#RawDiamonds

#RawDiamonds: Bryan Reynolds

La Vecchia Signora si muove sotto traccia ormai e senza dare il minimo indizio ai tanti tromboni di radio mercato.

Il sodalizio bianconero draga le acque delle trattative silente ed ermetico, senza offrire riferimenti salvo ormai a giochi fatti e con news inaspettate e frutto di un certosino lavoro di scouting.

Le ultime news parlano di un vero e proprio blitz di Paratici e soci in terra a stelle strisce, Dallas per essere precisi, per chiudere a stretto giro di posta per l’ennesimo emergente made in USA salito alla ribalta: Bryan Reynolds.

Biografia

Bryan Reynolds nasce il 28 giugno 2001 a Forth Worth, nel cuore del Texas a mezz’ora da Dallas.

Nella città dei Mavericks e dei Cowboys però c’è spazio anche per il soccer, con la presenza dell’FC Dallas, membro fondatore della MLS e club attentissimo e capace nello scovare e sviluppare i migliori talenti dello stato della stella solitaria, se avete dubbi chiedete a Weston McKennie, passato attraverso il settore giovanile dei The Toros.

Nell’opera di ricerca i dirigenti di Dallas scovano un giovanissimo Bryan Reynolds, che entra sin da quattordicenne nel sistema delle giovanili rossoblu.

A Dallas Bryan strega tutti, tanto che il club rompe gli indugi per firmare con il ragazzo un contratto da professionista a soli 15 anni, record per la MLS, probabilmente scottati dal recente addio dell’altro bimbo prodigio texano McKennie partito per Gelsenkirchen lasciando Dallas con un palmo di naso.

Reynolds è un profilo interessante e molto considerato a livello locale e nazionale, stabilmente nel giro della nazionale giovanile a livello U16, U17 e U18.

Il ragazzo di Forth Worth nasce come esterno d’attacco, dotato di una accelerazione mortifera e grandi doti atletiche, ma l’evoluzione del ruolo del terzino moderno combacia perfettamente con le sue qualità, tanto che l’allenatore delle giovanili Oscar Pareja prima e Luchi González poi, lavorano con successo per trasformarlo da ala tutto pepe e strappi ad un’esterno basso di alto livello, sopratutto dopo la partenza di Reggie Cannon, mentore e grande amico del nostro Bryan.

Caratteristiche tecniche

Bryan Reynolds gioca ormai stabilmente come terzino destro, con una notevole predisposizione alla fase offensiva e rivestendo un ruolo chiave nell’attacco dell’FC Dallas, portando in dote profondità, ampiezza e velocità alla manovra.

Fisicamente è un’atleta di primo livello, ben sviluppato muscolarmente, longilineo e dalle doti di corsa e resistenza importanti, dotato di buona velocità ed accelerazione e discreta elevazione.

Alto 185 centimetri e atleticamente maturo, è fisicamente in grado di imporsi nei duelli anche se, come vedremo, la sua evoluzione tattica lo rende poco propenso ed efficace nell’utilizzo del corpo.

Il ruolo del laterale difensivo nello scacchiere texano di Luchi González è di primaria importanza, sfruttando al massimo le qualità di Reynolds.

Gli viene richiesto un apporto offensivo importante, sia a livello di iniziative personali, che di partecipazione alla azione manovrata e di occupazione degli spazi, tanto in ampiezza, quanto in profondità.

Il passato da esterno offensivo è ancora ben visibile nel gioco del numero 14, nel bene e nel male.

Risulta essere uno dei migliori dribblatori fra i terzini della Mls, con 3.6 dribbling riusciti a gara, frutto di una costante proiezione offensiva, grande fisicità e gamba, meno di finezze tecniche o arabeschi alla brasiliana. Il controllo palla è sicuro, ma essenziale, senza svolazzi o soluzioni particolarmente fantasiose in controllo.

La conduzione della palla è di buon livello, permettendo notevoli strappi palla al piede in seguito al recupero palla o volti a spezzare lo schieramento difensivo in transizione. In questi frangenti la velocità, la potenza e la capacità di conduzione sono uno strumento importante dell’attacco di Dallas che punta a cercare quanto più possibile le tremende sgroppate di Bryan.

Il primo controllo non è male, spesso riesce ad addomesticare la sfera bene con controlli orientati che premiano il ritmo di gioco, anche se il fondamentale va migliorato sul piede debole ancora grezzo.

Tatticamente Reynolds viene utilizzato per azioni offensive piuttosto dirette, blitz basati sulla sua capacità di mangiarsi ampie porzioni di campo in pochi attimi e nel battere quasi ogni avversario in velocità. Quando però l’azione è più ragionata e necessita di una costruzione più complessa Bryan sa comunque difendersi e dare il suo contributo.

