#RawDiamonds

#RawDiamonds: Brenner

Noi europei, pure quelli con passaporto argentino come il sottoscritto, possiamo mentire quanto vogliamo, possiamo parlare di campionati più competitivi, di coppe europee favolose, ma dobbiamo essere sinceri con noi stessi. Se esiste un solo paese al mondo che ha il futebol nel DNA quello è il Brasile. E non importa se non vincono il mondiale dal lontano 2002, se quando guardiamo i nomi della nazionale verdeoro non abbiamo più i brividi sulla schiena come ai tempi di Rivaldo, Ronaldo, Ronaldinho o dei Romario-Bebeto, la verità è una sola la quantità di talento calcistico procapite presente nella terra della samba è difficilmente eguagliabile.

Ogni gara del Brasilerao può far venire alla luce una potenziale stella, ma la realtà è anche che sono pochi quelli che quando fanno il salto dell’Atlantico mantengono poi le promesse.

Negli ultimi anni la Juventus, un po’ in controtendenza con la sua storia, sta allacciando un rapporto sempre più stretto con il Brasile. A memoria mai abbiamo avuto tre giocatori carioca nello stesso tempo in rosa (Alex Sandro, Danilo e Arthur), ma le voci di radio mercato parlano pure della possibilità di aggiungere un quarto verdeoro al drappello: l’attaccante del Sao Paulo Brenner.

Biografia

Brenner Souza da Silva nasce il 16 gennaio 2000 nello stato brasiliano del Mato Groso, nella capitale Cuiabá.

Non è la solita storia strappa lacrime di favela e povertà, anzi. Il padre del ragazzo è stato anche egli un calciatore di tutto rispetto, vestendo la gloriosa maglia del Flamengo e arrivando anche ad assaporare il calcio del Vecchio Continente.

Il piccolo Brenner cresce quindi in un ambiente pregno di passione per il futebol, non che sia cosa insolita in Brasile, dimostrandosi sin da giovanissimo un bambino predisposto ed innamorato della pelota.

A cinque anni è già su un campo da calcio, ma è a 11 anni che viene notato da un’osservatore. Non è un inviato del “Mais amado do Brasil”, il Flamengo di paterna memoria, ma bensì del Sao Paulo, altro gigante del paese.

La dirigenza paulista vorrebbe portare da subito il matogrosense nella città paulista, ma la famiglia preferisce attendere, sopratutto la madre Cristiane.

In effetti per un undicenne i mille trecento kilometri che separano Cuiabà e San Paolo possono essere tanti, sopratutto se gettato nel tritacarne del sistema delle giovanili brasiliane.

La migliore medicina per la nostalgia di casa per un ragazzino è sicuramente il gol, e per Brenner ne arrivano tanti, anche se non subito.

L’adattamento all’ambiente del Tricolor non è immediato, appena arrivato tredicenne fatica e non ottiene grandi risultati. Con il lavoro però le cose cambiano e migliorano e al secondo anno nei ranghi dell’U15 il ragazzo si fa notare con 23 reti in 30 presenze, bissando le importanti prestazioni pure l’anno successivo nell’U17, con ben 28 marcature in 11 incontri.

Questi risultati iniziano a mettere il nome di Brenner sul taccuino di diversi addetti ai lavori, dapprima nella selezione giovanile verdeoro U17 dove riesce a far parte della spedizione che conquista la Copa America U17, poi con la maglia del Tricolor arriva il debutto in prima squadra sotto la guida del leggendario ex portiere Rogerio Ceni. Il 22 giugno 2017 entrando a un quarto d’ora dalla fine contro l’Atletico Paranaense Brenner esordisce con il Sao Paulo, ma non sarà una stagione d’esordio col botto. 4 presenze ed una rete per l’allora diciassettenne.

Nel 2018 cambia la guida tecnica, Doroval Jr., sostituito di Ceni, viene rimpiazzato da Diego Aguirre in una girandola di allenatori che sicuramente non aiuta l’inserimento e la ricerca di spazi di Brenner. I numeri sono simili a quelli dell’annata precedente: 7 presenze ed una rete.

