#RawDiamonds

#RawDiamonds: Silas Wamangituka

Se nelle ultime settimane avete visto il video di un attaccante che attende beffardo il portiere avversario sulla linea di porta prima di insaccare e venire aggredito da metà Werner Brema conoscete già Silas Wamangituka centravanti congolese fra le maggiori novità di questa Bundesliga.

Biografia

Prima di diventare virale per la sua condotta antisportiva e per le possibile problematiche sulla sua reale identità, Silas ha avuto una lunga e contorta strada per diventare protagonista della stagione dello Stoccarda.

Nato nella capitale congolese Kinshasa il 6 Ottobre 1999 Silas Wamangituka Fundu cresce in un quartiere povero, passando buona parte dell’infanzia a tirare calci ad un pallone scalzo per le strade della città.

Fortuna vuole che venga notato dallo staff della Black Mountain Sport, accademia nata su iniziativa dell’ex calciatore Nicolás Anelka.

Inizia così un percorso di crescita presso l’Olympique Matete dal 2012 sino all’inverno del 2018, quando il controverso agente Olivier Belesi lo propone al Montpellier.

La società occitana trova che Silas sia un buon talento, con ragionevoli margini di miglioramento, che vale la pena di trovare uno spazio dove mettere alla prova il talento congolese.

La Paillade individua nel club di quinta divisione Olympique Ales, un centinaio di kilometri a nord del capoluogo, il luogo giusto dove far maturare il giovanissimo Silas.

L’avventura nella tranquilla Ales non è però particolarmente felice. Wamangituka fatica ad adattarsi e la giovane età non lo aiuta certo nella sua prima esperienza europea. Sei presenze ed una rete non sono gran cosa, ma per lo meno evitano la retrocessione dell’Olympique Ales in sesta divisione.

Tuttavia gli osservatori qualcosa hanno intravisto, forse Silas non sarà materiale da Ligue1, ma per l’ambizioso Paris FC in seconda divisione può essere una buona presa.

Così Wamangituka prepara i bagagli e dal profondo sud francese si dirige a nord, verso la capitale, sebbene parliamo della sponda meno glamour della Senna.

L’intenzione dei parigini pare sia quella di spedirlo a farsi le ossa nella squadra riserve, ma l’allenatore della prima squadra Mehmed Bazdarevic ne nota le potenzialità e il giovane congolese inizia a bazzicare l’ambiente della prima squadra.

Va da se che stiamo parlando di un talento ancora estremamente grezzo, molto istintivo e irrazionale, poco abituato alla durezza delle leghe europee, pur essendo la Ligue2 piuttosto fertile per talenti sido questo tipo. Per questo l’inizio di Wamangituka in maglia biancoazzurra è piuttosto contratto, con un’espulsione rimediata alla sua seconda gara in assoluto contro l’Ajacco e partendo quasi esclusivamente dalla panchina. All’improvviso però qualcosa si sblocca, siamo a novembre 2018 e Silas finalmente trova la sua prima rete con la maglia dei PFC. Da lì in avanti la musica cambia per il congolese che pare trovare il ritmo ed iniziare a capire meglio i meccanismi del calcio professionistico.

A fine stagione le sue 11 reti, e due assist, in 32 presenze aiutano la squadra della capitale ad agganciare il quarto posto in classifica che vale i playoff. Nella fase finale di stagione i parigini vengono eliminati dal Lens, ma il risultato è quanto di meglio fatto dal club negli ultimi quasi quarant’anni.

Ovviamente un teenager alla prima esperienza di calcio professionistico vero che va già in doppia cifra non passa inosservato. A Parigi bazzicano osservatori da un po’ tutto il vecchio continente, addirittura da Liverpool, Celtic e Barcellona.

L’estate porta tante voci, trattative più o meno reali, ma alla fine della giostra il trasferimento si concretizza a mercato quasi scaduto con il Paris FC che riceve un assegno da 8 milioni di euro per la cessione del congolese.

Sorprendentemente la destinazione del ragazzo di Kinshasa è un’altra seconda divisione, un club storico che sta vivendo una fase senza dubbio complicata della propria storia, con due retrocessioni in 2.Bundesliga nell’ultimo lustro: Stoccarda.

Gli Schwaben, storica società calcistica del Baden-Württemberg, sono caduti nuovamente in seconda divisione e puntano decisi a tornare in Bundesliga a fine stagione sotto la guida di Tim Walter.

L’ex allenatore delle giovanili del Bayern non avrà grande successo con il VfP Stuttgart, esonerato a dicembre, ma sicuramente ha il talento e l’intuizione che migliorerà esponenzialmente il rendimento di Silas.

