#RawDiamonds

#RawDiamonds: Donyell Malen

Continua incessante il casting per il possessore della maglia numero 9 della Juventus F.C.

Tra improbabili ritorni di fiamma e attempati filibustieri delle aree di rigore si è fatto il nome di un giovane virgulto arancione tulipano, reduce da una annata più che positiva in quel di Eindhoven.

Per lui 25 presenze totali, con 17 reti e 9 assist, ma con la nota dolente del grave infortunio al ginocchio sinistro, con la stagione finita a marzo.

Nonostante i fisiologici dubbi sul recupero da per lui l’onnipresente Mino Raiola, califfo del mercato in uscita dall’Olanda, che tende a non spendersi troppo se non ne vale la pena.

Biografia

Donyell Malen nasce a Wieringen, piccolo comune dell’Olanda settentrionale il 19 gennaio 1999. È figlio di Robert, ex calciatore a livello giovanile della selezione del Suriname, e di Mariska Manshanden.

Il giovane Donyell si nota a Wieringen e non solo perché è uno dei pochi non biondi e color latte nel piccolo comune affacciato sul mare, ma soprattutto per una precoce abilità con il pallone fra i piedi notevole.

Se ne accorgono qualche kilometri più a sud, ad Amsterdam, sponda Ajax, dove notoriamente qualche talento lo sanno scovare e far crescere.

Il piccolo Malen a 8 anni veste per la prima volta la maglia dei lancieri.

Lo farà dal 2007 al 2015, condividendo lo spogliatoio pure con il nostro De Ligt, con cui ha ancora una buona amicizia.

Tutto procede a gonfie vele, con ottimi numeri e una crescita continua sia con il club che con le giovanili Orange, al punto che bussa alla sua porta un secondo club con un notevole feeling con il talento: l’Arsenal.

I Gunners mettono sul piatto tutto il fascino ed il carisma della Premier League e sopratutto progettano di fare di Donyell il nuovo Thierry Henry, idolo del giovane olandese. Gli ajacidi si mettono di traverso, facendo resistenza, ma alla fine il giovane Malen, accompagnato dalla madre, prenderà la residenza dalle parti del nuovo Highbury, con enormi aspettative sportive ed i sogni di un ragazzino.

A Londra però le cose non vanno come previsto.

L’impatto con l’Inghilterra non è dei migliori, ma i numeri del giovane olandese non sono male, tuttavia Donyell non riesce a mettere in campo il suo talento con continuità, probabilmente sfiancato dalla pressione e dalle aspettative, sia da parte del club che da parte propria.

La società trova che la mancanza di crescita di statura del nativo di Wieringen sia un ostacolo difficilmente superabile per potersi affermare ad alto livello.

Nonostante questo Malen riesce pure ad esordire in amichevole contro il Sydney F.C., ma poco meno di un mese dopo la dirigenza dei Gunners incassa un’assegnazione da 600mila euro e piazza Donyell su un aereo di ritorno per l’Olanda.

A North London però l’operazione Malen non passa inosservata. Molti tifosi infatti sono decisamente contrariati dalla scelta della società di cedere per il corrispettivo calcistico di un tozzo di pane un ragazzo che aveva avuto una crescita meno vertiginosa di quanto atteso, ma che senza dubbio portava in dote un talento evidente. Si arrivò addirittura ad additare la cessione del giovane tulipano come una scelta peggiore che aver venduto la stella Alexis Sánchez ai rivali del Manchester United. Probabilmente un’esagerazione all’epoca, ma forse non un paio d’anni più tardi.

Con sorpresa chi ha staccato il famigerato assegno per il giovane centravanti non è la casa madre Ajax, ma i rivali di sempre del PSV Eindhoven, probabilmente memori delle brutte giornate che quel demonio di Wieringen aveva fatto passare loro in passato.

Ad Eindhoven Donyell trova una situazione più rilassata e adatta alle sue caratteristiche tecniche, cresce qualche centimetro e lasci definitivamente l’idea di giocare ala, anche se il primo anno da professionista lo spenderà alla sinistra del centravanti De Jong.

Oltretutto la motivazione nel voler smentire la dirigenza inglese è enorme e si traduce in un rendimento sotto porta notevolmente migliorato.

Il primo semestre del 17/18 Malen lo spende allo Jong PSV in Eerste Divisie, ma dopo 13 reti in 22 presenze risulta chiaro ai quadri societari che il ragazzo può crescere meglio se aggregato alla rosa della prima squadra, dove scenderà in campo quattro volte, pur senza incidere.

Nella stagione successiva, sotto la guida dell’ex centrocampista della nazionale Mark van Bommel, Malen inizia a essere un fattore importante per i biancorossi.

La squadra gira bene e segna molto. De Jong, neo giustiziere dell’Inter in finale di Europa League, metterà a segno 32 reti in stagione. Il giovane Donyell gioca parecchio, 31 presenze condite da 10 reti e 5 assist, non male per un diciottenne in soli 962 minuti di gioco.