Ormai è chiaro che trovare spazio a San Paolo è una missione impossibile, per cui di comune accordo dirigenza e giocatore decidono di cercare un club a cui inviare il numero 30 in prestito. Un po’ sorpresa si fa avanti un altro grande del Brasile, ma della città di Rio: la Fluminense.

Non è insolito che due società importanti come Sao Paulo e il Fluzao si prestino dei calciatori, ma il trasferimento è inconsueto vista la qualità e l’importanza del prospetto in questione, soprattutto considerando che visto il prestito secco i carioca non avrebbero grande interesse nello sviluppare un talento per un potenziale club rivale nel Brasilerao.

In effetti così accade, complice anche la situazione tecnica ballerina in casa Flu il prestito di Brenner si rivela un grosso fiasco. 5 presenze, zero goal e la sensazione che se il treno non sia già passato, sia comunque pronto a lasciare il binario entro breve.

L’ultima chiamata è l’annata 2020, un anno non proprio fortunato per tutto il mondo. Sembrano lontani i tempi in cui Coutinho e Paulinho lo chiamavano per accettare la corte del Barcelona, ma stiamo parlando di un ventenne, forse finito troppo presto nel tritarifiuti del mondo del pallone, sempre più accelerato e cannibale.

Quando ritorna alla base dal prestito al Fluminense Brenner trova come nuovo allenatore del Tricolor Fernando Diniz, il tecnico sarà il primo a fornire al talento del Mato Groso una vera e propria opportunità. E non se ne pentirà.

Brenner è tornato da Rio molto più maturo, pronto e determinato. La stagione prende una piega diversa già dopo il primo incontro. Brenner entra a mezz’ora dal termine e mette a segno la rete che consente al Sao Paulo di superare il Corinthians per 2-1 al minuto 92, una iniezione di fiducia enorme.

Una settimana più tardi grande prestazione, con gol ed assist proprio alla Fluminense che poco spazio aveva concesso al ragazzo.

Il mese di ottobre vede Brenner andare in gol 9 volte, con quattro doppiette, in nove gare.

Nel mese di novembre invece si toglie la soddisfazione di certificare l’eliminazione del paterno Flamengo dalla Copa do Brasil con una doppietta al Maracanà nella gara di andata.

Non più di qualche giorno fa chiude il mese di dicembre con 5 reti, di cui due ancora al Fluzao, stavolta in trasferta.

Ad oggi parliamo di 21 presenze nel Brasilerao, 15 da titolare, con 11 reti e tre assist, a cui si aggiungono 2 reti ed un assist in Copa Libertadores e le due marcatore in Copa Sudamericana e i sei centri in Copa do Brasil. Per un totale di 21 reti in 33 gare considerando tutte le competizioni, non male per uno che veniva da tre stagioni costellate da bocciature importanti.

Con questi numeri sono tornati a farsi vivi gli scout d’oltreoceano.

Ajax, Psg, Barcelona, Arsenal, ma anche le italiane Milan, Lazio e Juventus sono date sul giovane brasiliano. Verificate o meno queste voci, una cosa però è certa: Brenner sta crescendo moltissimo ed in Europa molti ci stanno pensando.

Caratteristiche tecniche

Brenner è una punta, con la tendenza a muoversi molto su tutto il fronte d’attacco, anche andando a giocare spesso in zone non di competenza per un numero 9. Non è raro trovarlo in fascia o abbassarsi a metà campo tanto per ricevere palla e costruire l’azione, quanto per portare il contrasto sui centrocampisti avversari.

Merito anche del ruolo svolto in origine, l’esterno d’attacco, che gli ha lasciato in dote un’ottima capacità di conduzione della sfera, condita da un buon dribbling e una buona velocità palla al piede o lanciato in profondità.

Spalle alla porta si destreggia bene, grazie ad un fisico compatto e dal baricentro basso, che unito con la sua tecnica di base sa tenere in maniera ottima il pallone per poi smistarlo ai compagni con ottima precisione e frequenza.

