INTERVISTE CALCIATORI

Esclusiva Juvengers: Intervista a Claudio Gentile

Insieme a Zoff, Cabrini e Scirea ha composto il reparto difensivo della Juventus e della Nazionale italiana campione del Mondo. Claudio Gentile si racconta a Juvengers, ricordando i periodi più significativi della sua gloriosa carriera.


Cosa è stata per lei la Juventus?

È stato come toccare il cielo con un dito, un vero e proprio sogno. Sono juventino fin da ragazzino, per me la Juventus è sempre stata il massimo. Il giorno che dal Varese riuscii a passare alla sua corte quasi non ci credevo. Guardando i campioni di quel tempo, appena arrivato ero molto pessimista. Il non trovare spazio era più che un ipotesi. Mi allenavo con Spinosi, Marchetti, Longobucco, Cuccureddu, Morini e dinnanzi a loro non ero molto convinto di riuscir a competere per un posto da titolare, ma fortunatamente poi andó tutto bene e nel migliore dei modi.


Bilbao 1977, un gruppo incredibile composto da soli giocatori italiani alza al cielo la prima coppa europea targata Juventus. Che ricordi ha di quella stagione e di quel successo in particolare?

Fu la prima conquista di una coppa internazionale da parte della Juventus. Affrontammo quella Coppa UEFA con uno spirito particolare, sentivamo che era giunto il momento per una squadra come la Juventus di vincere qualcosa a livello europeo. Ai quei tempi la Coppa UEFA era quasi come la Coppa dei Campioni e riuscire a vincerla fu straordinario sia per noi, che per la società, la quale da sempre lotta e lottava per conseguire vittorie a livello internazionale. La vittoria nella finale di Bilbao fu, oltre che bellissima, l’inizio di tanti altri successi.


Bilbao 77 – La Juventus conquista la prima storica coppa Uefa

Tantissimi successi in maglia bianconera ma anche con la maglia azzurra. Impossibile non ricordare Spagna’82, ripensa mai a quella esperienza?

La cosa che subito mi torna in mente, e si fa spazio tra i ricordi, fu il periodo in cui la squadra venne aspramente criticata e bocciata in partenza. Si scommetteva che non avremmo nemmeno superato il primo turno, e le speranze di far sognare i tifosi italiani erano minime. Fortunatamente tutte quelle critiche suscitarono in noi una grande voglia di unirsi e fare gruppo, lottare tutti insieme mettendo da parte il singolo per elevare la squadra. Non era importante chi giocasse e dove, a nessuno interessava il ruolo o la titolarità. Fu quella l’arma vincente. Noi italiani siamo così, nei momenti bui e di difficoltà troviamo sempre la forza, lo stimolo e l’energia che serve per fare qualcosa di straordinario, esattamente come quello che accadde in Spagna nel 1982. Ricordo molto bene Argentina ‘78 dove la Nazionale sembrava più forte, ma che forse patì la mancanza di magia che invece ci fu al Mundial quattro anni più tardi


Il successo al Mundial 82

Siete stati compagni per parecchi anni, che ricordo ha di Gaetano Scirea?

Gaetano lo vidi arrivare alla Juventus. Ero alla Juve dal 73 e lui arrivó nel 74 quando come libero c’era Salvadore, Si vide subito, fin dai primi allenamenti, che era un ragazzo con molta tecnica, di un livello “diverso” rispetto a tanti altri. Oltre ad aver grandi qualità come persona, anche sotto l’aspetto calcistico vantava un atteggiamento molto tecnico, poco rude, quasi signorile per essere un libero. Da lì inizio un’avventura insieme con la Juve e con la Nazionale, partendo dall’Argentina fino alla Spagna.Ci conoscevamo bene perché eravamo quasi tutti compagni di squadra, oltre a me e lui c’erano anche Zoff e Cabrini. C’era molto affiatamento tra di noi.

Si ricorda quale è stato l’attaccante in assoluto che l’ha messa più in difficoltà?

Gian Paolo Galuppi. Era il mio primo anno di Serie A, ero nuovo alla Juventus, ricordo molto bene la tensione e l’emozione dell’essere appena arrivato, mi mise davvero in difficoltà. Durante la mia carriera devo ammettere di avere incontrato tantissimi ottimi giocatori, ma posso considerarmi sodisfatto del aver impedito a molti di segnare gol importanti per la propria squadra.


Gentile marca Maradona

Lei viene menzionato come insuperabile francobollatore, ma spesso ci si dimentica che era un terzino che si spingeva in avanti, oltretutto con la possibilità di essere impiegato su entrambe le corsie esterne, destra e sinistra. Era un precursore dei terzini di oggi. Si rispecchia in un terzino dei giorni nostri?

Oggi i giocatori sono completamente diversi rispetto ai miei tempi. Parlando dei difensori, dovevi essere super allenato e preparato a “neutralizzare” l’avversario. C’era una preparazione diversa e anche l’aspetto caratteriale faceva molto la differenza. Oggi non c’è più quel tipo di marcatura, si marca a zona. Molte volte si concretizzano dei gol, che a vederli mi viene un rigurgito (ride). Attaccanti che segnano con il difensore più vicino a due metri, ripensando ai miei tempi con la marcatura a uomo, chissà se avrebbero mai segnato.


L’addio alla Juve, dopo 11 stagioni in bianconero. Per approdare all’acerrima rivale di allora, a pochissimi anni dallo scudetto conteso di Catanzaro. Come fu accolto a Firenze, da ex bandiera juventina ?

All’inizio erano tutti molto titubanti, non mi criticavano nè mi elogiavano. Poi con il passare del tempo mi integrai bene nel gruppo. Fummo anche sfortunati per via delle vicende della Presidenza Pontello, ma la squadra era forte, con Passarella, Socrates, Massaro, potevamo benissimo competere con le grandi. Non andò nel migliore dei modi, di certo l’episodio del presidente influì molto sull’entusiasmo della squadra.


Cosa ne pensa di Mister Pirlo e della scelta di Andrea Agnelli nel metterlo al comando, seppur privo di esperienza?

Ad oggi è impossibile valutare. Pirlo è alla sua prima esperienza, non ci sono ancora abbastanza dati per poter trarre una valutazione seppur parziale. Serve aspettare, avere pazienza. Probabilmente tra una decine di giornate inizieremo a intravedere se la squadra ha iniziato ad assorbire i meccanismi e i dettami tattici del Mister. Conosco molto bene Pirlo, l’ho avuto nell’Under 21 e alle Olimpiadi di Atene, come giocatore è indiscutibile, ma non sempre i grandi calciatori diventano grandi allenatori. Come sempre saranno i risultati a dire se la scelta è stata quella giusta.

I contenuti della presente intervista sono un esclusiva Juvengers.com pertanto soggetti a copyright. Un utilizzo senza autorizzazione e citazione della fonte è perseguibile ai fini della legge.

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