Le prestazioni del nazionale olandese sono così buone che convincono la dirigenza a dargli fiducia. De Jong viene ceduto al Siviglia e Malen è il nuovo numero 9 e centravanti titolare del club di Eindhoven.

Il ragazzo risponde alla grande e parte a razzo, dieci reti nelle prime dieci presenze, una cinquina rifilata al Vitesse e il debutto in nazionale con la rete alla Germania.

Insomma una favola. Almeno finché il ginocchio non fa crack, chiudendo la stagione di Malen e l’esperienza sulla panchina del Philips Stadium di Van Bommel, infatti senza il suo centravanti il PSV entra in una spirale negativa di risultati che porteranno a due cambi di guida tecnica.

L’infortunio è stato giustificato come una normale operazione di pulizia al ginocchio, suscitando più di qualche dubbio, vista la spiegazione nebulosa, ma Donyell assicura di essere a poche settimane dal poter scendere in campo nuovamente e di non avere nessun problema cronico da dover affrontare.

Caratteristiche tecniche

Malen è una punta moderna, non certo l’archetipo del numero nove stile panzer, ma un profilo tecnicamente dotato, molto mobile e in grado di svariare se necessario su tutto il fronte d’attacco.

Fisicamente è un calciatore di 1.79, compatto, già ben formato muscolarmente, atleticamente eccellente, tanto in accelerazione che in elevazione. Ciò che in realtà colpisce della fisicità di Donyell non è tanto la sua qualità, ma quanto egli riesca a renderla efficace, ragionamento che possiamo applicare anche alle qualità tecniche.

É veloce, ma sopratutto capisce mezzo secondo in anticipo quando muoversi, bruciando spesso sul primo passo il diretto avversario.

Sa saltare e colpire bene di testa, pur non essendo un colosso, sopratutto perché ha un ottimo istinto per prevedere dove andrà il pallone.

Nei contrasti non cede contro avversari più massicci, tanto in fase di possesso che difensiva o di pressing.

Tutto merito di una sensibilità o intelligenza posizionale veramente elevata. Ogni accelerazione e movimento senza palla viene portato con una eccellente interpretazione degli spazi e della posizione dei difensori. La posizione del corpo è sovente la migliore possibile per tagliare fuori il marcatore e prendere un vantaggio, tant’è che spesso pare sia cosparso di sapone o qualche strano olio visto che i difensori si trovano in difficoltà anche nel braccarlo per commettere fallo.

Senza palla è un vero incubo per la linea difensiva. Si muove senza soluzione di continuità, chiamando la profondità incessantemente e cercando di eludere il fuorigioco in maniera costante. Questi movimenti non sono solo utili a creare spazio per se o per i compagni, ma tengono la difesa in costante agitazione, rendendola più propensa all’errore, grazie all’elettricità dei movimenti di Donyell.

Molti dei suoi compagni di squadra hanno potuto beneficiare di questo meccanismo, basta guardare i numeri stagionali di Bergwjin, Dumfries, Gakpo ed Ihattarean, probabilmente mai così buoni.

Tecnicamente Donyell è un prodotto di scuola Ajax ed Arsenal, per cui club dove la preparazione tecnica deve essere di prim’ordine. In questo Malen non fa eccezione.

Pur essendo prevalentemente destrorso utilizza discretamente bene anche il mancino.

Ottima capacità di conduzione della palla in velocità e buona propensione al dribbling.

Ama cercare l’assist per i compagni, specialmente giocando di sponda al centro dell’attacco, anche se a volte indugia nella ricerca del colpo ad effetto, segnale di personalità, ma anche di una certa supponenza.

Buon lettore di gioco anche quando si allarga sulla fascia, sa andare al cross con buona precisione e interpretare bene i movimenti dei compagni.

Malen ama andare al tiro, anzi talvolta dovrebbe limitare un po’ la sindrome da bombardiere e selezionare maggiormente le conclusioni verso la porta. Il fondamentale comunque è di buon livello, con entrambi i piedi, anche da fuori area dove ha dimostrato di poter caricare il destro in spazi e tempi ristretti, trovando comunque una buona potenza e precisione. Anche in questo frangente l’impressione è che l’efficacia sia data tanto dalla bontà tecnica del giocatore che dall’innata capacità di saper prendere il tempo agli avversari. Pochi decimi di secondo che fanno la differenza fra un pallone respinto e la palla in fondo al sacco. Inoltre nell’ultimo anno ha dimostrato di aver migliorato la freddezza di fronte all’estremo difensore avversario, riuscendo ad eliminare certi errori dovuti alla frenesia di concludere a rete.

Lavoratore molto buono, non ha mai dato l’impressione di essere una testa calda, anzi. Thierry Henry, idolo e mentore nell’under18 londinese ne ha elogiato l’etica del lavoro e la predisposizione all’apprendimento, profetizzando un futuro ad alto livello per lui.