Viene infatti coinvolto molto nella costruzione del gioco, ma nonostante ciò riesce a mantenere buoni numeri per quanto riguarda le palle perse dirette, non esponendo quasi mai la squadra a situazioni di transizione potenzialmente pericolosa.

Se palla a terra riesce a tenere bene i contrasti utilizzando molto bene il corpo a protezione della sfera, guadagna infatti moltissimi falli, nei duelli aerei la sua statura (175 cm) lo rende spesso preda dei difensori avversari.

Il fondamentale in cui spicca Brenner però è essenzialmente la finalizzazione. È dotato infatti di un istinto formidabile in area di rigore, molte delle reti realizzate quest’anno sono stati semplici tap-in, deviazioni sporche o comunque gol recuperati dal cestino della spazzatura. Il numero 30 è un vero e proprio opportunista dell’area di rigore, abile a sparire dai radar dei difensori e ad apparire di nuovo solo quando la palla ha varcato la linea di porta.

Rapido, abile in acrobazia e molto scaltro, migliora in modo evidente anche la sua capacità di colpire di testa quando è dentro ai sedici metri, aggiungendo alla sua buona elevazione un tempismo eccellente.

Pur dotato di una buona tecnica e di una buona capacità di calcio per ora Brenner si sta facendo notare come un grande rapace d’area di rigore, mortifero negli ultimi sedici metri.

Evoluzione

Nessuno mette in dubbio che Brenner abbia molti gol nei piedi. All’interno dell’area sa segnare praticamente in ogni modo, in acrobazia, di rapina, usando la tecnica o la potenza, non ha problemi in questo senso, anche se negli ultimi mesi è evidente che overperformando da qualche mese.

La crescita di Brenner deve avvenire in altri aspetti de suo gioco.

Pur partecipando alla manovra in maniera continuativa ad oggi non produce assist o passaggi di qualità con la frequenza che sarebbe lecito attendersi. Urge un miglioramento della capacità di scelta e di playmaking, sopratutto considerando la tendenza del nostro ad abbassarsi per giocare da “pivote” per i compagni di attacco. Un po’ come si vede fare spesso da Roberto Firmino un modello a cui Brenner potrebbe ispirarsi.

Brenner non può certo crescere a comando, ma se in area riesce ad essere competitivi nei duelli aerei forse il fatto che lontano dalla porta avversaria risulti molto più morbido in questo aspetto ci lascia trasparire una applicazione non proprio da stakanovista, così come la scelta dei duelli difensivi. Il ragazzo si applica nel fondamentale, ma la mia impressione è che ciò avvenga solamente quando la riconquista del pallone per la ripartenza sia possibile, un po’ alla Allen Iverson che difendeva solo le linee di passaggio per poter andare solo in contropiede.

Volendo continuare con i paragoni il gioco di Brenner ora è una gustosa picanha, ma il brasiliano deve aggiungere alla portata principale un po’ di contorni perché il banchetto sia completo, migliorando un po’ tutto il suo gioco sopratutto per alzare il livello delle sue prestazioni quando il Vecchio Continente chiamerà e credo proprio lo farà presto.

Vestito in bianconero

Come sempre sotto l’albero oltre ai consueti regali abbiamo trovato anche l’inizio del mercato di gennaio, sempre generoso di suggestioni e di illusioni che solitamente si concludono in Caceres e Matri.

Quest’anno il toto centravanti di riserva della Juventus poi è una giostra impazzita con dentro nomi assurdi che vanno dal ritorno in bianconero di Bettega (auguri per i suoi 70 anni) fino al cambio di sport di Giancarlo Fisichella, ex puntero della nazionale Piloti. Nel mezzo fra i mille e più nomi c’è finito pure Brenner Souza da Silva, artilhero do Sao Paulo.

Ad onor del vero l’operazione mi pare poco percorribile per diverse ragioni.

