#RawDiamonds

#RawDiamonds: Darwin Núñez

Spesso utilizziamo i pregiudizi come scialuppa di salvataggio mentale in questo oceano di follia collettiva chiamato mondo.

Ci afferriamo a dei preconcetti generici sperando che ci possano dare certezze e stabilità.

Uno dei grandi pregiudizi calcistici mondiali è la famosa “garra charrua”, quest’aura di mitologica resilienza e stoico superamento dei propri limiti che per qualche ragione è propria del popolo uruguaiano. Ecco purtroppo però devo darvi una notizia: non è un pregiudizio, anzi oggi vi propongo l’ennesima dimostrazione di quanto sopra parlandovi di Darwin Nuñez, centravanti ventunenne del Benfica.

Biografia

Darwin Gabriel Nuñez Ribeiro viene alla luce ad Artigas il 24 giugno 1999.

Artigas è una cittadina di quarantamila abitanti situata all’estremo nord dell’Uruguay a più di 600 kilometri dalla capitale Montevideo, sul confine brasiliano.

Non è una città facile, adagiata sulla sponda sinistra del Rio Cuareim di fronte al gigante carioca, è spesso soggetta ad alluvioni devastanti che distruggono e devastano sopratutto i quartieri più umili, come il barrio El Pirata.

È in questa zona che cresce Darwin figlio di un muratore e di una casalinga, in una famiglia povera, che deve lottare quotidianamente per mettere assieme pranzo e cena, riuscendoci a giorni alterni.

Il calcio in questo ambiente sociale è un lusso, ma al contempo una necessità viscerale e sentita per i ragazzi di Artigas.

Darwin ed il fratello maggiore Junior non fanno eccezione, quando non stanno aiutando la madre a raccogliere bottiglie per racimolare qualche pesos, sono sempre a correre dietro a la pelota nei potreros del barrio El Pirata, anche quando il fiume capriccioso li ha resi più simili a risaie che a campi di pallone.

Come in ogni favola che si rispetti il nostro protagonista deve ricevere un’auto esterno per compiere il suo destino, in questo caso l’aiuto arriva inaspettato nelle vesti di José Perdomo, ex centrocampista della Sampdoria noto per il paragone con il cane di Vujadin Boskov.

In veste di osservatore del Peñarol El Chueco stava setacciando il nord del paese per conto del gigante aurinegro.

Darwin impressionò da subito. Troppo superiore ai ragazzi del Bella Union. Non era nemmeno terminato il match e già Perdomo stava trattando con Bibiano e Silvia per portare a Montevideo entrambi i fratelli.

Darwin venne accolto nella foresteria del club, passò un anno difficile, ma positivo, sostenuto dal club e dagli sforzi economici della famiglia, come il fratello Junior.

A fine stagione tuttavia, probabilmente per le dispute interne al club, Darwin viene rispedito ad Artigas senza nemmeno troppe spiegazioni.

Un anno più tardi all’Estadio Campeón del Siglo sono cambiate molte cose.

Il nuovo coordinatore delle giovanili è Juan Ahuntchaín che pone il giovane di Artigas come priorità. Darwin si convince con una certa facilità a tornare a vestire la camiseta dei carboneros e inizia a segnare a raffica.

Tutto sembra andare per il meglio, ma la gioventù di Darwin Núñez è degna di una telenovela.

Gravi problemi familiari obbligano il fratello maggiore Junior ad una scelta drastica: il ritiro dal calcio giocato, nonostante sia un discreto volante che si allena ormai stabilmente con la prima squadra Manya. Junior torna ad Artigas, a El Pirata, ma proibisce categoricamente al fratello di seguirlo. “Vos te quedas.” Non ammette repliche, sa bene che Darwin ha ben altre capacità e che ha seriamente la possibilità di vivere di fútbol.

Sedici anni appena compiuti e il ragazzo si trova solo a Montevideo, lontano dalla famiglia, dal barrio e dagli amici, ma incredibilmente già parte della prima squadra del Peñarol, gigante del paese e del continente.

L’esordio in Serie A sembra una questione di tempo, con le giovanili i gol arrivano a grappoli e tutti prevedono un futuro roseo per il centravanti, ed invece anche questa volta il fato gioca l’ennesimo brutto tiro al povero Darwin.

Una banale caduta su una palla contesa nel match contro il Sud America si trasforma in una rottura dei legamenti crociati.

