#RawDiamonds

#RawDiamonds: Weston McKennie

Weston McKennie sembra il nome di un qualche personaggio del Vecchio West che all’improvviso nel pomeriggio di un pigro mercoledì di fine agosto ha fatto irruzione a nel placido micro cosmo del pallone nostrano. Se per molti di voi questo nome può risultare quello di uno sconosciuto, di certo il centrocampista statunitense è già sul taccuino di mezza Europa da qualche tempo.

Biografia

Weston James Earl McKennie nasce a Little Elm, cittadina poco distante da Dallas in Texas, il 28 agosto 1998.

Amico di infanzia di Christian Pulisic, che il fato gli metterà contro nell’infuocato derby della Ruhr, cresce in una famiglia militare.

Dopo essersi cimentato in diversi sport si sposta con la famiglia a Kaiserslautern dove vive per tre anni, dai 6 ai 9.

Nella città renana so respira ancora l’entusiasmo e la passione legati ai titoli degli anni 90 e probabilmente questo contagia il giovane Weston che, dopo aver militato nel locale club Phoenix Otterbach, entra nel settore giovanile del club MLS FC Dallas, rivelandosi uno dei talenti più interessanti del Texas e di tutti gli Stati Uniti.

Nel 2016 arrivato alla maggiore età può scegliere se entrare nel soccer NCAA, dove la prestigiosa università della Virginia aveva ricevuto una sua lettera di intento, oppure se proseguire il percorso di crescita nel campionato a stelle e strisce con il Dallas.

Invece Weston scommette su se stesso e accetta la corte dello Schalke 04.

La Bundesliga non è nuova all’accogliere calciatori nordamericani e la scelta si rivelerà azzeccata, visto che dopo un primo anno di apprendistato McKennie si trasforma in un elemento importante dei Knappen.

A Gelsenkirchen trova poco spazio in prima squadra nell’annata 16/17, solo una presenza nell’ultima gara stagionale contro l’Ingolstadt, ma Domenico Tedesco, allenatore della prima squadra, stravede per lui.

La stagione successiva McKennie scenderà in campo 22 volte in campionato, impiegato in più ruoli, e sarà protagonista dell’ottimo campionato dei Royal Blue che chiudono al secondo posto.

La stagione successiva è molto più tormentata a livello di risultati di squadra, ma i progressi e la crescita di Weston sono evidenti a Tedesco e anche al subentrante Huub Stevens. 25 presenze e due reti, ma un magro 14esimo posto.

Nel campionato concluso le cose non vanno meglio allo Schalke, in caduta libera di motivazioni e risultati, con ben 16 sconfitte consecutive a cavallo della pausa per pandemia. Tuttavia pur in questo contesto sfavorevole, McKennie riesce a non sfigurare e a venire più volte visionato da top club come Liverpool, Arsenal e Bayern Monaco.

Già nel giro della nazionale maggiore rappresenta la nuova Golden Generation del Soccer a stelle e strisce, assieme a Adams, Reyna e Pulisic ambiscono a mettere sulla mappa del calcio mondiale il paese degli hamburger e del capitalismo, che McKennie ha già contribuito ad aiutare firmando una tripletta contro i nemici storici cubani con la maglia di USMNT.

Ad ogni modo la perdita di McKennie, unita a scelte similari di altri talenti a stelle e strisce, darà il via alla creazione di un sistema di squadre riserve nella MLS, nell’ottica di limitare la fuoriuscita precoce dei maggiori talenti locali a beneficio dei club europei.

Caratteristiche tecniche

La parte più semplice della descrizione del giovane texano è sicuramente la sua fisicità.

Atleta di 1.85, molto prestante anche se non eccessivamente muscolare nella parte alta del corpo, dalle doti atletiche spiccate, sia per quanto riguarda la resistenza, l’elevazione che la capacità di corsa sul medio lungo.

Non eccelle nella mobilità e rapidità sullo stretto, anche se compensa queste mancanze con una grande concentrazione e una predisposizione al lavoro difensivo eccezionale.

Fisicamente è integro, scevro da lesioni o infortuni ricorrenti, fattore non da poco visto quanto è stata frequentato il J Medical negli ultimi anni.

Indossa il numero 2, solitamente dedicato al terzino destro, ma in realtà Weston è stato impiegato negli anni in molti ruoli, ma non quello di terzino destro.

Con Tedesco gli esperimenti sono stati molteplici: centrale difensivo di una linea a tre, seconda punta, mezzala, mediano di rottura, doble pivote con Goretkza tanto a due come a tre a centrocampo.

Tutti questi ruoli sono stati svolti con grande attenzione e diligenza, fornendo al coach di Rossano un’importante arma tattica con cui variare l’impostazione della squadra senza dover per forza effettuare cambi.

Meglio comunque non lasciare spazio a fraintendimenti Weston McKennie è un centrocampista abile sia in un reparto a tre che due, ma con inclinazioni difensive, sebbene possa dimostrarsi utile anche in fase offensiva.

Nel visionarlo salta all’occhio l’enorme mole di lavoro sporco effettuato, grande capacità di pressare e braccare il portatore di palla e di riconquista della sfera tramite contrasto, ma anche letture delle linee di passaggio, indice di una comprensione del gioco già notevole a prescindere dalla giovane età.

Istinto e senso della posizione si evidenziano anche nella capacità di scegliere discretamente i tempi dei raddoppi e di proteggere la difesa in caso di pericolo, come marcature perse o rimorchi in arrivo alle spalle dei difensori.