Innanzitutto Brenner ha si diritto al passaporto italiano per ragioni di parentela, ma come oramai buona parte dei tifosi italiani ha imparato i tempi per questo genere di pratiche sono biblici, sopra fin tempo di pandemia. Va da se che avendo la Juventus esaurito gli slot per extracomunitari sarebbe quanto meno poco saggio per la nostra dirigenza lanciarsi in una nuova battaglia contro il tempo e la nostra burocrazia.

Parlando di cose più terra terra la clausola di Brenner si aggira sui 50 milioni di euro, non certo pochi, ma le voci da San Paolo parlano di trattative impostate a partire dai 25 milioni, cifra importante, ma non impossibile.

Sopratutto per club come l’Arsenal, a detta di molti molto interessato a ripetere l’operazione condotta con Gabriel Martinelli, formando un duo verdeoro molto interessante nel nord di Londra.

Partendo da questi due presupposti possiamo pensare che un eventuale approdo di Brenner in bianconero a gennaio sarebbe quanto meno improbabile, ma qualora ciò si avverasse che impatto tecnico tattico avrebbe sulla nostra squadra.

Brenner non ha la fisicità di Morata, non possiede un corpo che riempie l’area, ma piuttosto si infila nei pertugi senza dare riferimento, sa segnare e lo sa fare in maniera sporca, cosa che manca alla nostra rosa, forte, ma un po’ troppo borghese quando si tratta di tirare il collo all’avversario.

È rapido, sa far risalire bene la squadra sia palla al piede che proteggendo la sfera, anche se la fisicità della Serie A è più dura rispetto al livello brasiliano. Non ha paura di defilarsi per lasciare spazio a centro area e riesce a combinarsi bene con tutte le tipologie di attaccanti della nostra rosa, potendo diventare un valido ricambio, di discreta cifra tecnica e gamba. Inoltre pur dovendo lavorare sulla bontà delle sue scelte non disdegna di fungere da raccordo fra i reparti, portando in dote una capacità di connessione che in rosa solo Dybala e Ramsey sembrano avere.

Sa essere incisivo anche in pochi minuti venendo dalla panchina, cosa che non è così comune e tratto che nella nostra rosa manca.

Insomma pare un fit funzionale sotto molti aspetti, ma molto dipende da quanto abbiano in testa alla Continassa, se virare su un profilo più muscolare e fisico o continuare a puntare sulla cavalleria leggera.

Conclusione

Brenner è un talento brasiliano atipico, pur essendo dotato di tecnica e tocco, è un giocatore molto europeo nella maniera di gestire il suo stare in campo. Probabilmente è questo che mi pone i maggiori dubbi, generalmente i talenti verdeoro arrivano nel vecchio continente lucendo trick e giochetti da circo, per poi apprendere concretezza e astuzie sui nostri campi.

Il ragazzo invece è già così pragmatico e diretto nel suo calcio che destabilizza un po’ il preconcetto che si ha dei centravanti cresciuti nella terra del futebol.

Da l’impressione che sia in grado di segnare in qualsiasi contesto, ma al giorno d’oggi sono i gol la sola cosa che il calcio europeo di altissimo livello chiede ad una punta?

Brenner ha già avuto più di una occasione per esplodere nel Brasilerao, toppando per diverse ragioni (giovane età, guida tecnica, concorrenza) le stagioni 2018 e 2019, quest’anno è il primo anno che trova continuità di prestazioni individuali e di squadra ed il rischio di pescare una “one season wonder” è sempre dietro l’angolo.

Auguri ovviamente al numero 30 del Tricolor di continuare con queste medie realizzative e questi numeri straordinari, ma le statistiche indicano che c’è il forte rischio che ci si trovi davanti ad un fuoco di paglia, per lo meno a questi livelli.

Il salto dal Morumbi all’Europa è molto ampio e a vent’anni si può anche cercare di farlo in due step, prima di bruciarsi in un top club o in un campionato troppo punitivo.

Lo stesso Brenner lo ha dimostrato nel suo inizio di carriera: non importa quanto talento tu possa avere, se l’ambiente non ti da minuti e fiducia tutto diventa quasi impossibile.

Stefano Follador

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...