La botta psicologica è terribile, Darwin ragazzo taciturno e riservato fatica molto nella riabilitazione e pensa a mollare tutto per tornare ad Artigas a cercarsi un lavoro. È la famiglia a tenere insieme i pezzi del ragazzo a livello psicologico.

L’infortunio è pesante e il recupero non procede celere come immaginato dal giocatore e dal club, alla fine Darwin resterà un anno e mezzo lontano dai campi.

Il rientro in campo è spinto dal club aurinegro che lo vuole in campo nonostante Núñez non senta ancora il ginocchio in buono stato nemmeno per presenziare in panchina. Il tecnico ad interim Curutchet però è totalmente convinto del potenziale del ragazzo che lo butta nella mischia contro il River Plate de Montevideo al 63esimo.

È un disastro.

Non soltanto il Peñarol perde 2-1, ma Núñez esce nuovamente in lacrime a causa di un grave infortunio alla rotula.

Saranno ancora mesi di sofferenza per il delantero che però riesce a rientrare in tempo per prendere parte alla spedizione celeste per i Giochi Panamericani e per i Mondiali U20. L’esperienza con la selezione nazionale non fu particolarmente esaltante sopratutto dal punto di vista realizzativo. I social non lesinavano le critiche e Darwin iniziava a soffrire, da ragazzo sensibile ed introverso quale era. L’incontro con lo psicologo della nazionale Axel Ocampos e con il Maestro Tabarez saranno importantissimi per la tappa successiva della carriera del ragazzo di Artigas.

Dopo una annata interlocutoria nel 2018, con 10 presenze ed una sola rete, l’inizio di 2018/2019 è di altro calibro per Darwin: tre reti in tre presenze in campionato e cinque gettoni in Copa Libertadores.

Il ragazzo è nel mirino di tutti i grandi club europei che ne seguono l’evoluzione, ma nessuno rompe gli indugi, forse spaventati dai due grossi infortuni patiti dal giovane charrua. A sorpresa è l’Almeria a strappare i servigi del centravanti uruguayo, firmando al Peñarol un assegno da sei milioni di euro, una manna dal cielo per le disastrate casse societarie.

Il trasferimento di Núñez rappresenta la miglior vendita della storia per il club aurinegro, l’esborso maggiore per un club di Segunda Divisione spagnola e anche per l’Almeria, ambizioso club di proprietà dello sceicco Al-Sheik.

In Spagna Darwin trova l’ambiente ideale per sviluppare il suo talento, in un campionato competitivo, ma con un approccio più morbido rispetto a una prima divisione.

In biancorosso raggiunge il notevole score di 16 reti e 2 assist in trenta gare, niente male per un debuttante.

Purtroppo però l’assalto alla promozione non è fortunato, nonostante il terzo posto in campionato i playoff risulteranno fatali agli ambiziosi andalusi.

La clausola da 24 milioni è un ostacolo da poco per molti grandi club europei e in tanti sono sulle tracce del talento di Artigas.

RB Lipsia, Tottenham, Brighton, Getafe, Hoffenheim, Betis, Southampton, Wolves, Atletico Madrid, Barcellona, Napoli e Benfica. Tutti queste squadre sono state collegate al trasferimento di Núñez, ma alla fine la spunteranno le aquile di Lisbona, pagando la clausola, vendita record per la Segunda spagnola, e preparandosi già alla prossima maxiplusvalenza, ennesima di una gestione societaria di grande livello finanziario.

Con gli Encarnados Darwin trova un maestro di calcio come Jorge Jesús, giramondo dal notevole palmares, ma sopratutto una società che si è distinta negli anni come ambiente di crescita e di lancio per tanti talenti provenienti dal Sudamerica.

Dopo tante difficoltà vissute, sia sul campo che fuori, Núñez deve compiere un ultimo step per confermarsi come l’erede della grande tradizione charrua di numeri 9 di grande spessore.

Dopo Forlán, Suárez, Cavani ora tocca a talenti come lui far fruttare il talento e perpetuare quell’inspiegabile miracolo calcistico che è la Celeste.

Caratteristiche tecniche

Centravanti moderno, molto mobile e dalla fisicità spigolosa, ama svariare per aprire spazi di inserimento defilandosi, ma resta comunque un vero e proprio numero 9.

