Tactical Point

LA REALPOLITIK DI PIRLO

Sembrerà strano, dopo una vittoria per 3-1, ma il post partita di Juventus – Sassuolo ha lasciato una serie di interrogativi, sorti già dopo il triplice fischio finale: com’è possibile che una squadra in 10 per tutto il secondo tempo sia rimasta in partita arrivando a spaventare la Juventus dopo il meritato pareggio? Com’è possibile che giocatori dall’indubbio valore tecnico non riescano a tenere palla o, peggio, riconquistarla quando hai un uomo di vantaggio? La sensazione di questo inizio 2021 è che la debacle interna con la Fiorentina abbia fatto maturare una convinzione precisa dalle parti di Vinovo: non è il momento del “bel gioco”, non è il momento del pressing altissimo e dei ritmi elevati per lunghi tratti della partita. 

Un ragionamento che, si badi bene, è lungi dall’essere rinunciatario oppure emblema di un gruppo svogliato, tutt’altro: è semmai l’immagine della consapevolezza dei propri mezzi, possibilità e limiti attuali, adattandosi al meglio per perseguire al massimo l’obiettivo dei 3 punti, e conseguente risalita in classifica. Un ragionamento che guardando i numeri dà ragione a Mister Pirlo e il suo staff: in 7 giorni la squadra ha totalizzato 9 punti, segnando 10 gol e subendone solo 3. Non male per un gruppo che, dopo aver mangiato un panettone amarissimo, continua a combattere tra infortuni e positività improvvise al Covid-19.

La Realpolitik messa in pratica dalla Juventus si poggia su punti cardine semplici e quasi ovvi nella loro linearità: possesso palla ragionato sia per costruire che per non sprecare energie, difesa abbassata di 20mt (il gol preso da Vlahovic brucia ancora), azioni lineari fino a che la palla non giunge sulla trequarti avversaria, dove l’iniziativa è lasciata all’estro e alle capacità dei singoli. Tutto ciò non suona molto simile al famoso detto Allegriano “noi come si gioca? Il nostro schema è un 4-3-poi si vede..”

Non bisogna essere degli integralisti dell’estetica, e neanche dei dogmi intoccabili (cosa che l’anno scorso, tra l’altro, ha contribuito al mancato feeling di Mr. Sarri con la squadra) per capire che la storia del calcio è mutevole al punto da inseguire sempre se stessa: l’inverno da che esiste la Serie A è la stagione delle partite sofferte, decise da magie dei singoli o da errori degli stessi, è la voglia disperata di mettere punti in cascina per porre le basi adatte allo sprint primaverile. Il dominio bianconero degli ultimi anni ha fatto dimenticare questo assioma, ma il Covid-campionato ha riportato molta più incertezza e livellamento dei valori assoluti, e con essi la necessità di (ri)scoprire modi di giocare, gestire e vincere le partite.

Non è il momento di storcere il naso o di stracciarsi le vesti per delle prestazioni non scintillanti (mica è sempre Barcellona..), bensì è il momento di rimboccarsi le maniche e fare ognuno il proprio meglio partita dopo partita, per raccogliere punti e scalare posizioni in classifica.
Che poi: la Realpolitik in salsa verde piemontese prevede che i campioni dalla cintola in su, a turno, prima o poi trovino l’episodio e la giocata decisivi, capaci non solo di segnare ma anche di abbattere il morale altrui e indirizzare i match verso la vittoria. Non è forse allo stesso modo che, nel triennio 2016-2018, un altro “Real”, più in salsa alioli e paella, ha costruito la sua stagione di successi pur avendo in panchina un mister, campionissimo sul campo, che non aveva mai allenato prima a certi livelli? Corsi e ricorsi.. #finoallafine

Livio Cantagallo

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