#RawDiamonds

#RawDiamonds: Moisés Caicedo

Parlare del giovane Moises Caicedo significa parlare del progetto Independiente del Valle, il laboratorio calcistico più interessante e più sorprendente degli ultimi lustri di storia calcistica latinoamericana.

Moises Caicedo è la punta di diamante di una squadra nata e programmata per forgiare giovani talenti, prima che per vincere e vi invito caldamente a scoprirne la storia, molto vicina per principi è successi al mondo RedBull o alla Aspire Academy quatariota.

I rayadas propongono una maniera di fare calcio totalmente nuova per il continente ed estremamente moderna. Lo scouting, i principi di gioco e la visione a lungo termine del lavoro del corpo tecnico pongono la squadra ecuadoriana diversi scalini sopra la concorrenza nazionale e continentale.

Una crescita che non preclude i successi nel breve periodo. La Copa Sudamericana del 2019, la Copa Libertadores U20 dello scorso anno e i buonissimi risultati delle selezioni giovanili ecuadoriane (vittoria nel torneo continentale e terzo posto al mondiale U20) sono testimonianze del grande lavoro svolto nella piccola città di Sangolquí, centro dormitorio a pochi kilometri da Quito.

Tutto ciò presenta un comune denominatore: la presenza di Moises Caicedo, diciottenne di Santo Domingo de los Colorados che promette di portare, assieme ai ragazzi della sua generazione, il fútbol dell’Ecuador a livelli mai visti da quelle parti, ben oltre quanto fatto dall’idolo locale Luis Antonio Valencia.

Biografia

Moisés Isaac Caicedo Corozo nasce il 2 novembre 2001 a Santo Domingo de los Colorados, quarta città più popolosa dell’Ecuador.

Membro di una familia numerosa di estrazione sociale popolare, ben 10 fratelli, si interessa sin da giovanissimo allo sport più universale al mondo: il fútbol.

Cresce fino alle soglie dell’adolescenza in compagini locali, su tutte il Club Deportivo Espoli, squadra affiliata alla polizia locale, e il Colorados Sporting Club.

Ha solo tredici anni quando giunge al primo vero e proprio punto di svolta della sua vita. A casa Caicedo arriva una offerta per il giovane Moisés. A recapitarla è un club particolare, discretamente noto, ma non certo un colosso pari al Barcelona SC, LDU de Quito o Emelec; l’Independiente del Valle.

Il club di Michel Deller però trasuda ambizione e sopratutto professionalità. Offre al giovane Moisés la possibilità di giocare a calcio in club che punta ad annoverare i migliori talenti del paese fra le sue fila, dato confermato dalle convocazioni delle nazionali giovanili, dominate da ragazzi dei Rayados. Inoltre la concezione di club moderno ed efficiente, con attenzione non solo per la crescita sportiva, ma anche per l’istruzione convince il ragazzo, studente diligente e amante della matematica, il quale abbraccia il progetto di Sangolqui con entusiasmo ed entra a far parte di un ambiente culturale, sportivo e sociale che ne aiuterà moltissimo la crescita nel lustro successivo.

Infatti nonostante il trasferimento lontano dalla famiglia, a cui Caicedo è molto legato, il giovane calciatore troverà nel club una serie di persona e di relazioni umane che ne agevoleranno lo sbocciare dal punto di vista sportivo.

Al centro sportivo di Chillo Jijon ha conosciuto da subito un fedele amico e coinquilino nel compagno di squadra Joan Lopez che assieme al corpo tecnico è stato di gran aiuto nel far superare la nostalgia di casa a Moisés e nel farlo sentire parte integrante dei progetti del club.

Come nel 2016 quando un visto negato per un torneo U16 da disputarsi negli Stati Uniti fu fonte di grande tristezza per il ragazzo. Roberto Arroyo però, al tempo direttore delle giovanili del IDV, si mosse con energia e decisione per trovare una soluzione e far sì che Caicedo potesse disputare questo torneo e lo ottenne. Inutile dire che Moi risultò fra i migliori della competizione e il suo rapporto con il club ne uscì ulteriormente solidificato.

