#RawDiamonds

#RawDiamonds: Gianluca Scamacca

Samuel Beckett ci ha regalato una delle opere teatrali più particolari del suo tempo con “Aspettando Godot”, un gentiluomo che i due protagonisti della piece attendono, ma che non sembra arrivare mai, condannandoli ad una frustrante attesa.

Il Signor Godot del calcio italiano è Gianluca Scamacca, atteso sulla ribalta nazionale da anni, ma che non è arrivato. Per lo meno fino ad ora.

Per lunghi anni si è parlato, dando libero sfogo al più becero qualunquismo e moralismo del giovane centravanti romano minimizzando la sua mancata esplosione con il solito rosario di luoghi comuni, malelingue e illazioni, ma ora finalmente pare che Godot stia arrivando. O per lo meno sta cercando di farlo, ed è già una gran bella notizia.

Biografia

Gianluca Scamacca nasce il primo gennaio 1999 a Roma, zona nord.

Nasce da predestinato, tanto che la leggenda narra che già all’anno e mezzo di età si cimentasse in paleggi.

La sua strada nel mondo del calcio inizia dalla piccola società polisportiva Delle Vittorie, ma un talentino come Scamacca non dura molto senza essere notato e poco dopo passa alla Cisco Roma, club “satellite” della Lazio.

Ironia della sorte il romanista Gianluca a dieci anni si ritrova a vestire la maglia bianco celeste con l’aquila, un rospo da ingoiare che però aiuterà tantissimo lo sviluppo del ragazzo, seguito da uno staff di primo livello, fra cui spicca proprio un ex difensore della Lazio, il brasiliano Cesar, con cui Gianluca costruisce un ottimo e proficuo rapporto. I miglioramenti di Scamacca in questa fase sono impressionanti, iniziando a far intravedere quello che diventerà poi in tarda adolescenza.

Dopo i 14 anni però le cose cambiano, il tesseramento non è più annuale, cambiando il vincolo fra il giovane calciatore e il club, a questo proposito la famiglia Scamacca vuole ponderare bene il futuro.

Tuttavia qualsiasi altra opzione risulta nulla, quando alla porta di casa si presenta la tua squadra del cuore, nei panni della leggenda Bruno Conti. Scamacca decide di gettarsi di testa nell’avventura romanista, impressionando tutto l’ambiente giallorosso sin dalle sue prime uscite con la maglia dei lupacchiotti.

La prima stagione, sotto la guida dell’ex mentore Roberto Muzzi, grande attaccante della nostra Serie A degli anni 90-00, è letteralmente travolgente. 40 reti fra campionato e tornei, la chiamata per la fase finale dei giovanissimi nazionali, pur sotto età, condita da 4 reti dalla panchina, ma anche dall’errore decisivo dal dischetto contro l’Inter in finale.

Mezza Serie A segue con enorme interesse l’attaccante romano, ma la corte delle strisciate pare non interessare.

Proprio per questo la successiva decisione ha sconcertato un po’ tutto il movimento calcistico italiano.

Nel gennaio 2015 Gianluca Scamacca, astro nascente della Roma e del calcio italiano, firma con gli olandesi del PSV Eindhoven, 270mila euro ai giallorossi ed un sostanzioso contratto da 300mila euro a stagione per il romano, con la promessa di essere protagonista nei Paesi Bassi.

La scelta della punta di diamante del movimento calcistico italiano lascia tutti molto perplessi.

Si mormora di una professionalità più che rivedibile da parte del ragazzo, indolenza, atteggiamenti da superstar ed interessi extra campo legalizzati nel paese dei mulini, ma sopratutto presunte dichiarazioni in cui considerava la scelta dell’Olanda come una “scorciatoia” per la fama più comoda rispetto al nostro campionato.

Vere o no queste illazioni la realtà è che l’anno e mezzo speso in Olanda si rivela un fallimento piuttosto clamoroso per Scamacca che fatica a trovare spazio e non gode assolutamente della fiducia dello staff tecnico Orange, collezionando solo 3 presenze con lo Jong PSV.

Dopo solo una stagione intera nel paese dei tulipani Scamacca ritorna in patria, con le pive nel sacco, ma con ancora tanto potenziale inespresso.

È il Sassuolo a farsi avanti e con mezzo milione di euro si porta a casa uno dei talenti più importanti della generazione a cavallo del millennio, nonostante la sua fama sia ormai offuscata dal tremendo fiasco occorso in Olanda.

A Sassuolo, nella placida Emilia, la speranza è poter domare il carattere e rendere un professionista un talento fulgido, ma ormai chiaramente problematico come Gianluca, operazione avvenuta con discreto successo con una testa simile come Domenico Berardi.

