INTERVISTE CALCIATORI

ESCLUSIVA JUVENGERS: INTERVISTA A FULVIO COLLOVATI

Campione del Mondo con la Nazionale italiana nel 1982, difensore di Milan e Inter. Oggi dirigente sportivo e opinionista televisivo.


Non posso non chiederle un pensiero per Paolo Rossi, suo compagno di Nazionale. Che ricordo porta nel cuore del Rossi “uomo” e calciatore?

Siamo stati compagni di Nazionale e avversari di Club. Un avversario leale, corretto e generoso. Capiva ogni tipo di scontro. Mai polemico. Nel nostro caso, lui centravanti e io stopper, accettava anche qualche entrata un po’ brusca, dura, era intelligente nel capire che erano situazioni di campo. In questi giorni lo abbiamo visto in parecchie interviste, era sempre sorridente, era una persona che viveva con il sorriso. Lo era anche in campo da calciatore, compagno e avversario, mai cattivo.

Mondiale ‘82, immagino sia stato davvero complicato riuscire a prender sonno la notte prima della finale, come ricorda quei momenti?

Non solo prima della finale! Anche nelle partite precedenti si dormiva poco. Quando c’è un’emozione tale, con tanta tensione, non si dorme, inutile girarci intorno! In certe situazioni conta poco quanto si riesca a dormire. Non è importante la quantità di ore, una, due, tre, la tensione ti tiene sveglio e carico. Non dormimmo neppure la sera dopo la vittoria, non tanto per i festeggiamenti ma per la spossatezza, la felicità e il rilassamento che ne è conseguito.

Quella Nazionale ha fatto dello spirito di gruppo una sua caratteristica.

Le grandi vittorie passano sempre attraverso una grande aggregazione. Sembrano frasi fatte ma è la realtà. Il calcio è uno sport di gruppo, formato da almeno 22 persone, non è facile a volte andare d’accordo. C’è chi gioca e chi no, e non sempre tutti lo accettano, però quello che ha contraddistinto quella squadra era proprio la capacità di andare tutti nella stessa direzione. Nonostante fosse formata da i migliori giocatori dei rispettivi club, era prima di tutto composta da campioni di umanità, non solo di calcio.

Nel tempo ho avuto l’onore di intervistare altri suoi compagni del Mondiale ‘82 ed esattamente come Lei, tutti hanno raccontato che in quella grande compattezza di squadra e voglia di aiutarsi reciprocamente si nascondeva la chiave del vostro successo.

Si, non ci siamo mai fatti pesare nulla. Eravamo tutti molto semplici. In questo giorno si è parlato tanto di Paolo Rossi. Lui ad esempio ha vinto oltre che un Mondiale come noi anche un Pallone d’Oro. Quel trofeo lo hanno vinto in pochi giocatori eppure lui non lo ha mai fatto pesare. La sera prima veniva premiato, il mattino seguente era al bar a fare colazione come una persona normale. La forza di quella Nazionale era questa, l’umiltà e la semplicità. Sono caratteristiche che purtroppo oggi nel calcio attuale si ha difficoltà nel ritrovarle.

Il calcio d’oggi è diverso rispetto ad alcuni anni fa, è cambiato più il modo di approcciarsi o siamo noi che le vediamo da nostalgici?

Il calcio è cambiato, e di conseguenza anche i calciatori. Non è però una loro colpa diretta, il calcio infatti oramai è diventato una macchina commerciale, un meccanismo dove macinare soldi. A loro malgrado molti calciatori attraverso alcune figure, ne hanno iniziato a trarre vantaggi, adeguandosi al cambiamento. Ci sono molti meno valori di un tempo.

La sua era una Nazionale a forte matrice juventina. È mai stato vicino al passaggio in bianconero ?

Si, quando lasciai il Milan ci fu la prospettiva di andare alla Juventus, come del resto alla Fiorentina e all’Inter. Il destino di un giocatore all’epoca per l’80% lo decideva la società a differenza di oggi che si ha la possibilità di scegliere dove trasferirsi. Inter e Milan trovarono l’accordo e finii in nero azzurro. Fui fortunato e son contento di quel trasferimento. In prima battuta mi sarei dovuto trasferire alla Fiorentina, ma poi intervenne Mazzola. Mi chiamó e palesó l’interesse, ma come detto prima dovevano essere le società a trovare l’intesa. Io mi defilai e lasciai fare, al tempo non c’erano i procuratori.

Parliamo di Juventus, le piace questa Juve? Che ne pensa?

Si, mi piace l’Idea di un ex campione come Pirlo in panchina. Apprezzo questa voglia di provare a portare qualcosa di nuovo, ma serve lavoro e pazienza. Non so se alla Juve hanno tutta questa voglia di aspettare e dare tempo. Manca secondo me qualcosa a centrocampo, non mi entusiasma sinceramente. In tempi non sospetti feci notare le mie perplessità riguardo alla metamorfosi di un centrocampo composto da Pogba – Vidal – Pirlo a quello attuale. Credo che ci sia un bel pó di differenza!

De Ligt giovane muro olandese per cui la Juventus ha investito molto. Lo considera già un Top?

Direi proprio di sì. Tenga presente che oltre lui c’è Van Dijk. Ai miei tempi c’erano molti più difensori, ne guardavi venti, trenta e poi sceglievi i più forti. Oggi ce ne sono pochissimi. Il ruolo del difensore non voglio dire che sia in via di estinzione ma quasi. Nel ruolo di centrale a volte Guardiola fa giocare Fernandinho che è un centrocampista. Non è più il ruolo di una volta con la marcatura a uomo, oramai deve saper impostare e dare via all’azione. Per questo uno come De Ligt lo metto tra i primi cinque al mondo. Oltretutto ha vent’anni, molto giovane con una grandissima personalità. Per i prossimi 10 anni sarà una figura insostituibile per la Juventus.

Torniamo all’azzurro, punterebbe sull’Italia guidata da Mancini per i prossimi Europei?

Si perché non vedo grandi squadre. Nonostante manchi magari qualcosa in attacco, è una nazionale che Mancini ha plasmato bene. Ripeto, non vedo squadroni in giro per l’Europa. La Germania é nel bel mezzo di un ricambio generazionale, la Spagna idem.

Non ci resta che sperare in un’estate azzurra nel segno della vittoria! Un ringraziamento speciale al Sig.Collovati da parte di tutta la redazione di Juvengers.com

I contenuti della presente intervista sono un esclusiva Juvengers.com pertanto soggetti a copyright. Un utilizzo senza autorizzazione e citazione della fonte è perseguibile ai fini della legge.

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