Il congolese infatti in Francia aveva dimostrato grandi capacità fisiche, rapidità e dribbling, ma anche una sinistra incapacità di essere concreto e prendere buone decisioni davanti alla porta, per questo Walter, confermato poi dal suo successore Pellegrino Matarazzo, decide di dirottarlo sull’ala destra, migliorandone decisamente le prestazioni e la fiducia.

L’allenatore statunitense riesce a guidare quindi la squadra alla tanto agognata promozione diretta, grazie al secondo posto alle spalle dell’Armina Biefeld, dominatrice del torneo, e davanti ad un agguerrito manipolo di inseguitrici. In tutto ciò l’apporto di Wamangituka è sicuramente importante: 7 reti ed 8 assist in 29 presenze, con l’impressione che stesse solo iniziando a trovare il giusto feeling con l’ambiente e con il resto della squadra.

La sensazione di essere di fronte ad una potenziale crescita logaritmica è stata confermata dallo strepitoso inizio di stagione 20/21. Il numero 14 non ha minimamente sofferto l’impatto con la divisione maggiore, anzi ad oggi parliamo di 8 reti e 3 assist in appena 14 presenze fra campionato e coppa, che hanno portato i suoi a passare un Natale in classifica alle porte della zona qualificazione per le Coppe, davanti a club molto quotati come Borussia Moenchengladbach, Eintracht Frankfurt e Hoffenheim.

Nel frattempo negli ultimi mesi si è tolto la soddisfazione di essere nominato Rookie del Mese di Novembre dalla Bundesliga e di causare indirettamente il licenziamento di Lucien Favre dalla guida del Borussia Dortmund, sconfitto per 1-5 in casa dallo Stoccarda, occasione in cui il congolese ha firmato la sua prima doppietta in Bundesliga.

Tutto questo con 21 anni e ancora nemmeno cento presenze su un campo di calcio professionistico, non male per un ragazzo di uno slum di Kinshasa.

Caratteristiche tecniche

Silas Wamangituka è un atleta di primo livello, 189 centimetri di grande potenza, forza e velocità. Non esista caratteristica fisica in cui non sia eccellente, una forza della natura che, sopratutto in Ligue2 e 2.Bundesliga polverizzava gli avversari con impressionante facilità.

Silas nasce e cresce in un quartiere popolare di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, dove il calcio si gioca in strada, su campi improvvisati di terra battuta. In questi campi spesso più che le reti sono considerate le “skills”, la capacità di controllare la sfera e di esibirsi in trucchetti ed evoluzioni. Inutile aggiungere che molto di questo mondo è rimasto nel calcio di Wamangituka, abile nel controllo nello stretto, col pallone sempre in controllo, anche nei frequenti strappi palla al piede, sintomo di grande sensibilità in entrambi i piedi non solo nel destro.

Nonostante queste qualità il discorso cambia quando parliamo di capacità di passaggio. Ad oggi siamo stati testimoni di miglioramenti da parte dell’ex Paris FC, ma non è ancora il giocatore su cui fare affidamento in caso di costruzione ragionata. Tende infatti a scambiare poco con i compagni, preferendo l’azione personale al dialogo, anche perché è evidente che non si fida molto della sua capacità di passaggio, sopratutto se su distanza più sostenuta o in situazioni complesse su pressing dell’avversario.

Sebbene si veda che in allenamento si sta applicando sul miglioramento di questo fondamentale è giusto sottolineare come una crescita in questo aspetto del gioco è necessaria sopratutto se le ambizioni di Wamangituka sono di arrivare a livelli più elevati che quelli dello Stoccarda.

Per quanto concerne la conclusione a rete il congolese sa pungere soprattutto da dentro l’area, con ottimo istinto per la porta, sebbene le conclusioni risultino spesso sporche. Questa peculiarità è un arma a doppio taglio che dona imprevedibilità ai palloni calciati verso la porta, ma anche imprecisione. In area sa muoversi bene, trovando bene gli spazi e manifestando un buon istinto per la porta.

Al momento la sua efficacia è innegabile, ma è chiaro che va migliorato anche questo fondamentale, sopratutto per allargare il raggio di pericolosità dell’africano, ad oggi piuttosto circoscritto.

Wamangituka è pure il rigorista dello Stoccarda, proponendosi come battitore efficiente e con una ottima percentuale di realizzazione, pur essendo compresso il campione statistico. Tuttavia anche nella battuta dagli undici metri notiamo che la tecnica risulti ancora rozza, imperfetta e solo in parte elegante.

Difensivamente mette la sua fisicità al servizio della squadra. Pressatore instancabile anche se non sempre lucidissimo, aggredisce con energia la costruzione dal basso talvolta con successo diretto, vedere il secondo gol al BVB, talvolta rendendo difficile la costruzione dell’azione per gli avversari, come nel caso della famigerata rete al Werder Brema dove gli errori in impostazione dei difendenti vengono immediatamente puniti dal congolese, dando la vittoria allo Stoccarda.