Una delle “mosse” preferite del giovane texano è quella di lasciare un’opzione di passaggio aperta al portatore di palla per poi aggredire la linea di passaggio obbligata, tanto sulla traiettoria della palla che sulla ricezione dell’uomo. Rischioso, ma frutta delle ghiotte opportunità in ripartenza e transizione.

Weston è in grado di sfruttare palla al piede queste situazioni, mangiandosi bene il campo e tenendo molto bene i contrasti spalla a spalla, anche se tende a preferire una costruzione verticale semplice verso gli avanti, da vero e proprio ripulitore di palloni, visto che la sua conduzione seppur efficace risulta poco elegante e controllata.

Il passaggio pare l’aspetto più sottovalutato del suo gioco, nonostante una buona capacità tecnica McKennie tende a scegliere opzioni di gioco piuttosto scolastiche e sicure, risultando piuttosto facile da interpretare per gli avversari, specialmente a difesa schierata.

Negli ultimi venti metri di campo il nativo di Little Elm si vede poco, ad oggi non ha gran confidenza con la rete, anche se sa farsi valere sulle palle inattive grazie alla notevole elevazione e al tempismo, ma non sono le reti ciò che gli si chiede.

Evoluzione

Negli ultimi anni la confusione nella gestione del club della Ruhr poteva far arenare il giovane statunitense nei continui spostamenti fra un ruolo e un altro e sopratutto nella mancanza di un riferimento affidabile a fargli da guida, tuttavia Weston si è dimostrato un eccellente lavoratore migliorandosi e mettendo sempre grande garra ed impegno.

Le statistiche ci indicano che i numeri attuali di McKennie sono paragonabili a quelli di un giocatore di grande esperienza e efficacia come il frangiflutti Luis Gustavo (OM), ma anche numeri paragonabili al geometra interista Marcelo Brozovic o allo spagnolo Fabián Ruiz, tre giocatori molto diversi da loro per attitudini, compiti e contesti tattico che possono dare una buona idea della potenziale completezza di questo centrocampista.

Non aspettiamoci però l’estro di un Pogba, i gol di un Vidal o il playmaking di De Bruyne, non oggi almeno.

Oggi le prospettive di McKennie sono quelle di un giocatore che almeno nel breve periodo avrà bisogno di essere completato e coadiuvato in fase di possesso e offensiva, ma che già ad oggi apporta un bagaglio di energia, di elettricità ed entusiasmo in fase di non possesso importanti a più livelli.

Il minimo che si può immaginare da un ragazzo con questo potenziale è la trasformazione in un centrocampista adatto ad un club di alto livello con un gioco impostato sul Gegenpressing e sulla pressione asfissiante dell’avversario, Wijnaldum, oggi a Liverpool, è un profilo che lo può ricordare molto.

Tuttavia qualora Weston fosse in grado di lavorare sui propri difetti (esplosività, personalità in fase di costruzione e inserimenti offensivi) siamo di fronte ad un potenziale giocatore box to box di altissimo profilo.

Vestito di bianconero

Non abbiamo ancora la certezza che l’acquisizione del centrocampista dello Schalke sia completa, per cui il condizionale è ancora d’obbligo.

Un eventuale approdo alla corte di Andrea Pirlo rappresenterebbe una addizione interessante sotto molteplici aspetti.

Innanzitutto significherebbe un ritorno ad un mercato fatto di idee e ricerca, non più occasioni e strade già battute da altri, non dimentichiamo che il principio di questi nove anni di successi sono stati si gli arrivi di Conte in panchina e Pirlo nel mezzo, ma anche la capacità di andare a pescare profili meno pubblicizzati come era Arturo Vidal.

Il texano porterebbe in dote grande entusiasmo, dinamismo, fisicità e capacità di copertura al nostro centrocampo, ricco di fiorettisti, ma sprovvisto di sciabolatori.

McKennie potrebbe rappresentare una soluzione alla reticenza al pressing di Cristiano, anche se tende a giocare più a destra che a sinistra pur essendo quasi ambidestro, potrebbe liberare il neo acquisto Arthur da compiti di copertura ed interdizione.

Non sarà il giocatore che da solo cambia il valore della nostra rosa, ma è un grande lavoratore, giovane, affamato e dotato di caratteristiche funzionali a colmare alcune lacune del nostro reparto mediano, sarebbe quindi una acquisizione opportuna ed intelligente, sopratutto alle condizioni di cui si legge sui giornali.

Aldilà delle considerazioni tattiche e tecniche dovremo pur tener conto che la Juventus F.C. è anche una S.p.a. che brama sempre conquistare nuove fette di mercato ed attrarre interesse. Gli Stati Uniti hanno risposto alla grande quando fu preso Cristiano Ronaldo, inserire nella nostra rosa un figlio dello stato della stella solitaria, per di più guidato da una leggenda come Pirlo farebbe sicuramente impennare ulteriormente la considerazione del brand bianconero oltreoceano.

Concludendo l’eventuale acquisto di questo giovane dello Schalke risponde a logiche técnico, tattiche e commerciali studiate ed intelligenti, probabilmente siamo stati presi di sorpresa sopratutto perché mi pare incredibile che a Gelsenkirchen se ne vogliano privare senza massimizzarne potenziale e ricavo, ma anche perché molti davamo per scontata la presenza della longa manus di Bayern, per riunire la fortunata coppia con Leon Goretzka, o Klopp sempre alla ricerca di animali da gegenpressing.

Qualora questo acquisto si concretizzi sono convinto che abbiamo preso in casa un mastino di razza, un cucciolone di Rottweiler, magari un po’ timido, ma che se addestrato e cresciuto con i giusti insegnamenti può rendere la nostra casa molto, ma molto sicura.

Stefano Follador

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