Dopo un primo anno di alti e bassi in primavera B nell’annata 16/17, Scamacca continua a lavorare nell’ombra, dopo troppo tempo sotto i riflettori.

Ovviamente lo scivolone è dietro l’angolo.

Il romano e Moise Kean vengono cacciati dal ritiro della nazionale U19 a causa di una serie di scherzi ritenuti eccessivamente pesanti ai danni dei clienti dell’albergo in cui si trovavano in ritiro. Non certo la miglior pubblicità possibile.

Nonostante alcuni incidenti di percorso, arriva nell’annata 17/18 il debutto in serie A con la maglietta neroverde, si tratta di pochi minuti nel finale di una sconfitta per 3-1 al San Paolo di Napoli, il 29 ottobre 2017. Seguiranno altri due gettoni, per un totale di venti minuti nella massima serie. Non è molto, ma finalmente qualcosa inizia a muoversi.

A gennaio la dirigenza del Sassuolo cerca una squadra per il prestito del centravanti romano, dove possa trovare spazio e fare esperienza.

Viene spedito a Cremona, ma con l’ambiente e la maglia grigiorossa il feeling non scatta. 14 presenze condite da una sola rete, la prima da professionista, ma sopratutto le voci di atteggiamenti poco professionali e da primadonna che continuano a rincorrersi.

La stagione successiva il ritornello si ripete, con preoccupante costanza. Sei mesi di prestito al Pec Zwolle in Eredivisie potrebbero essere una bella opportunità per emergere, ma Scamacca delude tutte le aspettative, con il prestito che viene cancellato durante il mercato di gennaio e il mesto rientro a Sassuolo dove non scenderà in campo per il resto della stagione.

Anche per un talento fulgido come Scamacca esiste un numero limitato di occasioni da fallire e l’impressione del mondo calcistico è che nonostante i vent’anni il centravanti wannabe Ibrahimovic sia già arrivato alle ultime chance.

La stagione 19/20 Scamacca la disputerà da giocatore dell’Ascoli, caratterizzata da una instabilità di guida tecnica vista poche volte in una società di pallone professionista. In questo turbinio di allenatori e caos, l’unica cosa che sembra mantenere un minimo di senso e di continuità e forse l’impiego del centravanti. A fine stagione sarà il capocannoniere dei bianconeri, 13 centri in 35 gare, guidando il club a un dignitoso quattordicesimo posto.

Non siamo di fronte ad un’exploit alla Haaland, ma finalmente si inizia a vedere qualcosa del potenziale che si è sempre intuito.

Stavolta il ritorno a Sassuolo non sarà mesto come le stagioni precedenti, ma caratterizzato da un certo ottimismo, a dispetto della pandemia. Mister De Zerbi però ritiene più opportuno concedere spazio in prestito a Scamacca, visto che pare chiuso in maglia neroverde. Stavolta è il Genoa a voler affidare le sue chance di lotta salvezza all’ex PSV, ottenendo in prestito il ragazzo.

Il resto è storia recente.

Un mese di novembre da grande calciatore: doppietta al Catanzaro, rete nel Derby della Lanterna, goal al Toro e assist da ex contro la Roma ed infine una seconda doppietta di Coppa Italia ai rivali cittadini della Sampdoria.

In nazionale under21 tre gol e due assist nelle qualificazioni a Euro 21, contro Lussemburgo e Svezia.

Segue un mese di dicembre meno positivo, caratterizzato da prestazioni mediocri e dal superamento nelle graduatorie da parte di Destro, Shomurodov e Pandev.

Nonostante le varie peripezie Scamacca è sempre stato un tassello importanti delle selezioni giovanili italiane, lo testimonia il suo Score! con tutte le giovanili a partire dalla U15 (2 presenze 2 gol), U16 (6 presenze 3 reti), U17 (29 gettoni e 6 centri), U18 (4 presenze e 3 gol), U19 (8 marcature in 11 presenze), U20 (12 presenze e 5 reti.) infine U21 7 gol in 12 matches.

Caratteristiche tecniche

Per parlare delle caratteristiche tecniche di Gianluca Scamacca va fatto un preambolo suele differenze fra calcio giovanile e calcio degli adulti.

Scamacca ad oggi misura sul 1,95, ha una fisicità importante e potente per la Serie A, ma sappiamo che possiede questa dimensione fisica praticamente dai 14 anni, dove letteralmente dominava la scena con le qualità atletiche alle quali negli anni ha saputo aggiungere un bel repertorio anche dal punto di vista tecnico.

Se mai vi capiterà di vedere dei video del percorso giovanile di Scamacca è impressionante il divario fra il romano e i pari età, come fosse un novello Gulliver fra i lillipuziani.