Passatore nella media per volumi e precisione nella MLS, viene penalizzato nella precisione dei passaggi dall’alto numero di giri che Dallas impone al gioco, molto energetico e frenetico, risultando in realtà migliore di quanto i numeri dicano.

Ottimo nel fondamentale del cross che esegue con efficacia e precisione, proponendo spesso la soluzione rasoterra per il rimorchio, sopratutto quando riesce ad andare sul fondo dopo aver superato il diretto marcatore. In questa annata ha prodotto 4 assist in 17 gare, oltre a una mole importante di pre assist e passaggi chiave, segno di una presenza notevole e di qualità nel terzo d’attacco.

Le scelte e le letture offensive sono scolastiche e lineari in molti aspetti, ma portate con i tempi giusti, rendendole utili ai fini di creare pericolosità.

In attacco a livello MLS risulta eccedere decisamente un fattore, aiutato dall’impostazione tattica molto spregiudicata e poco conservativa che tendiamo a trovare nel campionato a stelle e strisce.

In fase di non possesso le statistiche parlano di un giocatore tutto sommato solido e disciplinato dal punto di vista difensivo, sebbene sia chiaro che lo spostamento nel ruolo di terzino sia avvenuto solo un paio di anni fa.

La proiezione offensiva costante ne diminuisce i numeri positivi e le statistiche volumetriche nel proprio terzo difensivo, ma parliamo di un giocatore che rientra nella media dei terzini statunitensi per duelli difensivi a partita (9.27/match) e lievemente sotto media per percentuale di duelli vinti (57%).

Numeri figli si dei compiti tattici svolti dal nativo di Fort Worth, ma sopratutto di una tecnica difensiva ancora poco efficace.

Sovente Reynolds preferisce non affondare il contrasto e temporeggiare in maniera passiva sul diretto avversario, ciò comporta diversi fatti.

Da un lato questo atteggiamento permette un recupero del resto del reparto in fase di riadattamento della linea difensiva, utilissimo in fase di transizione negativa, inoltre questa tendenza a non affondare il contrasto permette a Bryan di non esporsi quasi mai a situazioni particolarmente rischiose, sebbene i duelli vinti così facendo siano pochi.

In effetti in fase difensiva è un giocatore di sistema, che lega i suoi successi a movimenti collettivi, piuttosto che a scelte o capacità personali.

La tendenza a non cercare mai la scivolata, il contrasto o l’anticipo sull’uomo si traducono in pochi rischi per la squadra e ci parlano di un ragazzo intelligente e conscio dei suoi limiti attuali nei fondamentali difensivi e nell’uso della sua fisicità che però dovranno necessariamente migliorare se si vuole mettere alla prova a livello più alti.

Difensivamente l’impatto maggiore di Reynolds è nella fase di contropressing dove risulta invece molto più a suo agio difendendo correndo in avanti piuttosto che all’indietro. In questa fase del gioco la sua presenza è cruciale nel recupero alto del pallone, grazie alla rapidità, alla prontezza e un discreto intuito nello scegliere le linee di passaggio degli avversari.

Il recupero palla in posizione favorevole porta Reynolds in agire spesso da conduttore della ripartenza offensiva, questo genera un quantitativo di palle perse più alto del normale fra i terzini, ma è essenzialmente dovuto alla centralità del giovane nello scacchiere tattico e dalla responsabilità che il coach González da al numero 14 riguardo scelte offensive e volume di gioco gestito.

Evoluzione

Bryan Reynolds ha sulle spalle meno di una trentina di fare a livello professionale, un cambio ruolo piuttosto recente e non ha ancora compiuto vent’anni, logico pensare che ci sia ancora un gran margine di crescita nel suo gioco e nella sua capacità di interpretare il ruolo di terzino destro.

È innegabile che l’interesse per il suo profilo tecnico è fortemente accresciuto dai cambiamenti in atto nel calcio moderno.

Gli exploit dell’Atalanta, sostenuti da terzini d’attacco come i vari Gosens, Hateboer e Castagne, ora al Leicester. L’esperienza europea del Liverpool di Alexander-Arnold e Robertson, il City di Guardiola e addirittura il Bayern campione d’Europa con il giovanissimo canadese Davies sugli scudi, senza parlare degli altri laboratori di calcio sparsi per il continente indicano chiaramente una evoluzione del ruolo del terzino, come parte nominale della linea difensiva, ma in realtà cardine della manovra d’attacco.

In questo contesto Reynolds può crescere enormemente vedendo esaltati i suoi innegabili pregi e mascherati i suoi altrettanto evidenti difetti, in gran parte legati alla giovane età e all’inesperienza sul rettangolo verde.

