Storia di un Grande Amore

Massimo Zampini: 3000 giorni da Campioni (e ancora non ci bastano)

Quando Massimo Zampini pubblica un nuovo libro corro ad acquistarlo perché ha su di me un effetto benefico. Grazie all’amico Massimo, nel corso degli anni, ho imparato a “difendere” la mia fede bianconera contro tutto e contro tutti, avendo a disposizione ulteriori armi, ma ho imparato ancor di più a godermi l’indubbio dono che ho ricevuto in dote da mio padre, quello di tifare Juve.

3000 Giorni con la Juve campione d’Italia è il libro che ogni juventino dovrebbe leggere e non lo dico solo perché stimo Massimo e lo seguo sin dai suoi esordi (mi pregio di avere una copia con autografo del suo primo libro, “Er go’ de Turone“) quanto perché in un momento storico come quello che stiamo vivendo serve a capire che anni magnifici abbiamo vissuto (e stiamo vivendo).

E’ incredibile quante ne abbiamo passate in questi 9 anni, da Conte ad Allegri, passando per Sarri e Pirlo, con le inevitabili polemiche, gli attacchi, le inchieste, le vittorie, le finali perse.

Ed è ancor più incredibile accorgersi di quanto sia diano per scontate le nostre vittorie.

Leggere “3000 giorni” dovrebbe diventare obbligatorio per chiunque tifi Juve, specialmente per chi ritiene (a torto, secondo me), che vincere gli scudetti conti poco o nulla. O che perdere le finali sia qualcosa di cui vergognarsi. Io, come Massimo, non me ne vergogno.

Siccome Massimo Zampini è una persona molto disponibile, sono riuscito a strappargli una breve intervista, che sono felice di farvi leggere.

Massimo, intanto, complimenti per il libro: da “Er go’ de Turone” hai davvero fatto tanta strada trasformandoti da “tifoso che ha scritto un libro” a volto pubblico del tifo Juve per eccellenza. Io ritengo che questo libro, 3000 Giorni con la Juve Campione d’Italia, arrivi nel momento perfetto e che serva anche a riunire un po’ la tifoseria più vincente, e forse più divisa d’Italia. Da dove credi che nasca questa spaccatura (allegristi contro sarristi, risultatisti contro belgiochisti, capiscers contro cavs, scudetti contro scudettini, eccetera, eccetera)?

Intanto grazie, anche se il tifo per la Juve è così variegato e diviso (è il suo fascino e la sua debolezza) che dubito possa esserci un volto pubblico capace davvero di rappresentarlo. L’obiettivo, in effetti, è ricordare a tutti e soprattutto a me cosa abbiamo vissuto e stiamo vivendo. A volte siamo insoddisfatti, stanchi, quasi sempre ci mostriamo divisi, anche durante un ciclo assolutamente unico e irripetibile. Siccome però in questo periodo storico tutti devono essere insoddisfatti e palesare la loro insoddisfazione, sennò non esistiamo, ecco che anche durante nove anni così, in cui vinciamo solo noi, se va via Conte è perché “la società non vuole vincere in Europa e lui se n’è andato”, se arriva Allegri “è ridimensionamento”, se vinci scudetto e coppa Italia con lui “ha vinto per la squadra ereditata da Conte”, se arriva due volte in finale di Champions e le perde contro squadre mostruose è comunque “fallimento, in Europa non vinciamo da xxx anni”, se vince l’ottavo scudetto di fila a marzo “sì ma il bel gioco?”, se poi vince anche Sarri arrivano i piccati delle critiche ad Allegri a dire che Max aveva fatto più punti e meglio in Europa, se arriva Pirlo ovviamente è già bollato anche lui, oltre alle campagne acquisti ritenute costantemente deficitarie: rimarrà indimenticabile, e infatti lo cito nel libro, l’hashtag #caldaranonsitocca nell’estate in cui la Juventus prese Cristiano Ronaldo. Ecco, “3000 giorni” vuole aiutare a rivivere e ricordare questo meraviglioso periodo, che comunque vadano le cose in futuro nessuno ci toglierà mai.

Nel libro mi ha colpito in particolare il passaggio in cui spieghi come in tv spesso ti scontri con personaggi che a noi juventini possono risultare antipatici, a tratti odiosi, ma che poi, nel privato, sono persone squisite. E’ capitato anche a me, molti anni fa, nel mio podcast, e conosco queste dinamiche. Molti tifosi, in questi anni, sostengono che l’odio verso la Juventus abbia raggiunto livelli ormai intollerabili. Pensi sia effettivamente così o ritieni che, semplicemente, i social e la velocità della comunicazione attuale enfatizzino una situazione che perdura da decenni?