Il divario di atletismo e di forza fisica si è andato assottigliando con gli anni, ma per larga parte della sua carriera Scamacca si è trovato a competere con dei bambini, pur potendo contare su mezzi fisici da adulto.

Questo, unito ad una attitudine ed una professionalità, non proprio specchiati, ha generato una conseguenza evidente.

Scamacca per anni ha giuocato a calcio facendo leva quasi esclusivamente sulle proprie qualità tecniche e fisiche inarrivabili per i pari età, ma man mano che il professionismo si avvicinava il suo gap rispetto agli avversari si faceva via via più risicato, sino a sparire e a fargli preferire spesso atleti meno dotati, ma più giudiziosi tatticamente, più integrati nei meccanismi di squadra e più adatti al sacrificio.

La mancanza di applicazione nei fondamentali meno appariscenti o la limitata varietà e qualità di movimenti a cercare la profondità o a leggere il gioco hanno fortemente limitato le prime stagioni fra i professionisti di Gianluca, che per indolenza o per eccessiva convinzione nei propri mezzi non ha mai lavorato in questo senso, con il grande rischio di avere una carriera monca.

Un po’ come successo a Balotelli, anche lui dotato di un enorme potenziale tecnico e fisico, speso malissimo a causa di comportamenti poco professionali, ma sopratutto per la mancanza di una benché minima comprensione del gioco e dei suoi meccanismi.

Probabilmente come si suol dire in Veneto, quando l’acqua tocca il sedere si impara a nuotare, e Scamacca dopo l’ennesima stagione sprecata si è messo di buona lena a lavorare per migliorare tanti aspetti del suo gioco, anche quelli più “noiosi” e meno appariscenti. I risultati sono evidenti per quanto visto ad Ascoli ed in questo inizio di stagione al Genoa. Magari non sarà mai un professore del gioco, ma è certo che siamo stati spettatori di una crescita importante negli ultimi mesi.

Dopo questo excursus torniamo alla mera descrizione delle caratteristiche tecniche del ragazzo.

Come già detto fisicità importante, 195 cm di statura, muscolarmente prestante è dotato di ottime capacità atletiche, coordinazione ed agilità.

Non è uno scattista, ma possiede comunque una discreta dinamicità che unità ad una gran potenza lo rendono pericoloso quasi maggiormente in situazioni di transizione che statiche.

Tatticamente parlando il suo ruolo di elezione è la punta centrale, numero 9 di peso, me grande tecnica che può fare molto male alle difese avversarie grazie ad un arsenale offensivo ampio e ben nutrito. Forte in acrobazia, ottimo tagliante sopratutto sul secondo palo, dotato di un bel cannone sul piede destro e di grande sensibilità di controllo anche nello stretto, se ben posizionato in campo risulta pericoloso oltre che funzionale al gioco della propria squadra. Pare rendere meglio con un’altro attaccante a fianco, con cui scambiare e dialogare.

Non disdegna di svariate su tutto il fronte offensivo.

A livello tattico spesso in passato il suo scarso rendimento è legato alla testardaggine con la quale ha preferito agire da trequartista/seconda punta, per specchiarsi nelle sue doti tecniche, ma così facendo il rendimento ne ha risentito come testimoniano i tanti prestiti a singhiozzo o le annate al PSV.

Tecnicamente dotato, con un piede destro estremamente sensibile, eccellente nei fondamentali di battuta a rete, controllo di prima e nello stretto e abile anche nel passaggio.

La ricezione spalle alla porta e la protezione della sfera sono due aspetti da migliorare del suo gioco. Scamacca possiede le qualità tecniche e fisiche per eccellere in questo aspetto, ma purtroppo la scarsa attitudine al sacrificio, al duello fisico e al gioco “sporco” fanno di che non si cimenti con frequenza in questi aspetti fondamentali per una prima punta, anche se a onor del vero le ultime esperienze in maglia Ascoli e Genoa fanno registrare una timida inversione di tendenza che fa ben sperare.

Da migliorare resta quindi la parte meno evidente del suo stare in campo, i dettagli che trasformano uno che sa giocare a pallone in un calciatore.

La sua capacità di comprensione del gioco e di stare nella partita non sono delle migliori e necessitano di una buona dose di lavoro.

Resta un ottimo interprete del ruolo di pivot boa, ma spesso le sue scelte lasciano a desiderare cercando la giocata ad effetto piuttosto che quella più utile, talvolta con risultati eccelsi, più spesso con palla persa ed azione sprecata.

Difensivamente non è un fattore, anche perché il suo ruolo non richiede un grosso impegno, ma potrebbe fare qualcosa in più. Manca l’applicazione e la volontà più che le capacità di aiutare la squadra.

