dell’attacco bianconero e Darko non deluse realizzando una doppietta. Il primo gol con un pregevole scavetto ed il secondo con un terzo tempo degno del miglior Michael Jordan andando a colpire la palla in cielo e anticipando le mani protese di Peruzzi in presa. Grazie a quelle due reti Kovacevic diventò un idolo.
Il primo anno scende in campo quarantaquattro volte: ventisette in campionato, tre in Coppa Italia e undici in Coppa UEFA, dove fu il capocannoniere della Juventus, realizzando in totale diciannove goal, rispettivamente sei in Serie A, due in Coppa Italia e ben undici in Europa!


Il campionato successivo è piuttosto avaro di soddisfazioni, la Juventus ed Ancelotti decisero di puntare su David Trezeguet e per Darko gli spazi si ridussero. Sono solo ventisette le presenze, molte delle quali partendo dalla panchina con sole sei realizzazioni.
Gestito malissimo proprio dal suo grande estimatore Ancelotti. Il primo anno, quando gioca con relativa costanza, ha avuto medie realizzative egregie. Ma, in generale, la gestione dell’organico e in particolare del parco attaccanti, non fu il pezzo forte di Ancelotti nel suo biennio e mezzo a Torino; resta l’impressione generale, che con un maggiore impiego dell’ariete serbo la Juventus, forse, almeno uno scudetto in più in bacheca lo avrebbe potuto avere.
La mancanza di continuità fu probabilmente il suo maggior difetto. Stimatissimo da Boškov, che non ha mai perso occasione di lodarne le qualità fisiche e caratteriali, non sfondò mai neanche in Nazionale, perdendo, ad esempio, la sfida con Savo Milosevic.
Nell’estate del 2001 venne ceduto alla Lazio, in cambio di Marcelo Salas, nella quale disputa solamente sette partite, prima di ritornare alla Real Sociedad dove continuò a segnare a raffica. Concluse la carriera in Grecia, all’Olimpiakos.
È salito, nuovamente, alle cronache un anno fa, quando in Grecia fu vittima di un agguato in cui gli spararono per motivi mai resi noti.
Nel suo biennio alla Juve nessun trofeo ma un ricordo indelebile nei cuori dei tifosi bianconeri.

Danilo Crepaldi

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