L’odio per la Juve dura da decenni, ma probabilmente in questi anni, in cui anche chi ha concluso le scuole superiori ha sostanzialmente visto vincere solo la Juve (si comincia a tifare sul serio mediamente alle fine delle elementari e gli otto anni seguenti sappiamo come sono andati), il complottismo che da sempre accompagna le nostre vittorie è sfociato in paranoia. I social aiutano a evidenziare tutto: da un lato i terrapiattisti hanno lo spazio per rappresentarci le loro teorie (in cui credono davvero o solo utili a cercare like, come accade ad alcuni giornalisti in disarmo), dall’altro noi abbiamo finalmente uno spazio per difenderci e fare notare le incongruità e la faziosità con cui è sempre stata raccontata ogni vicenda juventina. Il problema, a mio parere, come al solito non sono i social, ma quei media che hanno la responsabilità di fare cronaca con equidistanza e invece contribuiscono ad alimentare veleni con fake news e sospetti costanti.

3000 e passa giorni da Campioni d’Italia, eppure sembra ieri che è iniziato tutto. Tu sei classe ’75, come me: abbiamo vissuto periodi decisamente più difficili di quelli attuali. Pensi che l’insoddisfazione perenne di una parte del nostro tifo abbia una natura anagrafica o sia un sentimento trasversale che fa parte un po’ del nostri DNA di tifosi per i quali “vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta”?

Nella prima risposta ti ho detto che sostanzialmente la nostra è un po’ un’insoddisfazione “da pancia piena”. Siccome mi citi lo slogan, però, nel libro spiego nel dettaglio che quel motto è stato interpretato strumentalmente da media e antijuventini, e ahinoi alcuni nostri cotifosi hanno finito per credere più o meno consciamente a quella interpretazione. In breve, non si tratta affatto di “per vincere sarei pronto a fare qualunque cosa e chi non vince è una nullità”, come talvolta viene rappresentato. Vuol dire che la Juventus gioca sempre per vincere, l’obiettivo è sempre quello, bisogna fare il massimo per riuscirci e non c’è spazio per alibi, polemiche, lagne varie che distolgono energie. Se poi non ci si riesce, come in quelle finali con Real e Barcellona dopo degli splendidi percorsi in Champions, complimenti a loro, a noi in bacheca non resta nulla ma certo non abbiamo tradito quel motto.

Sull’essere juventino a Roma hai basato buona parte della tua narrazione. Io sono di Torino e vivo dinamiche differenti. Quali sono le partite che più ti emozionano, quelle che senti di più?

Storicamente direi quelle con la Roma, per ovvie rivalità con amici e conoscenti, ma negli ultimi la rivalità si è temporaneamente raffreddata: la partita più importante, quindi, è sempre quella in cui ti giochi il trofeo. Se poi di fronte c’è l’Inter, il Milan, la Roma o il Napoli, quelle sono solo casualità che non ci riguardano. È giusto che loro cambino di anno in anno e si trovino di fronte quasi sempre noi (sempre, in questi 3000 giorni).

Una domanda personale, ma alla quale spero tu possa rispondermi comunque: oggi Massimo Zampini si sente più avvocato o opinionista sportivo? Che poi questa domanda sottintende quella che vorrei farti io privatamente, e cioè: ma come fai a fare tutto, e così bene?

Non credo che nella vita ci sia qualcosa di definitivo e certo. Ho studiato per essere un avvocato, la mia professione è quella. Con il tempo, la passione che ho avuto da quando ero bambino, mi ha portato a scrivere libri, contribuire alla creazione di un sito come “Juventibus”, partecipare a tante dirette televisive e ora anche online. Il tempo è poco, dunque, ma mi piace tenermi sempre aperte varie strade: tra qualche anno ti aggiorno con piacere.

Massimo, ti ringrazio davvero perché sei sempre disponibile con chiunque, ti saluto con un’ultima domanda: come fai a non perdere mai la pazienza in tv, quando ti trovi attaccato e accerchiato dal romanista, dall’interista, dal napoletano e da chiunque altro si trovi in studio (a meno che non si tratti del mitico Cruciani)?

Qui lascio la parola all’amico e due volte premio Strega Sandro Veronesi, che nella prefazione del libro vi racconta “il metodo Zampini”. Non so se esista davvero, ma certo avere quella prefazione è già un buon motivo per essere felice di avere scritto “3000 giorni”.

Massimo Zampini 3000 Giorni con la Juve campione d’Italia, Baldini & Castoldi, in tutte le librerie fisiche e online.

Emiliano Faziosi

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