#RawDiamonds

#RawDiamonds: Alexander Isak

Ricordo divertito la prima volta che vidi Alexander Isak. Era la primavera del 2016 ed indossava ancora la maglia dell’Aik Solna, squadra svedese dove iniziò la sua carriera.

Ricordo mormorare fra me e me che quello spilungone con la faccia da bambino avrebbe fatto bene a mettersi dei pesi a polsi e caviglie se non aveva intenzione di volar via alla prima folata di vento, tanto era esile e alto. Il soprannome “La Giraffa” mi sembrava molto più calzante che il pomposo, e portatore di grande scalogna, “New Ibra”.

Quando la palla iniziò a rotolare però il sedicenne impacciato e con gli occhi fissi sul pavimento sparì come d’incanto, lasciando spazio a a un qualcosa che in maglia AIK non si era mai vista a memoria d’uomo.

Biografia

Alexander Isak nasce il 21 settembre 1999 a Solna, cittadina dell’hinterland della capitale Stoccolma in una famiglia di origine eritrea.

I genitori di Alexander lasciarono il corno d’Africa per richiedere asilo politico in Svezia, fuggendo da un regime dispotico ed autoritario che ancora oggi verte sul paese.

In Svezia la comunità eritrea è presente e viva, permettendo alla famiglia Isak di crescere i due figli Sened Teame ed Alexander in un ambiente tranquillo e caratterizzato dal multiculturalismo tipico delle nuove generazioni svedesi dove culture e lingue di ogni angolo del globo si mischiano e contaminano.

Esiste però una vera lingua universale ed è il football ed il giovane Alexander dimostra di saperla parlare piuttosto bene sin dalla più tenera età.

A solo sei anni viene notato dagli osservatori dell’AIK. Il club giallonero lo inserisce nel vivaio e il ragazzo ripaga la fiducia con prestazioni convincenti ed una crescita calcistica sorprendente per qualità e precocità.

Isak è fra i prospetti più interessanti della nazione, debuttando con la selezione giovanile U16 nel 2015 (10 presenze 2 reti), con l’U17 nello stesso anno (12 gettoni e 5 gol), nel 17 con la U21 (3 gare ed una rete), 8 presenze con l’U21 ed infine con l’arrivo in nazionale maggiore nel gennaio 2017 dove ad oggi ha uno score di 5 centri in 18 presenze.

Se il percorso con la nazionale è positivo lo si deve alla carriera con i club ovviamente che inizia ufficialmente il 28 febbraio 2016, quando da sedicenne viene mandato in campo a 15 minuti dal termine da coach Andreas Alm. Il debutto avvenne contro la formazione di quarta serie Tenhults IF, con Isak che riuscì pure a trovare la rete all’esordio.

Il 7 aprile dello stesso anno Isak esordisce da titolare anche in Allsvenskan, esordio ancora condito da rete che fissa il risultato sullo 0-2 sul campo dell’Ostersunds FK. Ça va sans dire che chi lo incorona marcatore più precoce della storia della massima divisione svedese a soli 16 anni e 199 giorni. Non sarà l’unico record del ragazzone di Solna.

Il 25 aprile mette a segno la prima rete in casa nella vittoria per 2-1 contro l’IF Elfsborg, anche se il momento clou della stagione sarà certamente la doppietta rifilata al Djurgarden, storico rivale dell’AIK.

La stagione 2016 si chiude con 24 presenze e 10 reti, numeri decisamente importanti per un diciassettenne che per inciso si toglie pure lo sfizio di prendersi il record di precocità di marcatura con la maglia della Svezia, andando in rete alla seconda presenza nel 6-0 inflitto alla Slovacchia il 12 gennaio 2017.

Oramai è evidente la crescita verticale di Alexander cozza con il livello modesto del campionato svedese, a fine stagione 2016 l’asta è aperta.

Sembra tutto fatto con il Real Madrid, dove il progetto dei teenager terribili Vinicious e Rodrygo era ancora lontano da iniziare, ma l’ambiente della Casa Blanca spaventa e intimorisce il sensibile Alexander. Nella capitale spagnola si può diventare stelle di prima grandezza o bruciarsi. Isak rifiuta clamorosamente il trasferimento, suscitando un certo scompiglio sulla stampa locale ed internazionale.

Accetta invece l’offerta di una squadra e di un campionato storicamente molto più teneri con i giovani talenti: il Borussia Dortmund.

A Dortmund ormai hanno la consolidata fama di creatori di stelle e sono certi di aver messo le mani su un gioiello di prima qualità.

Alexander Isak lascia l’AIK Solna, sua casa da sempre, per approdare al BVB, a fronte di un assegno dal valore mai del tutto, ma che i più pensano compreso fra gli 8.5 e i 9 milioni di euro rendendolo il trasferimento più oneroso nella storia del calcio svedese.

