#RawDiamonds

#RawDiamonds: Julian Alvarez

Il frullatore del calcio mercato in questi strani tempi di pandemia ha visto finire di tutto in supposta orbita Juventus, sopratutto come pedine di scambio, vista la poca liquidità circolante.

Una delle ventilate operazioni di mercato, a detta dei vari guru del bombazo, sarebbe stata il ritorno del Pipita Higuaín con la camiseta del River Plate, in una operazione sulla falsariga del ritorno di Tevez al Boca, coinvolgendo qualche giovane talento del sempre florido vivaio di Núñez.

Nel millantato scambio un ruolo fondamentale era quello di Julian Alvarez, figlioccio calcistico del Muñeco Gallardo e “next big thing” del calcio albiceleste, già ampiamente svezzato è protagonista del calcio dei grandi in questo 2020 con 4 centri nelle prime 4 gare della prestigiosa Copa Libertadores.

Biografia

Julian Alvarez, detto il ragno (La Araña), nasce nella provincia di Cordoba, Argentina, nel piccolo centro di Calchín; meno di 2500 anime perse in un mare di pampa e coltivazioni agricole, a più di cento kilometri da Cordoba.

Provincia fertile quella cordobese, a livello agricolo, ma pure per quanto riguarda il fútbol.

Le squadre locali (Instituto, Talleres e Belgrano) non sono sicuramente le più note, ma dalla terra del cuarteto e del coca y fernet sono arrivati in Europa fior di giocatori.

Basti pensare a Paulo Dybala, Javier Pastore, Cristian Pavon, Emiliano Rigoni, Franco Vazquez, Luciano Vietto e Adolfo Gaich esempi recenti del talento che scorre nelle terre di Carlos Paz, Laguna Mar Chiquita e Rio Segundo.

Il Ragno Alvarez viene al mondo il 31 gennaio del 2000 e se non nasce col pallone ai piedi poco ci manca.

Da piccolissimo inizia a spadroneggiare nei campionati locali con la società del piccolo comune di origine, Club Atletico Calchin, dimostrandosi uno dei giovani più interessanti dell’area Sen-Co, le provincie di Santa Fe e Cordoba, ritenute le più prolifiche per quanto riguarda il talento nell’interior argentino e non solo.

Non è certo un colosso Julian, ma ha dei piedi adatti a sognare in grande. Non ha nemmeno 12 anni che a casa Alvarez bussa niente meno che il Real Madrid. Un’osservatore dei blancos è letteralmente impazzito al vederlo giocare, tanto che il club organizza un viaggio per la famiglia per il provino del piccolo Julian.

Il provino è eccellente, convince a pieno i tecnici madrileni, ma come nelle migliori saghe di spionaggio interviene un soggetto piuttosto importante per il mondo del calcio: Leo Messi.

Il dieci della Selección convince i dirigenti del Barça a organizzare un provino per il giovane cordobese. Anche questo secondo esame viene superato alla grande, ma Julian, probabilmente un po’ intimorito dall’intensità dei giorni in terra iberica sceglie con la famiglia di rimandare il grande salto nel Vecchio Continente.

Tornato in patria tutti gli occhi dei maggiori club di Primera División si erano già posati su La Araña.

Il Boca Juniors ne aveva seguito attentamente le gesta, ma nonostante le insistenze, con incluso tour delle strutture del club, le avances dei bosteros furono gentilmente declinate.

Ad andare vicinissimo al tesseramento di Julian fu l’Argentinos Juniors. La reputazione del Bicho in Argentina è altissima, per quanto concerne lo sviluppo di giovani calciatori, ma nonostante tutto, pur passando un periodo al convitto del club, Julian non è ancora convinto che questa sia la destinazione corretta.

Siamo chiari, per la maggior parte delle aspiranti promesse del mondo del calcio non passano tutti questi treni e dire di no a club di livello internazionale è possibile solo se si è affetti da gravi turbe psichiche o se si è sicuri in modo cieco del talento che si possiede.

Finalmente all’età di 15 anni viene a bussare a Calchin la squadra giusta: il River Plate.

L’equipo della banda è il preferito di casa Alvarez e questo aiuta non poco le trattative e la scelta della famiglia cordobese.

Con i Millonarios il feeling è immediato, infatti il ragazzo si dimostra un talento prezioso nelle varie squadre giovanili, scalando le varie categorie fino alla prima squadra dove entra in rosa in pianta stabile a partire dalla stagione 18/19.

Il 9 settembre 2018 il Ragno Alvarez debutta con la maglia del River, mettendo a segno pure una rete. Un esordio da sogno, se non fisse che l’avversario, il Talleres della natia Cordoba, si impone con un 3-1 piuttosto secco.

Durante la prima parte della stagione il tecnico Gallardo concede alcune opportunità al ragazzo in prima squadra per un totale di 5 presenze fra i grandi, ma sopratutto utilizza Alvarez nella celeberrima finalissima di Copa Libertadores 2018 conclusasi con un trionfo del River per 3-1 sugli eterni rivali del Boca, in un Santiago Bernabeu in visibilio.

Nella stagione successiva il minutaggio di Julian Alvarez non cresce molto, complici alcuni problemi fisici, con appena 15 gettoni di presenza, pur lasciando intravedere una crescita di fiducia e di impatto sulla partita importante.

La conferma di questa sensazione la sta dando la stagione attuale, pur nel pandemonio post Covid.

Nel girone di Copa Liberatores infatti, con minuti e fiducia, sono iniziati ad arrivare i gol 4 in 5 gare, con un’assist, di fronte ad avversari più blandi come il Binacional, ma anche colossi continentali come il Sao Paolo di Dani Alves.