Evoluzione

Sorprendentemente per essere un calciatore già titolare di un club di discreta importanza come il PSV e parte del gruppo nazionale olandese Donyell Malen ha buoni margini di miglioramento.

Se da giovanissimo il suo sogno era diventare una sorta di alter ego di Thierry Henry, lo sviluppo del suo gioco lo sta portando verso una veste meno elegante e raffinata dell’interpretazione del ruolo di puntero, puntando più su una capacità velenosa di attaccare lo spazio, istinto ed una elettricità rara fra i giocatori di buona cifra tecnica.

Il francese, ovviamente, è stato uno dei giocatori migliori della sua generazione per cui il paragone sembra blasfemo, ma come modello di ispirazione ha saputo trasmettere in prima persona, come collaboratore tecnico dell’u18 dell’Arsenal, alcune preziose indicazioni.

La capacità di calcio e sopratutto il destro rasoterra sul portiere in uscita sono due “signature moves” dello storico numero 14 che Donyell ha cercato di interiorizzare e fare proprie con discreto successo.

Henry ha dichiarato che vede nel giovane olandese una certa sua tendenza e capacità nell’isolare il diretto marcatore con i movimenti senza palla per poi costringerlo ad un 1vs1.

Nonostante l’insegnamento diretto della leggenda dei Gunners credo che le similitudini terminino qui.

L’evoluzione di Malen è infatti differente.

La fisicità, la velocità e le capacità tecniche lo rendono un possibile erede di quel filone di prime punte moderne molto apprezzate, come Sterling o Manè.

L’Arsenal lo rivorrebbe anche nell’ottica di sostituzione di Aubameyang.

In effetti i profili elencati sono le possibili pietre di paragone per un ragazzo che ha dimostrato di poter stare tranquillamente nel calcio che conta.

Tuttavia come tutti anche Malen dovrà lavorare per limitare alcuni difetti: il lavoro difensivo è senza dubbio insufficiente, la capacità di pressare è deficitaria, i duelli aerei sono una nota dolente e va migliorata la capacità decisionale, sopratutto quando si tratta di andare alla conclusione.

Tanto lavoro, perché il calcio moderno alle punte chiede le reti, ma chiede anche la funzionalità e la capacità di migliorare i compagni, qualità necessarie se si vuole fare la differenza in un top club.

Vestito di bianconero

Le voci di mercato parlano di una Juventus interessata a Donyell.

Personalmente prediligo un’ipotesi di questo genere piuttosto che l’ingaggio di un campione affermato con qualche cartuccia da sparare e dall’ingaggio pesante.

Malen è un giocatore con grande potenziale, estremamente moderno e con discreti margini di crescita, utile da subito, ma non così ingombrante da non accettare un minutaggio ridotto.

La tecnica, il frenetico movimento senza palla e la velenosità in area me lo fanno piacere molto, anche considerata la valutazione tutto sommato accessibile di mercato (sui 35 milioni di euro), l’età e la personalità professionale e da lavoratore.

I dubbi però si palesano nel momento in cui consideriamo il suo ginocchio sinistro operato. Siamo in un momento storico in cui abbiamo bruciato i bonus e il gap accumulato sulla concorrenza negli ultimi nove anni, possiamo permetterci di acquisire un altro lungo degente, magari con propensione agli infortuni?

Purtroppo non lo possiamo fare, per cui un’approdo a Torino, a mio avviso, deve essere subordinato a delle garanzie sulla tenuta fisica.

Per quanto riguarda la coesistenza con le nostre stelle Dybala e Ronaldo?

Certe previsioni sono difficili da fare, ma Malen ha dimostrato di saper giocare meglio quando circondato da giocatori tecnicamente superiori ed intelligenti. Credo che i nostri numeri 10 e 7 rispondano a questo identikit.

Probabilmente molti si attendono un centravanti più strutturato fisicamente da usare come boa, ma il giovane di Wieringen ha dimostrato di riuscire a dominare il centro dell’attacco con un approccio più tecnico/cerebrale e meno di potenza, pur non perdendo in efficacia realizzativa e in capacità di riempimento dell’area.

Le sue caratteristiche dinamiche e tecniche lo rendono adatto alla Juventus che vorremo, fatta di velocità, di scambi fitti rasoterra e di baricentro alto a soffocare gli avversari, sfruttandone gli errori e andando in porta con velocità e cinismo.

Il punto è: saremo in grado di trasformarci in questo tipo di squadra quest’anno? Sapremo essere migliori della soporifera versione Sarriana o della interpretazione attendista, sebbene efficace, dell’ultimo Allegri?

Questi interrogativi passano dalla gestione tecnica e dal mercato che speriamo ci possa portare una Juventus nuova, entusiasta e affamata.

In questa nuova Juventus il vigore e le capacità tecniche di questo allievo di Thierry Henry potrebbero trovare un posto privilegiato e divenire punto cardine per l’epoca post CR7 che anno dopo anno si avvicina inesorabilmente.

Stefano Follador

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