Arriva a Dortmund nel gennaio 2017, con un contratto quinquennale e la pressione del predestinato. L’esperienza tedesca non sarà però un successo.

Nei primi mesi la società lo dirotta nella squadra riserve, senza troppi rimpianti, concedendo al giovane svedese qualche minuto in Coppa di Germania, trofeo poi vinto a fine anno.

La stagione 17/18 continua sulla falsariga di quanto visto precedentemente, pochi minuti ed occasioni vere. Arriva una prima rete, sempre in coppa, contro il Magdeburgo, ma resterà l’unica nonostante qualche minuto concesso anche in Bundesliga.

Nel mercato di riparazione la dirigenza giallonera decide di lasciar partire in prestito Isak, con metà l’Eredivisie, più precisamente la città di Tilburg dove il centravanti si unirà allo storico club Willem II.

Con i Tricolores la musica cambia, Alexander trova minuti, fiducia e gol, una valanga di gol, 14 centri, 7 assist in solo 18 gare con la qualificazione europea sfiorata rappresentano sei mesi interpretati al meglio dal centravanti di Solna.

Colleziona pure un record di precocità, superando leggende come Romario, Ronaldo ed Ibrahimovic realizzando più gol di qualsiasi altro debuttante straniero nelle prime 12 gare.

Nonostante i sei mesi di alto livello in Olanda la dirigenza del Dortmund decide di puntare su altri calciatori, lasciando libero Isak di cercare nuove soluzioni per la sua carriera. Incredibile come in soli 18 mesi Isak passi da oggetto del desiderio di mezza Europa ad esubero per i gialloneri.

A farsi avanti per la nostra giraffa non sono più i Real Madrid o i Liverpool del caso, ma una società dal blasone più modesto: la Real Sociedad.

I baschi staccano un’assegno da 6,5 milioni di euro e nell’estate 2019 Alexander diventa un giocatore della società di San Sebastian.

La realtà della Real Sociedad è piccola, a misura d’uomo come club e città, ma nasconde una forte ambizione e volontà di crescita, essendo un grado di coniugare un florido vivaio (Oyarzabal, Elustondo, Berrenetxea) con la capacità di scouting di alto livello (Willian Josè, Le Normand) e sopratutto la capacità di ridare valore a giocatori reduci da annate appannate (Januzaj, Merino, Portu, Monreal).

Il tutto sotto l’attenta gestione di Imanol Alguacil ex giocatore ed allenatore cresciuto in seno ai Txuri-urdin.

Isak trova un contesto tattico estremamente stimolante ad accoglierlo in Spagna, ma la concorrenza è diversa da quella trovata Tilburg. Il quadrato magico formato da Oyarzabal, Odegaard, Januzaj e Willian José funziona alla grande e per Isak c’è spazio, ma solo partendo dal pino.

La scelta si rivela azzeccata non solo per il rendimento della squadra, ma anche funzionale alla crescita del giovane svedese.

Risulta evidente come col passare dei mesi la capacità di entrare in partita in pochi minuti e di potersi adattare a diversi assetti tattici crescano per Alexander, migliorandone notevolmente l’approccio.

Nella seconda parte di stagione la squadra non soffre la querelle Willian José, auto esclusosi dalle convocazioni a fine gennaio per forzare il trasferimento, grazie anche alla prima metà stagione preparatoria di Isak che a fine stagione potrà vantare un contributo di 9 reti e un assist in 1498 minuti, ma sopratutto 7 goal e 2 assist in sette presenze nel percorso di Copa del Rey che porta alla finalissima tutta basca contro i cugini dell’Athletic.

Purtroppo l’emergenza COVID ci ha privato dell’epilogo di questa competizione, visto che entrambe le squadre hanno espresso il fermo desiderio di giocare la finale con il proprio pubblico, in una gran festa dell’orgoglio basco.

Il percorso di crescita fatto nella stagione passata però non passa solo dai risultati, ma sopratutto dalla sempre maggior fiducia accordatagli dal corpo tecnico.

Poco a poco il ragazzo di Solna si sta guadagnando minuti e opportunità, passando da un minutaggio da riserva a quello di titolare aggiunto.

La stagione 2020/21 non è iniziata in maniera stellare per Isak, ma la sua presenza in campo é estremamente funzionale al rendimento eccellente di Oyarzabal e dal resto del drappello di mezze punte terribili di Imanol, come Silva, Januzaj e Portu.

Caratteristiche tecniche

Alexander Isak è un centravanti, un numero 9, che però non possiamo definire certamente classico.

Il soprannome “The New Ibra” non ci tragga in inganno. Sicuramente Isak ha la statura, la tecnica e la provenienza del grande Zlatan, ma non potrebbe essere più diverso nella maniera di interpretare lo spazio, il ruolo e la fisicità dell’attaccante.