Fisicamente parlando è un profilo fra i più interessanti che si possano trovare. 187 centimetri, veloce sia sul corto che sul breve, resistente, abile in elevazione ed in possesso di una buona forza fisica risulta un rebus di difficile comprensione per gran parte delle difese, sopratutto perché oltre alla fisicità l’Uruguayo ha una discreta capacità tecnica a supporto e sopratutto un’istinto per la porta e per il gioco degno della tradizione del paese natale, unito a una intensità ed energia davvero poco comuni.

Non vedrete mai Núñez ciondolare pigramente per il campo, il ragazzo è sempre in azione, muovendosi costantemente, sia cercando la profondità, fornendo un appoggio, in ripiegamento difensivo o lottando su una palla vagante. Così facendo il centravanti di El Pirata si trova a coprire una grande porzione di campo, sia in ampiezza che in profondità, facendosi trovare disponibile per l’azione di attacco della squadra, come è naturale che sia la grande mole di lavoro svolta lo rende talvolta impreciso alla ora di concludere o poco lucido in alcune scelte, soprattutto se in debito di ossigeno.

Il gioco di Darwin si caratterizza per ancora per una certa incostanza, dettata dalla giovane età e da una fisiologica necessità di crescita e sperimentazione, sopratutto dopo il triplo cambio di casacca in tre stagioni.

Tecnicamente parlando sono evidenti i miglioramenti fatti nell’anno speso in Andalusia con una migliore confidenza col pallone fuori dall’area di rigore. Il piede forte è il destro, ma all’interno dei sedici metri lo possiamo definire ambidestro, abile e preciso nel preparare e definire la conclusione verso la porta, cercando più spesso le soluzioni più semplici e dirette, non fidandosi troppo del controllo e gestione del pallone nello stretto e peccando talvolta di sangue freddo, caratteristica che sono sicuro potrà migliorare con l’aumentare dell’esperienza e delle gare disputate. Dentro l’area si sa muovere con discreta malizia, leggendo bene i movimenti della difesa e utilizzando un vasto arsenale di movimenti per destabilizzare il marcatore.

In conduzione non è ancora così performante, la progressione ed il controllo in corsa non sono così naturali, ma la potenza fisica di cui dispone rende spesso i break palla al piede difficilmente contenibili, nonostante la pulizia tecnica non sia di livello eccelso.

Per quanto riguarda la capacità associativa si evidenziano notabili progressi negli ultimi mesi. Da un giocatore molto isolato, quasi alla Icardi, utile solo alla finalizzazione nel giro di un annetto Núñez ha appreso e perfezionato una buona capacità di dialogo con i compagni, proponendosi come punto di riferimento per la manovra, sopratutto nel caso di lanci lunghi o di ricerca rapida della profondità, ma anche come interlocutore per sponde ed uno due per i compagni di squadra. Si affida tendenzialmente a passaggi semplici, corti e laterali, ma portati con grande intelligenza. E se effettuate con il giusto tempismo spesso le scelte più semplici risultano quelle più efficaci.

I quattro assist in quattro gare di Primeira Liga sono testimoni di questa crescita.

Incredibilmente efficace nella protezione del pallone, grazie a ottima coordinazione ed ad un uso eccellente del corpo e ad una notevole intelligenza.

Caratteristica evidente anche per quanto concerne le scelte di movimento. Darwin riesce spesso a sfruttare le zone grigie di competenza fra un difensore e l’altro sfruttando le indecisioni degli avversari o creando gli spazi necessari ai compagni di squadra.

La grande intensità nel gioco offensivo viene mantenuta anche in fase di non possesso dove si dimostra estremamente entusiasta nel portare il primo pressing sui difensori avversari, portando a casa discreti numeri per quanto concerne intercetti e duelli difensivi vinti.

La caratteristica principale, in difesa, è il recupero palla prendendo alle spalle il portatore, con un contrasto energico portato all’improvviso.

Giocatore intelligente, buon lavoratore, conscio dei propri limiti, per quanto riguarda letture, pulizia tecnica e capacità di creare Darwin Núñez è sicuramente un nome che impareremo a conoscere tutti nei prossimi anni.

Evoluzione

Il potenziale espresso dal giovane di Artigas è già notevole, ma sono evidenti gli aspetti su cui dovrà lavorare per massimizzare il suo livello di gioco che, è bene metterlo in chiaro, è potenzialmente da centravanti top a livello continentale. Insomma quello su cui puoi scommettere tranquillamente sui 25/30 gol stagionali.

