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UN BRASILIANO RITROVATO

Danilo certamente è una delle sorprese più liete di questo inizio di stagione. Analizziamo cosa c’è dietro all’ottimo momento del nostro laterale.

Il ventinovenne brasiliano ex City e Real giunge, nell’estate 2019, alla corte di Sarri a seguito di uno scambio (più conguaglio) con Cancelo, finito invece a Manchester da Guardiola. Tanti immediatamente non sono soddisfatti  del trasferimento perché il giovane portoghese, dopo alcuni dubbi iniziali, aveva conquistato molti addetti ai lavori, convincendoli del fatto che la Juve fosse finalmente riuscita a colmare le sue lacune sull’out di destra trovando un nuovo Dani Alves. Eppure Danilo si presenta bene ai suoi nuovi sostenitori segnando immediatamente al Napoli nella partita d’esordio, 28 secondi dopo il suo ingresso in campo per sostituire l’infortunato De Sciglio. Ma qualcosa col nuovo Mister non va, il brasiliano stranamente fatica sia in fase offensiva, dove non riesce ad aggiungere la qualità sperata, sia in fase difensiva, dove più volte si rende autore di leggerezze e disattenzioni tanto da venirgli più volte preferiti De Sciglio o l’adattato Cuadrado. 

E’ con l’arrivo di Pirlo che cambia qualcosa: il rientro di De Ligt a Ottobre, i problemi dei vari Chiellini, Demiral e Alex Sandro obbligano il nuovo tecnico a schierarlo centrale in una difesa che si dispone a quattro quando difende e a tre quando attacca. Qui Danilo brilla per affidabiltà, lucidità e puntualità in qualsiasi intervento e dimostra anche di essere anche un abile regista basso (deliziosa la palla lunga per  Cuadrado che risolve il match interno col Ferencvaros). In questo modo la Juve oltre a Bonucci (regista arretrato per eccellenza nella nostra squadra) e Arthur/Bentancur, a seconda di chi viene schierato playmaker, ha un’ulteriore soluzione per impostare la propria trama di gioco. Questo exploit del brasiliano non è però casuale: l’ex laterale del Real Madrid ha già interpretato tale ruolo con Guardiola al Manchester City, dove la sua carriera, tatticamente parlando,  è cambiata radicalmente. Infatti Danilo, che nasce come terzino destro con un’importante spinta e una buona fase di copertura, nei Cityzens si trova oscurato nel suo ruolo preferito da Walker, venendo così adattato centrale(col compito di impostare) per via dell’assenza di Stones. Anche dopo il rientro del difensore inglese Danilo viene impiegato lateralmente con più frequenza e la squadra di Pep si ritrova ad avere ben quattro registi bassi: Ederson, Laporte, Gundogan e il brasiliano appunto. Inoltre poco più che da ragazzo, nel Santos, si è ritrovato svariate volte a giocare da mezz’ala, offrendo sempre prestazioni assolutamente dignitose. Ecco quindi che, assemblando tutte  queste “tessere”, possiamo comporre e capire meglio il mosaico del Danilo odierno, il quale appare sempre più in fiducia e al centro del nuovo progetto firmato Andrea Pirlo.

Simone Dall’Aglio

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