Parliamo innanzitutto della struttura fisica.

Il metro e novanta è una statura importante, ma a livello muscolare è quanto di più lontano possiamo immaginare dal panzer. Longilineo e leggero pare la trasposizione pallonara della fisicità di Kevin Durant, anche perché il nostro The Giraffe è pure dotato di uno scatto più che buono, mobilità ed allungo da atleta di livello, condito da una buona predisposizione al gioco aereo ed in acrobazia.

Pur non facendo della potenza fisica la sua arma principale è conscio del potenziale del suo corpo, usando molto bene la sua fisicità spigolosa è allungata per prendersi dei vantaggi sulla difesa. Difende in modo pulito il pallone, sapendo utilizzare anche una certa malizia in situazioni spalle alla porta, dove opera quasi come fosse un judoka, utilizzando la forza dell’avversario a proprio vantaggio, specialmente nei mismatch fisici contro i terzini.

Dal punto di vista tecnico stiamo parlando di un centravanti dai piedi molto educati, anche il sinistro, teoricamente più debole, è dotato di sensibilità e prontezza.

Isak possiede un ottimo primo controllo, riesce a domare bene anche palloni sporchi o poco concilianti e a mettersi in condizione di essere pericoloso nel giro di un amen.

Il numero 19 della Real Sociedad è dotato di un ottimo tiro. Ad una capacità di calcio molto pulita e precisa, circa il 60% delle sue conclusioni sono nello specchio della porta, aggiunge al suo arsenale offensivo una egregia capacità di aggressione degli spazi e di interpretazione dei movimenti.

Non aspettatevi il tipico campeggiatore da area di rigore, anzi.

Ama infatti muoversi su tutto il fronte d’attacco, riuscendo spesso a creare spazi nella difesa in cui la batteria di nani malefici di Imanol si butta a capofitto.

Uno dei movimenti tipici è l’abbassamento fra linea difensiva e centrocampo, in posizione lievemente decentrata per indurre in errore di posizionamento uno fra centrale difensivo e terzino favorendo l’inserimento in profondità dell’ala o del trequartista.

Nel complesso ed affascinante scacchiere tattico della Real il centravanti, sia Isak che Willian Josè, spesso riveste un ruolo di facilitatore di gioco, incaricato più che di finalizzare l’azione, di liberare spazi e far collassare la difesa in una varietà di opzioni offensive interessanti e molto moderne.

Alexander risulta un rebus di difficile risoluzione per molte difese proprio per la sua costituzione decisamente atipica. È un numero 9 alto, rapido, dotato di ottima tecnica, controllo del corpo e di una buona capacità di leggere le difese sia nella fase costruttiva dell’azione che in fase di conclusione dove possiede il dono di saper “galleggiare” fra i centrali sbucando poi in tutt’altra posizione dove risulta spesso letale grazie a una freddezza e ad una selezione dei tiri di livello europeo.

Detta così sembrerebbe un satanasso infernale impossibile da fermare, ma non è così e la stagione in corso fino ad oggi ne sta evidenziando i limiti.

Infatti sono diversi gli aspetti su cui Isak può e deve lavorare se intende prendersi la ribalta sui palcoscenici calcistici più importanti.

Caratterialmente è un ragazzo diligente, buon esecutore, ma soffre la pressione e le marcature rudi, scomparendo nel momento in cui gli si chiede di prendersi sulle spalle la squadra o quando i diretti avversari non si fanno remore ad usare qualche asprezza di troppo in marcatura.

A ben vedere nella sua breve carriera ha saputo dare il meglio proprio nei momenti in cui non ci si attendeva granché da lui, come la mezza stagione in Eredivisie o la scorsa stagione in cui senza il peso della maglia da titolare obbligato ha saputo rendere ad ottimi livelli.

Un’altro aspetto su cui lavorare molto, strettamente legato al carattere sarebbe la continuità di prestazioni, tratto fondamentale per poter ambire ad una carriera ad alto livello.

Come visto Isak è già ad oggi, a soli 21 anni, un profilo tecnicamente e tatticamente importantissimo.

Il suo margine di sviluppo è importante e per lo più relativo ad una crescita caratteriale che possiamo immaginare possa arrivare con l’età.

Una maggiore sicurezza, aggressività, costanza e presenza mentale all’interno del match sono elementi che non tutti hanno sin da giovanissimi, ma vanno stimolati e fomentati con l’avanzare della carriera nell’ottica di una crescita prestazionale.

Il passo falso a Dortmund dove il fallimento fu evidente e doloroso poteva essere foriero di un ridimensionamento delle ambizioni di carriera, ma così non è stato grazie sicuramente alla bontà tecnica di Alexander, ma sopratutto grazie alla scelta avveduta di un’ambiente ideale per la ripresa e la crescita del giovane svedese.