Tuttavia ad oggi dovrà necessariamente migliorare la pulizia tecnica, il controllo di palla e lo stop, ancora rustici, sopratutto se sotto pressione da parte degli avversari.

Deve crescere nella capacità di creare pericoli non solo senza palla, ma anche palla al piede o con il passaggio, ancora caratteristiche limitate da poca freddezza e poca fiducia nelle capacità di creare gioco.

Una volta sistemati queste pecche a livello tecnico staremo parlando di un giocatore potenzialmente spaziale.

Per quanto concerne il profilo di attaccante in cui Darwin si potrebbe trasformare da grande il paragone più comune è quello fatto con il connazionale Cavani, anche se non sono mancati i paragoni anche con il late bloomer

messicano Raúl Jiménez e pure con l’ex bianconero Mario Mandzukic.

Darwin e Cavani però sono accomunati da una fisicità molto simile: alti, nervosi, spigolosi ed estremamente esplosivi.

Come l’ex Psg a inizio carriera anche Núñez deve affinare la tecnica, mantenendo l’efficacia che ha sempre dimostrato nel suo gioco.

Le scelte fatte finora si sono rivelate corrette: un’approccio all’Europa morbido, ma non nelle prigioni dorate russe o ucraine, ha permesso una crescita graduale ad un ragazzo di grande talento, ma che aveva gran bisogno di potersi esprimere con maggiore continuità dopo i gravi infortuni patiti, sia per dimostrare di essere fisicamente integro, ma sopratutto per crescere come professionista.

La scelta del Benfica, dopo l’Almeria, credo possa definirsi intelligente. In Portogallo troverà un campionato da dominare, mettendosi comunque alla prova a buon livello, cercando anche di ben figurare nelle coppe europee, basti pensare alla tripletta all’esordio in Europa League.

Lo step successivo sarà un trasferimento molto oneroso che si concretizzerà presto qualora la curva di crescita di Darwin continuasse ad essere così ripida ed incontrastata come nell’ultima stagione.

Il futuro pare essere proprio con questo ragazzo timido, ma dalla volontà d’acciaio.

La grande tradizione di numeri 9 nati nella Banda Oriental sembra destinata a continuare, con Núñez pronto a raccogliere il testimone di Edinson Cavani e Luís Suarez. E vi posso assicurare che ha tutte le potenzialità ed il talento, oltre che la volontà, per farlo.

Vestito in bianconero

Durante quest’estate la nostra società ha cercato a più riprese un profilo valido da posizionare al centro dello schieramento offensivo.

Uno dei profili analizzati è stato quello del 9 dei Wolves Raúl Jimenez, giocatore potenzialmente molto simile a Darwin Núñez, di cui di fatto l’Uruguayo ha raccolto il testimone all’Estadio da Luz, sebbene con un paio di stagioni di ritardo.

Nonostante la presenza di Morata è pacifico affermare che la nostra rosa avrebbe bisogno di un’altra giocatore offensivo, potrebbe Núñez essere questo?

Tralasciando il profilo economico di una eventuale operazione di mercato, anche perché il Benfica potrebbe chiedere la luna per il ragazzo, Darwin potrebbe rappresentare una opzione più che interessante per la Vecchia Signora.

Efficace ed efficiente in zona gol, buon colpitore di testa, abile nell’attaccare lo spazio, ma in grado di defilarsi sulla fascia per favorire gli inserimenti altrui, discreto nel gioco di sponda e nel dialogo coi compagni, estremamente attivo ed efficace in fase di primo pressing e recupero palla l’ex Peñarol sembrerebbe un profilo molto calzante per quei principi di gioco che sembrano molto cari a mister Pirlo.

Per ora attendiamo, aspettando come potrebbe andare questa prima parte di stagione del Benfica, ma l’impressione è che Darwin Núñez possa diventare un’attaccante interessante soprattutto se continuerà a lavorare con la saggezza e la continuità dimostrata per trasformarsi uno dei migliori centravanti della sua generazione.

Ha già saputo superare povertà, problemi familiari e sopratutto due gravi infortuni consecutivi che avrebbero potuto abbattere un cavallo, il cambio di continente ed un calcio diverso da quello quello uruguaiano, incamminandosi su un cammino di crescita che pare promettente e dal futuro luminoso.

Sarebbe stato un’investimento da fare ad occhi chiusi nell’ultimo mercato, ma anche in un futuro prossimo, nonostante le cifre che sicuramente andranno a lievitare.

Stefano Follador

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