Un chiaro esempio della relazione speciale fra Moisés e i colori dell’Independiente del Valle è il famoso aneddoto che lo vede fare la spola fra Ecuador e Paraguay, quattro volte in dieci giorni, per conquistare la Copa Libertadores U20 da protagonista ed aiutare la prima squadra in scontri cruciali con LDU Quito, Barcelona SC, Universidad Catolica e Junior de Barranquilla. In questi match si è pure tolto lo sfizio di venire premiato come migliore in campo contro la LDU e segnare il suo primo goal in Libertadores contro i colombiani. Non male per un diciottenne alla prima stagione da professionista.

L’ultima pagina della storia di Moisés riguarda il debutto con la camiseta della nazionale. L’ex tecnico del Boca Gustavo Alfaro in occasione della sfida contro l’albiceleste del 9 ottobre 2020 punta sulle qualità del giovane Caicedo per avere la meglio sul centrocampo dei platensi. Sarà un rigore di Leo Messi a decidere la sfida, ma ormai la strada è segnata: Caicedo ha tutta la stoffa per far parte e guidare questo gruppo.

Passano quattro giorni è il ragazzo viene riproposto dal primo minuto, questa volta contro l’Uruguay.

I charrua sono una compagine tosta, dura ed esperta, ma a Quito vengono letteralmente fatti a pezzi, tanto che il 4-2 finale sembra un premio misero rispetto a quanto dimostrato dai Tricolor.

Nella prestigiosa vittoria dell’Ecuador c’è moltissimo di Caicedo che oltre a marcare la prima rete, più giovane nella storia del paese, domina la partita con una autorità ed una sapienza che non dovrebbero essere propri di un ragazzo di neanche 19 anni.

Una crescita esponenziale del talento ecuadoriano che però ha avuto la saggezza di farsi guidare nel suo inizio di percorso professionale dai compagni di squadra più esperti e scafati, come Cristian Pellerano. Il centrocampista argentino ex di svariate squadre fra Argentina e Messico conosce bene le insidie del calcio professionistico, dentro e fuori dal campo, ed ha preso sotto la sua ala protettiva Moisés nonostante il ragazzino lo abbia praticamente panchinato. La guida, il supporto ed i consigli di Don Pellerano sono considerati estremamente preziosi dal corpo tecnico e dalla famiglia di Caicedo che è ben felice di trovare un collega così sinceramente dedito alla crescita del talento di Santo Domingo.

Caratteristiche tecniche

Moisés Caicedo nasce in gioventù come attaccante, ma ben presto una volta approdato all’Independiente del Valle viene dirottato verso il centrocampo dove si trasforma in un profilo polivalente in grado di agire da regista mediano, il classico “volante”, oppure da mezzala.

Alto 178 centimetri, possiede un fisico atletico e una grandissima capacità di corsa. Già muscolarmente strutturato, sopratutto nella parte inferiore del corpo, ha però ancora qualche margine di crescita sotto questo punto di vista.

Resistente e rápido sa muoversi in continuazione comprendo grandi porzioni di campo con intensità ed aggressività in fase di non possesso, mentre in fase di costruzione è in grado di accelerare e frenare il gioco a seconda delle fasi della gara, mostrando personalità e carisma degni di veterano navigati.

Nonostante non sia un colosso nei contrasti riesce ad essere estremamente efficace, grazie a tempismo e coraggio.

Non è un grande colpitore di testa, nonostante la rete all’Uruguay, ma sembra evidente che stia lavorando per poter raggiungere un livello accettabile pure in questo fondamentale.

Tende a toccare un gran numero di palloni, ad essere sempre al centro del gioco e a cercare di essere sempre utile e coinvolto durante la gara. Ovviamente con una tale mole di lavoro svolto non sempre le scelte sono lucide e avvedute, sopratutto quando si alza l’intensità di gioco e l’ossigeno viene meno.

Tuttavia Moisés dimostra di saper già leggere discretamente bene le situazioni di gioco scegliendo spesso giocate semplici, ma con tempi di esecuzione molto ben calibrati che rendono anche semplici appoggi dei potenziali passaggi chiave o secondi assist. Ama particolarmente innescare gli attaccanti in profondità sia con rasoterra che con dei lobi a sorvolare i difensori, aiutato dalla piena conoscenza dei compagni di squadra e degli automatismi propri del team.