Come si intuisce però un atteggiamento così spregiudicato ed istintivo in fase di pressing, va supportato da una fase difensiva accorta. Infatti nel 3-4-1-2 o 3-4-2-1 di Matarazzo il difensore alle spalle di Wamangituka è sempre bloccato, onde cercare di avere maggior equilibrio in fase difensiva.

La fisicità del congolese però non è uno strumento esclusivo per il pressing, ma risulta estremamente utile anche nei duelli fisici, tanto aerei, quanto in contrasto a palla a terra risultando un osso duro da superare per chiunque.

Caratterialmente gli spifferi di spogliatoio ci parlano di un ragazzo timido, molto riservato fuori dal campo, che sul rettangolo verde muta in un giovanotto esuberante e molto sicuro di se, pronto a spronare i compagni e talvolta irridere gli avversari.

Evoluzione

Attualmente Silas Wamangituka rappresenta un po’ quello che molti, a torto, considerano lo stereotipo del calciatore africano. Grandissimi mezzi fisici, discreta tecnica, ma assenza di comprensione del gioco e di capacità associative, atteggiamenti infantili e poco professionali, oltre che alle pesanti beghe legali sulla sua reale identità.

In realtà il congolese paga i pochi anni spesi in ambiente professionale, ma questo significa anche che il materiale umano è ancora ben lontano dal suo massimo potenziale.

Le strade per lo sviluppo sono praticamente infinite e le possibilità di crescita sono enormi per Silas.

Senza dubbio va raffinata la capacità di calcio e di passaggio, la freddezza e la bontà delle decisioni in fase offensiva e l’approccio maggiormente ordinato e meno istintivo alla fase difensiva.

I movimenti con e senza palla non sono certo un problema, anzi la capacità di andare nello spazio e portare via avversari con la sua sola presenza è notevole, anche se talvolta palla al piede tende a cercare di più le vie centrali, intanando il campo piuttosto che andare sull’esterno.

C’è uno spazio enorme per lo sviluppo tecnico e tattico di Silas, il problema è che non è semplice capire se ci sia una volontà da parte del calciatore di colmare alcune lacune o se si accontenti di quanto possa raggiungere con il suo livello di gioco attuale.

Risulta difficile anche individuare un modello di riferimento per la futura evoluzione di Silas, ma sono dell’idea che il suo ruolo per un migliore impiego sia quello di attaccante esterno a destra, in un contesto tattico molto dinamico e volto al pressing feroce, dove possa sfruttare al massimo la sua fisicità e il suo estro. Come punta da l’impressione che il suo rendimento potrebbe essere buono, ma non ha la capacità di fare da punto di riferimento e di occupare l’area ai massimi livelli, mentre da esterno a tutta fascia pur rendendo benissimo credo che terminerà esaurendo presto le energie fisiche interpretando il ruolo in maniera iper energetica.

Vestito in bianconero

La Juventus sta cercando di ampliare le opzioni offensive, ma dubito che Silas Wamangituka sia fra i papabili.

Molteplici sono i motivi: innanzitutto il costo e lo status da extracomunitario, le beghe legali relative alla reale identità (già ne abbiamo a sufficienza di tribunali), ma sopratutto l’impressione che nonostante il grande potenziale non ci si possa permettere di attendere un altro periodo di adattamento da parte di nessuno, dopo una prima parte di stagione a singhiozzo.

Potenzialmente Wamangituka potrebbe rivelarsi un attaccante temibile, di grande forza, potenza e con una combinazione di agilità, tecnica, rapidità e istinto difficilmente risolvibile per qualsiasi difesa, ma per arrivare a questo punto deve avere modo di crescere e mettere tanti minuti nelle gambe, sbagliando tanto e correggendosi altrettante volte.

Conclusione

Fossi in una situazione simile a quella dello Stoccarda vorrei assolutamente un giocatore come Silas in rosa. Eccellente contropiedista, minaccia continua per sua grande capacità di strappare ampie porzioni di campo in pochi secondi e in grado di trovare la rete in qualsiasi maniera possibile.

Il congolese è un grande atleta, eccellente negli spazi, ma temibile pure a difesa schierata.

Già così come ora è candidato ad una buonissima carriera a livello continentale, per lo meno fino a quando i suoi incredibili mezzi fisici resteranno così eccellenti. Tuttavia per imporsi ad un livello maggiore servirà uno step dentro e fuori dal campo dal punto di vista di gestione di se stesso, della comprensione del gioco e del miglioramento in fase di allenamento.

Stefano Follador

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