Nonostante sia evidente che il percorso di Isak in maglia bianco azzurra sia lontano da essere completo già durante la scorsa sessione di mercato si sono susseguite voci di interessamenti ed abboccamenti. Barcelona, Chelsea e più recentemente Inter e Juventus sono state ventilate come possibili pretendenti per il nativo di Solna. Come vedete tutti club con grosse differenze fra loro, nel gioco, nelle idee e nella costruzione della rosa.

Difficile pensare che un calciatore possa sposarsi coi progetti sportivi di tutte e quattro queste realtà, ammesso e non concesso che i rumors di mercato siano reali.

In realtà, come detto precedentemente, le caratteristiche di Isak sono tali che la sua acquisizione sarebbe da considerarsi sensata per qualsiasi realtà.

Lo svedese infatti ha dimostrato di sapersi adattare con successo a diversi ruoli e compiti nel fronte di attacco, riuscendo a far rendere al meglio chiunque fosse schierato al suo fianco. Una prima punta come Willian Josè, trequartisti come Oyarzabal ed Odegaard, ali alla Januzaj, seconde punte come Portu. Tutti trovano vantaggio nel giocare a fianco del pennellone numero 19, in grado di volta in volta di adattarsi e trasformarsi nel suo modo di stare in campo senza perdere efficacia.

Isak è quello che gli sportivi d’oltreoceano chiamano un Unicorno, un giocatore con doti così spiccate e associate in maniera così inconsueta da risultare una risorsa preziosa per qualunque compagine.

Evoluzione

La crescita che Alexander si trova a dover effettuare è sopratutto di natura caratteriale.

Chiaramente può crescere anche dal lungo di vista tecnico, ma già oggi i dati ci dipingono un centravanti che, pur con caratteristiche diverse, può rappresentare uno dei grandi interpreti del ruolo nella sua generazione.

Risulta difficile andare a fare un parallelo con altri attaccanti del passato per trovare una possibile similitudine, perché le caratteristiche fisiche, tecniche e tattiche di Isak sono un mix che non ricordo in possesso di alcun numero 9 degli ultimi trent’anni di calcio.

Dovrà sicuramente maturare, crescere dal punto di vista della combattività in campo nei duelli aerei e non, diventare un po’ più Zlatan dal punto di vista caratteriale, ma Alexander Isak ha tutto il potenziale per avere una carriera di altissimo profilo.

Vestito in bianconero

Parlare di altri attaccanti con la forma attuale di Alvaro Morata pare un sacrilegio, eppure a buona parte dei tifosi bianconeri pare chiaro che in avanti siamo carenti di alternative, sopratutto in una annata strana come la attuale funestata dal COVID-19.

Tralasciando il terribile discorso liste e l’eventuale aspetto economico vedere Alexander Isak cambiare le attuali strisce bianco azzurro per le più eleganti bianconere sarebbe un fatto che mi riempirebbe di gioia.

Come avrete capito ho un debole per questo giocatore, ma è indubbio che la giovane età, la qualità tecnica, l’atletismo e la capacità di adattarsi a tutti i nostri calciatori del parco attaccanti, oltre che a saper giocare un calcio molto vicino a quelle che paiono essere le idee di Andrea Pirlo, siano tutti elementi che renderebbero il suo acquisto un’operazione sensata e lungimirante.

Ci andò male con il primo Zlatan? Proveremo col secondo, se mi concedete la battuta.

D’altro canto però Isak ha dimostrato in questo inizio di carriera di essere un ottimo secondo o terzo violino, non certo un trascinatore o un elemento di carattere, cosa di cui la nostra rosa ha estremo bisogno in questo preciso momento.

Certo i gol non li fanno la leadership ne il carisma, ma Isak è un ragazzo molto calmo, umile, quasi dimesso, rispettoso, non il condottiero scafato che serve alla nostra banda di sbarbati.

Conclusione

Isak non è il nuovo Zlatan, non ha quella personalità, quel carisma o quella arroganza positiva, Isak è un ragazzo con i piedi per terra, innamorato della sua terra d’origine (l’Eritrea), umile e diligente, quasi ordinario fuori dal campo, ma straordinario sul rettangolo verde, per fisicità, tecnica ed intelligenza.

Alto, veloce, preparato e talentuoso, sono convinto che il futuro sia suo, avendo già dimostrato di poter essere un fattore importante in una piazza tranquilla, ma ambiziosa come San Sebastian.

Lo ha dimostrato nello stadio più importante, il Santiago Bernabéu, contro il difensore più famoso, Sergio Ramos, cosa può fare, eliminando il Real Madrid dalla Copa del Rey con una doppietta ed una assist. Questo è il suo potenziale, non deve far altro che dare continuità alle sue prestazioni, continuando a fare scelte avvedute come quella di fare un passo indietro a Dortmund per ripartire dai Paesi Baschi.

Stefano Follador

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