Le reti sicuramente sono un fattore centrale per un attaccante, ma l’impressione è che Alvarez si stia prendendo il River, proponendosi come leader tecnico di una delle migliori squadre del continente, in un contesto tattico interessante e di prestigio come la “maquina” di Marcelo Gallardo, viatico eccellente per il futuro.

Per quanto concerne invece la selezione nazionale il ragazzo si è già reso protagonista di diversi tornei con le selezioni giovanili, limitando le presenze con la maglia de River a causa delle competizioni internazionali.

Il Sudamericano U19, da vicecampioni, la Copa Mundial U19 dove ha realizzato 3 reti in quattro match e sopratutto il Preolímpico 2020 vinto con 4 reti in 7 gare da spalla del panzer Gaich.

Caratteristiche tecniche

Julian Alvarez è una punta centrale, che all’occorrenza può agire da attaccante esterno di destra o da seconda punta.

Fisicamente non è un granatiere, 170 cm, ma compensa la statura con una mobilità eccellente ed una buona velocità.

Baricentro basso, discreta forza fisica e anche una buona elevazione lo rendono in grado di ricoprire diversi ruoli sul fronte offensivo, sulla falsariga di alcuni interpreti del ruolo di centravanti degli ultimi anni de la banda (Scocco e Driussi).

Tecnicamente ben dotato, ha nel destro il suo piede forte, ma è sempre a suo agio con il pallone fra i piedi, dimostrandosi un vivace creatore di gioco per i compagni e per se stesso. Abile nello stretto, anche se non è un maniaco del dribbling, ama andare alla conclusione con frequenza, cercando la rete.

Caratterialmente ha già dimostrato un carattere deciso ed ambizioso con le scelte di gioventù e il suo percorso professionale sta indicando una personalità importante, impavida e in grado di prendersi rischi e provare la giocata.

Tatticamente sta venendo impegnato in diverse porzioni di campo, trovando però maggiore continuità come attaccante esterno a destra, pur disimpegnandosi anche a sinistra, come seconda punta o enganche.

Ama essere nel centro del gioco, accentrandosi quando esterno sinistro per cercare la conclusione o chiamando spesso la profondità quando impegnato sull’out di destra, dove ama cercare il cross basso da dentro l’area piuttosto che il traversone lungo dal fondo.

In nazionale la coppia con Adolfo Gaich ha dimostrato che le sue caratteristiche tecniche e balistiche possono essere galvanizzate dalla presenza di un centravanti puro attorno al quale può gravitare e con il quale dialogare.

Non gli vanno richiesti compiti di copertura, ad oggi infatti in fase difensiva apporta molto poco alla sua squadra.

Evoluzione

Julian Alvarez ha già una discreta esperienza nel calcio che conta, ma la sua evoluzione è ancora lungi da definirsi completa.

Ci sono ancora grossi margini di miglioramento per quanto concerne la capacità di lettura del gioco, sopratutto nei tempi e nei ritmi.

L’evoluzione riguarda sopratutto una scelta posizionale dove potersi esprimere a livello tecnico.

Viene definito attaccante, ma da punta centrale potrebbe pagare dazio vista la stazza contenuta.

Dietro ad un centravanti vero può rendere maggiormente a mio avviso, riuscendo a giungere alla conclusione con più frequenza e pulizia e avendo maggiore libertà di associazione con i compagni.

Anche da attaccante esterno può avere un futuro roseo, sopratutto in un attacco a tre.

Un profilo che può essere una buona pietra di paragone è il Papu Gómez, calciatore similare come stazza, come tecnica e per la capacità di coinvolgere e di andare a rete in diverse modalità. L’atalantino è esploso tardi, in un contesto tattico particolare, ma il modo di giocare della Dea ha influenzato l’Europa pallonara, e di riflesso stimolato la ricerca di profili tecnici simili.

Come il nerazzurro l’impressione è che anche la Araña avrà necessità di un contesto tattico estremamente calibrato sulle sue attitudini e capacità, mentre faticherà maggiormente quando inserito in un contesto non esplicitamente funzionale al suo modo di stare in campo.

Vestito in bianconero

Alvarez ha una storia affascinante, un bel soprannome, quasi obbligatorio se sei un calciatore di alto livello, pedigree importante a livello di giovanili e nazionale.

È al centro di un progetto tecnico affascinante e vincente come quello del River di Gallardo, in corsa ogni anno su tutti i fronti.

L’ipotesi scambio con Higuain è ovviamente tramontata, ma come starebbe La Araña con i colori bianconeri addosso?

Sicuramente tecnica, personalità ed abitudine alla pressione di un club che punta a vincere ogni competizione sono adatte ad una grande società.

Tuttavia il progetto attuale juventino ha già in Kulusevski un profilo simile, dotato tecnicamente allo stesso modo, ma enormemente potenziato dal punto di vista fisico rispetto al minuto argentino.

In effetti nonostante le grandi premesse credo che un giocatore come Julian, aldilà della grande cifra tecnica, abbia un gap a livello fisico e di interpretazione dei tempi di gioco notevole con il livello richiesto per un top club europeo.

La cadenza, la fisicità, le lacune nella parte difensiva rendono ad oggi Alvarez un giocatore che non è pronto per il salto nel vecchio continente, per lo meno ad altissimo livello.

Ha grande qualità e sono certo che al River potrebbe diventare una leggenda, sopratutto se decidesse di spendere ancora qualche anno con la Banda sul petto, ma per la Juventus o per un grande club temo non sia il caso almeno in questo momento, probabilmente necessitando di un percorso di crescita graduale, magari partendo da campionati meno opprimenti dal punto di vista tattico e difensivo o da club di blasone ed ambizioni più contenute.

Stefano Follador

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