Negli ultimi mesi è stato spostato dal tecnico Ramírez dal ruolo di volante di fronte alla difesa con compiti di costruzione dal basso e di interdizione a una posizione più avanzata con compiti maggiormente offensivi e di inserimento.

Questo cambiamento di posizione ha visto Moisés modificare e ampliare il suo arsenale. Innanzitutto maggiore partecipazione alla ultima fase offensiva, negli ultimi trenta metri di campo, con frequenti incursioni in area, secondariamente una maggiore fiducia nel tiro da fuori da media e lunga distanza, di buon livello, ma finora sottoutilizzato, ed infine una ricerca di soluzioni più complesse e meno scolastiche per rendere pericolosa la manovra, a differenza di quanto visto in precedenza.

Ciò ci suggerisce che Moisés, nonostante le poche presenze nel calcio professionale, sia già maturo a sufficienza per saper modulare il proprio gioco a seconda del contesto tattico di riferimento ed alle richieste del tecnico, indice di grande prontezza mentale e comprensione del gioco.

Non c’è da stupirsi a riguardo. È noto infatti che il club spinge i ragazzi delle giovanili tanta nello sport quanto a livello culturale e scolastico, tirando su ragazzi svegli che possano avere successo anche fuori dal mondo del pallone.

Caicedo nello specifico è un entusiasta per la matematica, una mente analitica estremamente vivace, cosa che si riflette nel suo stare in campo, sempre dinamico e proattivo.

Tecnicamente parlando è un giocatore estremamente completo e a suo agio con il pallone fra i piedi. Non è un talento naturale con la sfera fra i piedi, ma sta crescendo a vista d’occhio in tutti i fondamentali, dimostrando un’ottima attitudine al lavoro e professionalità. Il piede debole, il sinistro, andrà sicuramente migliorato ulteriormente.

Il primo controllo è buono, pulito anche se da rendere più preciso soprattutto nei momenti più concitati dei match, quando pare che la sua testa cada più veloce dei piedi. Passatore eccellente per range e precisione ha dimostrato di saper giocare bene sia sul lungo che sul corto. Ama giocare semplice, prediligendo l’efficacia all’estetica, tratto estremamente positivo.

Il tiro da fuori è buono, ma viene cercato con poca frequenza, così come la capacità di inserimento che va affinata sopratutto nell’ottica di uno spostamento nel ruolo di centrocampista box to box in maniera stabile.

Come già lasciato intendere in precedenza Moisés ha ampiamente dimostrato una personalità lavoratrice, diligente ed estremamente applicata al lavoro, dentro e fuori dal campo. Sul rettangolo verde nonostante la giovane età si fa sempre sentire, dimostrandosi un leader tecnico e vocale naturale, leadership riconosciuta anche dai compagni più anziani che sanno di potersi affidare a lui se la palla scotta.

Evoluzione

Centrocampista estremamente moderno, di fosforo ed intensità, grandi doti atletiche condite da piedi educati e una gran cultura del lavoro; detta così Moisés Caicedo può fare ciò che vuole.

Nel contesto tattico dell’Independiente del Valle ispirato ai principi del gioco di posizione il numero 6 può svolgere un utile apprendistato in vista dell’approdo nel Vecchio Continente che sono sicuro non tarderà ad arrivare.

Feyenoord, Siviglia, Lazio, Milan ed Atalanta si sono già interessate al giovane ecuadoriano cercando di imbastire una trattativa concreta, tuttavia credo che sarà un bene per il ragazzo avere a disposizione una stagione completa da titolare nel suo club natale per poter fare esperienza ed imparare a gestire meglio le pressioni del calcio professionistico.

Dal punto di vista tecnico il modello di calciatore è piuttosto chiaro ed è stato evidenziato dallo stesso Moisés che considera il francese N’Golo Kantè come suo modello ed ispirazione, tanto a livello tecnico tattico quanto per atteggiamento umile e distante dallo stereotipo di calciatore milionario superstar.