Il texano possiede un ritmo di gioco, unito ad un piede educato ed una buona applicazione tattica che lo rendono senza dubbio un profilo interessante.

Non diventerà mai un playmaker aggiunto come il connazionale Dest, non avrà i prodromi del fuoriclasse come Alphonso Davies, nemmeno la tecnica cristallina di Alexander Arnold, ma Reynolds possiede doti preziose e valide se canalizzate nel contesto giusto.

Ovviamente dovrà crescere molto sotto il profilo della difesa attiva, diventare più performante nei duelli con gli avanti avversari e ampliare il repertorio offensivo a volte troppo monocorde ed imprevedibile, ma il materiale umano a disposizione è già oggi evidentemente superiore al livello della MLS.

Il suo futuro è tutto da scrivere, in una interpretazione del ruolo nuova e moderna, probabilmente in un futuro da esterno a tutta fascia di una difesa a 3 o a 5 asimmetrica.

C’è molto lavoro da fare per giungere ad un livello tale da essere un fattore in un club di alto livello europeo, ma non è impossibile, sopratutto se inquadrato in una scelta ben precisa di impostazione di calcio.

Il percorso tecnico tracciato è quello del già nominato Davies, con le dovute proporzioni. Probabilmente il canadese resterà inarrivabile in quanto eccellenza nel ruolo, ma i margini di crescita dimostrati sono enormi.

Vestito in bianconero

Nel giro di poche ore Bryan è passato da misconosciuto totale a concreto obiettivo di mercato bianconero, nello stupore generale.

Sinceramente solo pochi mesi fa avrei dubitato più che fortemente di una voce del genere, vista la storica ricerca dell’affidabilità della società torinese, anche a costo di rinunciare a scommesse interessanti.

Oggi non sono così convinto di questo, anzi.

Reynolds è un esterno destro che se schierato nel modulo ibrido di Andrea Pirlo, potrebbe nascondere la sua inesperienza e poca efficienza difensiva, coperto alle spalle dal trio di centrali, mentre in fase di transizione, recupero palla avanzato ed offensiva potrebbe risultare favorito dal contesto tecnico juventino.

Tuttavia credo sia necessario essere realisti. Il 14 di Dallas viene da un campionato minore, dove gli avversari risultano di gran lunga più abbordabili che quelli che troverebbe in Italia ed in Europa.

Con tutta probabilità gli farebbe enormemente bene uno step intermedio di adattamento al mondo bianconero, anche con la Juventus U23, anche se difficilmente un investimento da sei o sette milioni di euro va dirottato in Lega Pro.

In questo senso non mi stancherò mai di ripetere che la promozione in Serie B della nostra seconda squadra rappresenta un punto chiave nella crescita societaria a lungo termine, potendo contare su un palcoscenico più probante e competitivo dove forgiare i giovani del nostro vivaio o acquisiti.

Inoltre a livello numerico in rosa pare ci sia un certo sovraffollamento nello slot di esterno destro: Chiesa, Cuadrado e Danilo per ora paiono sufficienti a coprire la fascia.

Si tratterebbe in ogni modo di un’addizione interessante alla rosa, stimolante dal punto di vista di riconoscimento di un preciso progetto tecnico e perché no? Anche per dare continuità al sodalizio juventino con gli States che male non fa al nostro marchio e alle casse societarie.

L’acquisto di Reynolds mi sorprenderebbe, ma visto che il pur venerabile Cuadrado non sembra aver appreso a ringiovanire e che Danilo pare rinato nel nuovo ruolo di centrale ibrido sviluppato dal mister, forse una freccia in più sulla fascia oltre a Chiesa non sembra una idea così peregrina, per lo meno in ottica futura.

Conclusioni

Bisogna premettere che i fuoriclasse sono altri, Reynolds non ne ha le sembianze, ma è anche vero che nessuna squadra vive di soli fuoriclasse.

Il giovane texano ha un futuro da specialista ben definito. Ha il tempo dalla sua per crescere e migliorare negli aspetti oggi difettosi del suo gioco, ma il potenziale che ha se convogliato nel giusto modo è molto interessante.

Serve tempo, pazienza e anche lasciare spazio ad errori e prestazioni sottotono, tutte cose che nel football moderno non abbondano a nessuna latitudine, ma il ragazzo di Fort Worth può senza dubbio costruirsi una carriera europea decente.

Troppe le variabili per pronosticare a che livello, ma sono personalmente curioso di vedere se questo calcio iper specialistico un po’ alla Moneyball saprà tirar fuori il meglio da questa freccia a stelle e strisce.

Stefano Follador

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