Concludendo ad oggi Scamacca resta un diamante grezzo potenzialmente inestimabile, ma al quale non è più concesso alcun errore se desidera davvero realizzare a pieno il suo talento. Questi primi sei mesi di Genoa sono il minimo risultato per un predestinato come lui, un punto di partenza, non di arrivo. Guai a pensarla in altro modo.

Evoluzione

Dopo aver gigioneggiato a sufficienza nei suoi anni da teenager Scamacca sembra essersi reso veramente conto che il tempo non aspetta nessuno, neanche un potenziale titolare della nazionale come lui.

Il lavoro da fare per recuperare gli anni persi è notevole, ma ampiamente alla portata del ragazzo.

Scamacca si è sempre sentito forte, ma non si è mai sentito in dovere di dimostrarlo. Ora finalmente sembra che qualcosa nella sua testa sia cambiato.

Maggiore cattiveria, maggiore disponibilità alla lotta, senza perdere la capacità di tocco e l’esuberante fisicità che già conoscevamo.

Se il numero 9 del Grifone si mette in testa di lavorare da professionista sul suo modo di stare in campo le prospettive potrebbero essere veramente importanti, parlando sia a livello individuale che di movimento calcistico.

Dopo anni di magra Scamacca potrebbe rappresentare l’erede della lunga tradizione di numeri 9 italiani, che nell’ultimo lustro ha visto abbassarsi un po’ la qualità dei suoi interpreti, con tutto il rispetto per Immobile, Belotti e via dicendo.

I modelli di riferimento sono due numeri 9 che hanno segnato il presente e il recente passato del calcio italico: Zlatan ed Edin Dzeko. Due giocatori senza dubbio diversi, sopratutto dal punto di vista caratteriale, ma accomunati dal possedere la fisicità di un panzer con il tocco di palla di un raffinato trequartista.

L’asticella è alta, ma con le qualità donate da Madre Natura al buon Gianluca non può essere diversamente.

Vestito in bianconero

Qualora la Juventus mette riuscisse a mettere la mani su Scamacca ne sarei oltremodo soddisfatto.

Certo se pensiamo alle necessità immediate della rosa urge una quarta punta pronta all’uso, non un ventiduenne con ancora poche gare sul conta kilometri e ancor meno reti.

Tuttavia in estate si è sposato un progetto tattico e societario piuttosto definito, improntato al ringiovanimento della rosa, al ritrovare entusiasmo e ricercare un calcio meno speculativo e più moderno, pur senza perdere competitività.

In quest’ottica Scamacca ha un senso sopratutto se lo vediamo come un investimento a medio o lungo periodo, non certo per il tappabuchi da 3/400 minuti che saluteremo a giugno.

A Torino il ragazzo di Roma Nord troverebbe un ambiente stimolante e competitivo, poco incline storicamente agli eccessi caratteriali, protettivo, ma al contempo esigente con i propri tesserati, forse ciò che fino ad ora è mancato ad un ragazzo che ha avuto la sfortuna di non essere stato guidato in maniera intelligente dal suo introno personale.

Tecnicamente parlando sarebbe un profilo molto interessante per le enormi potenzialità e la capacità di poter far reparto con diversi tipi di attaccanti, incastrandosi bene con le seconde punte che amano partire dall’esterno come Cristiano Ronaldo, con un altro centravanti dinamico e tecnico come Morata o con il più canonico numero 10 Dybala.

Conclusione

I presupposti per una grande carriera di Gianluca Scamacca ci sono tutti, tanto oggi come qualche anno fa. Ma siamo alle ultime chiamate.

Il potenziale è chiaramente alto. Da titolare della nostra nazionale per il prossimo decennio, ma è ora di smettere di usare i periodi ipotetici e iniziare a produrre realtà.

Il tritacarne del giornalismo italiano non ha di certo risparmiato bordate e lodi sperticate, alternate con tristissima frequenza all’ex gioiello del settore giovanile della Roma, spesso le mancanze dimostrate sono state colpa del ragazzo, ma anche delle persone a cui si è affidato, basti pensare all’assurdo prestito alla Cremonese per sei mesi a far compagnia ad altri sette attaccanti per due posti.

Il nostro calcio ha bisogno di talenti come Scamacca, dell’estro, del talento che a sprazzi le sue giocate hanno lasciato trasparire, ma il mondo del pallone non è fatto di Vladimir ed Estragon pazienti e rassegnati nell’attesa, anzi si tratta di una vorticosa roulette russa in cui tutti stanno cercando “the next big thing”.

In questo contesto avere una seconda opportunità è un privilegio raro, averne di più come successo a lui è più di un miracolo.

Forse Godot sta finalmente arrivando, meglio prepararsi perché potrebbe essere straordinario.

Stefano Follador

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