Un’altra profilo a cui il giovane Moisés si rifà è il sottovalutato regista della Real Sociedad Mikel Merino, cervello di uno dei club più divertenti e godibili della Liga di Spagna, calciatore più impostato sul ragionamento che sulla fase difensiva rispetto al mediano del Chelsea.

Da ragazzo intelligente quale è Caicedo ha colto perfettamente che modelli studiare per sfruttare a pieno le sue qualità. Difficile dire se riuscirà a diventare un top player o solo un buon titolare per una squadra di alto livello, ma è chiaro che il percorso di crescita è bello che indirizzato, con la possibilità di essere due tipologie di centrocampista.

Da un lato la veste di mediano con delega alla regia, dove sfruttare le qualità di palleggio, personalità e di frangiflutti davanti alla difesa, ma con il rischio di non avere il physique du rôl per reggere l’urto con avversari più massicci e prestanti, sebbene la taglia del ragazzo non sia mini toy.

Dall’altro la veste di tuttocampista in grado di cucire trame fra reparto di mezzo ed attacco e proporsi all’occorrenza in inserimenti in area o nel tiro da fuori, magari non sfruttando in toto le qualità di playmaker già dimostrate.

Nel dubbio Moi sta giocando in entrambe le maniere coltivando una preziosa capacità di adattarsi ai compagni di reparto, sia esso a due o a tre, tratto che potrebbe risultare piuttosto utile in futuro.

Vestito in bianconero

Cambiare le linea nerazzurre per quelle bianconere è sempre una scelta corretta, se mi passate la battuta.

Ad ogni modo considerando che al 99% Moisés passerà un’altra stagione in Ecuador sarà interessante valutare la sua evoluzione e crescita anche in ottica di un eventuale approdo a Torino o in Europa.

Dal punto di vista tecnico il potenziale è degno di un club di grande livello europeo, anche se è difficile capire come possa essere l’eventuale processo di adattamento ai ritmi e ai livelli del calcio nostrano.

Per quanto concerne serietà ed etica del lavoro Moisés potrebbe trovarsi a suo agio in un ambiente professionale ed esigente come quello bianconero, piuttosto che altre società più flessibili e molli coi propri tesserati, considerando la sua storia professionale che ha sempre tratto giovamento da ambienti rigorosi ed inquadrati.

Tatticamente e tecnicamente Caicedo ha la qualità per integrarsi bene con tutti gli elementi del nostro reparto di mezzo, ma sopratutto credo che i principi tattici e ideali illustrati da Pirlo, tanto in conferenza quanto in campo, siano terreno comune fra il nuovo corso juventino e le qualità del ragazzo di Santo Domingo.

Certo ci sono evidenti perplessità che potrebbero riguardarne la fisicità non proprio da corazziere, il salto doppio dal calcio sudamericano a quello europeo di altissimo livello e la provenienza da un campionato emergente, ma non certo top nemmeno nel continente latinoamericano.

Personalmente non vedo l’ora di vedere Moisés Caicedo giocare nel calcio europeo e non nego che mi piacerebbe che lo facesse con la casacca bianconera, ma realisticamente parlando credo questo giovane prospetto ecuadoriano abbia bisogno di crescere competendo ad un livello superiore a quello del campionato locale e della Libertadores, ma disputando un buon numero di partite, utili per accumulare esperienza e smaliziarne il carattere.

Per cui prima di rischiare di bruciarsi, forse sarebbe il caso di testare le qualità del numero 55 in un contesto ambizioso, tecnicamente, ma con pressioni minori.

In effetti il profilo dei club interessati a Moisés ad oggi rispondono a questo identikit, ma sarebbe intelligente, qualora si credesse fortemente in questo talento, bypassare lo step intermedio, magari sostituendolo con un prestito, onde limitare fortemente l’esborso economico.

In sintesi Moisés Caicedo diventerà certamente un centrocampista interessante, moderno, versatile e di gran personalità.

Resta da capire se potrà definirsi come la risposta latinoamericana a Eduardo Camavinga, l’erede di Kantè o solo un buon mestierante. Questo purtroppo non siamo ancora in grado di dirlo con certezza, ma sicuramente non resterà nell’anonimato del continente dimenticato ancora per molto.

Stefano Follador

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